Salute
12 Settembre 2026
Dalla Terapia Intensiva alla pediatria, diagnosi precoce, prevenzione delle infezioni e lavoro di squadra sono decisivi. Nel Ferrarese i casi pediatrici sono rari, ma richiedono interventi tempestivi

Sepsi, riconoscerla in tempo può salvare una vita

di Redazione | 5 min

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La Giornata Mondiale della Lotta alla Sepsi rappresenta un importante momento di sensibilizzazione su una delle condizioni più gravi e complesse che il sistema sanitario è chiamato ad affrontare.

Si tratta di una condizione potenzialmente letale causata da una risposta disregolata dell’organismo a un’infezione, associata a disfunzione d’organo. La sua evoluzione può essere rapida, imprevedibile e, nei casi più gravi, può condurre allo shock settico.  Per questo motivo la sepsi deve essere considerata una vera emergenza clinica, nella quale il riconoscimento tempestivo e l’inizio precoce di un trattamento appropriato possono influenzare in modo determinante l’esito del paziente. La lotta alla sepsi inizia prima che la sepsi si manifesti. La prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza rappresenta una componente essenziale della sicurezza del paziente.

LA SEPSI IN TERAPIA INTENSIVA. Igiene delle mani, corretta gestione dei cateteri vascolari e urinari, appropriatezza nell’utilizzo dei dispositivi invasivi, tecniche asettiche, prevenzione delle polmoniti associate alla ventilazione e applicazione dei protocolli di prevenzione costituiscono strumenti fondamentali. Ogni dispositivo invasivo deve essere utilizzato quando necessario, gestito correttamente e rimosso non appena non sia più indispensabile.

La Terapia Intensiva rappresenta uno dei luoghi principali in cui vengono trattati i pazienti con sepsi grave e shock settico. In questo ambiente vengono accolte persone con una o più insufficienze d’organo, spesso in condizioni di estrema vulnerabilità e frequentemente affette da patologie concomitanti.

Il paziente settico può presentare alterazioni a carico di diversi organi e apparati: sistema cardiovascolare, apparato respiratorio, rene, fegato, sistema nervoso e sistema emocoagulativo possono essere coinvolti contemporaneamente. La complessità di questi pazienti richiede un monitoraggio continuo, una valutazione clinica dinamica e la capacità di modificare rapidamente il trattamento sulla base dell’evoluzione delle condizioni cliniche.

In Terapia Intensiva, quindi, la gestione della sepsi non consiste in un singolo intervento, ma in un percorso assistenziale complesso e multidisciplinare, nel quale diagnosi, trattamento, monitoraggio e rivalutazione sono strettamente interconnessi. Uno degli aspetti fondamentali è la tempestività. Il deterioramento di un paziente può avvenire in un arco di tempo molto breve. Non esiste un unico segno capace di identificare da solo tutti i pazienti con sepsi. La diagnosi richiede ragionamento clinico, valutazione globale e rivalutazione continua.

Riconoscere precocemente il possibile quadro settico significa quindi prestare attenzione non soltanto ai valori numerici dei monitor e degli esami di laboratorio, ma soprattutto alla loro evoluzione nel tempo. La gestione del paziente settico comprende inoltre il supporto delle funzioni d’organo compromesse.

LA SEPSI IN CAMPO PEDIATRICO. L’incidenza della Sepsi in campo pediatrico è, per l’Italia, di circa 1-4 casi ogni 1000 bambini, ed è gravata da una elevata mortalità, che si concentra in genere nelle prime 24-48 ore dalla comparsa dei sintomi. Per questo il riconoscimento precoce dei sintomi (letargia, irritabilità, inappetenza, sudorazione, alterazioni della temperatura, della diuresi, della frequenza respiratoria e cardiaca e della pressione arteriosa) è molto importante, quanto difficile nelle fasce più piccole della popolazione pediatrica. Fondamentale è iniziare una terapia antibiotica a largo spettro entro 3 ore dalla presenza dei sintomi suddetti, tempo oltre il quale la mortalità tende ad aumentare fino a 3 volte. La precocità della diagnosi e delle cure migliora drasticamente la sopravvivenza, ma nei bimbi clinicamente guariti possono rimanere deficit attentivi, calo del rendimento scolastico e disturbo post traumatico da stress in circa il 30% dei casi, anche dopo 90 giorni dalla dimissione ospedaliera.

