Attualità
12 Settembre 2026
Il fondatore replica allo stop di Palazzo municipale e chiarisce il contenzioso da 5mila euro

Ferrara Film Festival, Law replica al Comune: “Nessuna azione legale”

di Elena Coatti | 4 min

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Nessuna azione legale. Massimiliano Stroscio, fondatore del Ferrara Film Festival conosciuto come Maximilian Law, spegne sul nascere l’ipotesi di uno scontro nelle aule di tribunale dopo aver definito “diffamatorio”, in un commento su Facebook, l’articolo del Resto del Carlino che raccontava la decisione del Comune di Ferrara di interrompere i rapporti con la manifestazione.

“Non vogliamo incolpare nessuno e non intraprenderemo azioni legali”, chiarisce ora Law a Estense.com. Il tono resta critico, ma l’intenzione dichiarata è un’altra: “Vogliamo mantenere serenità e cooperazione assoluta. Però c’è un limite a tutto. Quando uno cerca di cooperare e lavorare in trasparenza e ritiene che vengano date informazioni decontestualizzate o incomplete, una risposta diventa doverosa”.

Per capire la replica bisogna fare un passo indietro.

L’amministrazione comunale ha comunicato la volontà di interrompere ogni rapporto di collaborazione economica e organizzativa con il Ferrara Film Festival. Nella comunicazione indirizzata al fondatore, l’assessore alla Cultura Marco Gulinelli ha richiamato, da una parte, “numerose segnalazioni” relative al mancato pagamento negli anni di fornitori locali e, dall’altra, un’ingiunzione di pignoramento pervenuta via Pec anche al Comune e alla Regione.

È su questi due punti che Law prova ora a fornire la propria ricostruzione, distinguendo nettamente le due vicende.

Sul pignoramento, il fondatore sostiene che non si tratti di un problema emerso improvvisamente, ma di un contenzioso già noto e aperto da circa due anni. Secondo quanto riportato nel comunicato diffuso dal Festival, la vicenda risalirebbe all’edizione 2023 e riguarderebbe le spese di una mostra d’arte che, sempre secondo la ricostruzione dell’organizzazione, avrebbero dovuto essere coperte da uno sponsor, Oro Puro Caffè.

Law quantifica il contenzioso in 5mila euro, comprese le spese legali, e sostiene che la società coinvolta abbia successivamente dichiarato fallimento. La pratica, fa sapere il Festival, è seguita da un legale.

“Qualora il recupero del credito non andasse a buon fine, il Festival si prenderà l’onere di saldare il conto – afferma Law -. Si devono attendere i tempi della giustizia. Non è elusione: è rispetto della legge”.

Diverso, secondo il fondatore, è il capitolo relativo ai fornitori richiamato dal Comune. Nel comunicato il Festival precisa infatti che le segnalazioni sui presunti mancati pagamenti “non hanno alcun collegamento” con il contenzioso da 5mila euro.

La replica, tuttavia, non sostiene che nel corso degli anni non vi siano mai state difficoltà nei rapporti economici con i fornitori. L’organizzazione parla espressamente di “piani di rientro già attuati in passato” e lega queste difficoltà anche ai tempi con cui vengono materialmente erogati i contributi pubblici.

“Chi organizza una manifestazione culturale in Italia sa che i fondi pubblici, quando arrivano, giungono spesso a mesi di distanza dalla conclusione dell’evento – sostiene Law . In quella attesa si lavora, si media, si onorano gli impegni con i mezzi disponibili. Così abbiamo sempre operato”.

Il fondatore afferma inoltre di essere intervenuto personalmente con risorse proprie per sostenere economicamente la manifestazione. Parla di “svariate decine di migliaia di euro” messe di tasca propria e attribuisce parte delle difficoltà anche a “collaboratori e sinergie rivelatesi inaffidabili”. Si tratta, anche in questo caso, della ricostruzione fornita dallo stesso Law.

Più che annunciare una battaglia giudiziaria, dunque, Stroscio presenta la sua risposta come “un appello alla città”. “In dieci anni ho messo impegno e faccia – dice -. Non vogliamo incolpare nessuno, ma spesso sono stato trattato o dato per scontato. Abbiamo fatto tanto per questa città”.

E non contesta al Comune il diritto di prendere le distanze dalla manifestazione. “È sacrosanto dovere dell’amministrazione tutelarsi e tutelare la propria reputazione”, afferma, chiedendo però che lo stesso criterio venga applicato “in maniera coerente” anche alle altre manifestazioni che portano il nome di Ferrara.

Una cosa, intanto, Law la esclude: che la decisione del Comune significhi automaticamente la fine del Ferrara Film Festival. “Continuiamo a lavorare al Festival, e vogliamo farlo ad alto livello”, assicura. L’organizzazione parla di una fase di “riassetto” e dice di voler mantenere aperte le porte a professionisti, imprese ed enti disponibili a collaborare.

Resta quindi uno strappo netto con Palazzo Municipale, ma non – almeno nelle intenzioni del fondatore – la parola fine sulla manifestazione. Ed è alla città che Law affida l’ultima domanda: “Dopo dieci anni di impegno costante, faticoso e spesso solitario, il Ferrara Film Festival merita questo trattamento? Lo volete ancora questo Festival?”.

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