Economia e Lavoro
10 Settembre 2026
Stefano, nato e vissuto a Ferrara, lavorò dieci anni in Berco dove subì la stessa sorte che ora gli viene ripresentata in Coperion

Coperion, la testimonianza: “Un muro di gomma dalla proprietà”

di Redazione | 3 min

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di Tommaso Piacentini

“Io sono qui da 4 anni. Avrei festeggiato volentieri i miei 4 anni a fine anno”. Stefano Salatini, nato e cresciuto a Ferrara, è da quasi un lustro responsabile acquisti e logistica dell’impresa Coperion, ha una famiglia a carico e, prima che l’azienda annunciasse il licenziamento collettivo, aspirava a mantenere un posto di lavoro nella propria città natale: “Finalmente dopo tanti viaggi in giro per il mondo e nelle altre province – ho lavorato a Modena, Bologna, Rovigo, Padova -, mi sono detto: “Finalmente torno a Ferrara!”. Invece ci tolgono anche questa opportunità”. 

Vicino ai suoi colleghi, in presidio davanti all’azienda, un sorriso amaro ritaglia nel suo viso la consapevolezza che un’opportunità simile gli era già stata negata, quando dopo 10 anni di lavoro in Berco dovette subire la stessa sorte che ora gli viene ripresentata in Coperion: “Ho vissuto la prima grande ristrutturazione di Berco, ho lavorato 10 anni ed è stata la mia prima lunga esperienza, quella che mi ha formato di più. Poi è arrivata la grande ristrutturazione, con Lucia Morselli che era riuscita a dare all’azienda una forma moderna, con conti in regola e un duro lavoro”. 

“Per noi l’azienda era tornata a ripristinare le vecchie abitudini, poi però in tanti ce ne siamo dovuti andare con la speranza delusa di una nuova Berco” ha dichiarato Salatini, che tra le preoccupanti similitudini tra le due vicende, ha individuato una grande differenza: “In Berco la speranza è ancora viva: non ha più i 3mila dipendenti che aveva un tempo, ha chiuso stabilimenti in giro, però è viva. Qui non ci hanno dato nemmeno la possibilità di essere comprati da altri”.

Un doppio sconforto, quello di Stefano, che ad oggi sulla questione Coperion esprime incredulità: “Vediamo un muro di gomma da parte della proprietà, vediamo che hanno già preso la decisione e al momento, dopo diverse promesse e annunci, tornano sempre alle stesse posizioni. Non vogliono sospendere il licenziamento collettivo e abbiamo una spada di Damocle in testa”.

“Hanno posto paletti all’attività di un’eventuale advisor – ha proseguito Stefano -, dovevano dare il mandato a questo presunto advisor entro la settimana scorsa ma non è arrivato nulla e, comunque, un advisor si troverebbe a non poter cercare potenziali acquirenti che diventino potenziali competitor. Allora mi chiedo: se uno vuole comprare un’azienda che produce impianti, cosa vorrà mai fare? Produrre impianti, quindi diventa competitor per forza”. 

Un ulteriore smacco è quello della lettera ricevuta il giorno prima dello sciopero: “Ieri abbiamo ricevuto una lettera il cui tono è stato percepito da tutti come molto ‘legalese’ e un po’ come una minaccia. Se sia stato volontario o no evito di commentare, però il tempismo è stato avvertito da tutti come un tentativo di far venire meno gente ma ha ottenuto l’effetto opposto. Siamo di più anche per questo”. 

Sul contenuto della lettera, Stefano ricorda: “In generale ci raccomandava di comportarci secondo quelle che sono le regole e le normative, perché siamo ancora dipendenti”. 

“Lo sappiamo bene che siamo ancora dipendenti – è la risposta di Stefano e dei suoi colleghi -, e la nostra professionalità non verrà mai meno fino all’ultimo giorno. Ma noi vorremmo continuare ad essere dipendenti, questa è la differenza”. 

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