Nella realtà ferrarese, la Sepsi pediatrica è fortunatamente un evento raro, che ha principalmente genesi addominale (da quadri peritonitici) o respiratoria (polmoniti), con prognosi fortunatamente buona se le cure sono precoci. Molto grave, e legata a prognosi generalmente infausta, è la forma meningoencefalitica batterica fulminante. Si tratta di una forma fortunatamente rara.

GESTIONE DEL PAZIENTE: UN LAVORO DI SQUADRA. Medici, infermieri, operatori sanitari, microbiologi, farmacisti, fisioterapisti, nutrizionisti, professionisti della prevenzione e tutte le figure coinvolte nel percorso assistenziale contribuiscono al raggiungimento dello stesso obiettivo. Ogni professionista porta una competenza diversa, ma tutte devono integrarsi. La comunicazione tra professionisti, la condivisione delle informazioni, la formazione continua e l’utilizzo di procedure e percorsi assistenziali condivisi sono strumenti fondamentali per migliorare la sicurezza e la qualità delle cure. In Terapia Intensiva, dove le condizioni possono cambiare in pochi minuti, lavorare insieme non è soltanto una scelta organizzativa: è parte integrante della cura.

Nella gestione della sepsi, il ruolo dell’infermiere di Terapia Intensiva è fondamentale. Questa figura professionale è costantemente al fianco del paziente e contribuisce in maniera determinante all’identificazione precoce dei cambiamenti clinici. L’osservazione continua permette di cogliere modificazioni che possono precedere un evidente peggioramento. L’infermiere partecipa inoltre alla gestione dei dispositivi invasivi, alla prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza, alla somministrazione sicura delle terapie, al monitoraggio degli effetti dei trattamenti e alla comunicazione tempestiva delle informazioni all’équipe. In un paziente critico, osservare significa prendersi cura, ma significa anche prevenire e anticipare il peggioramento.

Il medico intensivista coordina il processo diagnostico e terapeutico, integrando dati clinici, microbiologici, laboratoristici e strumentali. La gestione richiede decisioni spesso complesse. La sepsi richiede quindi non soltanto conoscenze scientifiche aggiornate, ma anche capacità di rivalutazione, adattamento e lavoro di squadra.

L’ANTIMICROBIAL STEWARDSHIP. Un altro elemento fondamentale nella lotta alla sepsi è l’uso appropriato degli antimicrobici. Trattare tempestivamente un’infezione grave è essenziale, ma altrettanto importante è evitare l’utilizzo non necessario o prolungato di antibiotici. L’antimicrobial stewardship mira a garantire al paziente il farmaco più appropriato, alla dose corretta, per il tempo necessario e sulla base delle informazioni cliniche e microbiologiche disponibili. Questo approccio contribuisce non soltanto alla cura del singolo paziente, ma anche al contrasto dell’antimicrobico-resistenza, una delle grandi sfide della medicina contemporanea.

LA SEPSI DOPO LA TERAPIA INTENSIVA. La sopravvivenza alla sepsi non rappresenta sempre la conclusione del percorso. Dopo una malattia critica, alcuni pazienti possono andare incontro a conseguenze fisiche, cognitive e psicologiche che persistono anche dopo la dimissione dalla Terapia Intensiva e dall’ospedale. Debolezza muscolare, difficoltà nelle attività quotidiane, disturbi del sonno, alterazioni cognitive, ansia, depressione e sintomi compatibili con stress post-traumatico possono influenzare significativamente la qualità di vita. Per questo motivo la cura di questi pazienti deve guardare oltre la fase acuta. Il recupero richiede spesso un percorso multidisciplinare che coinvolga fisioterapia, nutrizione, riabilitazione, supporto psicologico e continuità assistenziale.

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