Economia e Lavoro
9 Settembre 2026
Al fianco dei lavoratori che hanno deciso di incrociare le braccia, tutte le firme sindacali, Cgil, Cisl e Uil, ma anche il vicesindaco Balboni e il consigliere regionale Paolo Calvano

Sciopero Coperion. Lavoratori, sindacati e istituzioni insieme per chiedere il ritiro dei licenziamenti

di Redazione | 4 min

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“Siamo qui perché chiediamo il ritiro della procedura di licenziamento e l’affidamento ad un advisor per la cessione dell’attività”. Lo descrivono come un fulmine a ciel sereno Alessandra Gaiardi e Silvia Montagnoli, rispettivamente segretaria e funzionaria Filcams Cgil, quel 20 di luglio, quando la multinazionale Coperion srl comunicava ai suoi 80 dipendenti l’avvio della procedura di licenziamento collettivo e la cessazione dell’attività in Italia.

Un fulmine che non è passato inosservato e il cui tuono ha scosso le fondamenta dei palazzi istituzionali: per prima la residenza municipale, che ha approvato il 28 luglio una mozione bipartisan per sollecitare la sospensione della procedura di licenziamento; poi la sede di viale Aldo Moro a Bologna, il palazzo della Regione, che il 3 agosto ha partecipato al tavolo di salvaguardia, ottenendo, di concerto con i sindacati, la proroga delle attività fino a marzo 2027. Ma all’incontro con le sigle sindacali Coperion non molla: i licenziamenti non vengono ritirati.

Il primo settembre l’azienda conferma: nessun ritiro dei licenziamenti, nessuna proroga dei tempi per trovare una soluzione alternativa, nessun mandato formale a un advisor. I lavoratori, sconfortati dall’ennesima porta chiusa, proclamano lo sciopero e il presidio davanti ai cancelli aziendali. Un presidio, quello tenutosi ieri mattina (9 settembre), a cui non sono mancati tutti quei soggetti che hanno fatto e stanno facendo di tutto per scongiurare il peggio.

Presenti, al fianco dei lavoratori che hanno deciso di incrociare le braccia, tutte le firme sindacali, Cgil, Cisl e Uil. “È stato evidente – ha spiegato Alessandra Gaiardi – nella discussione che la scelta non è tanto di Coperion srl, ma del fondo Lone Star che ha acquisito Coperion. L’acquisizione si è perfezionata a gennaio e a luglio sono arrivate le lettere di licenziamento. Possiamo parlare di un fondo speculativo.”

Una denuncia che non è solo locale, ma anche nazionale: “Se la normativa gli permette di agire in questo modo – ha affermato Montagnoli -, si andrà sempre in questa direzione: arrivano, depredano dei know-how (il complesso di conoscenze pratiche, competenze tecniche ed esperienze necessarie per svolgere un’attività o un processo aziendale ndr) e poi portano all’estero, spesso al di fuori dell’Europa”.

“Tutto quello che abbiamo chiesto non è stato fatto – ha proseguito Gaiardi -. Passiamo adesso a una fase amministrativa e ministeriale, ma il problema è sapere che intenzioni ha Coperion anche rispetto all’affidamento e che mandato darà all’advisor, perché non sembra collimare con le nostre richieste”.

Un modo, quello di non cedere tecniche, competenze e assist aziendali, per non creare concorrenza, a detta dei sindacati: “Piuttosto mettono per la strada ottanta lavoratori, con famiglie alle spalle, con ragazzi giovani che si sono fatti dei mutui. La situazione è molto critica”.

Una criticità che è stata avvertita anche dall’azienda, che, nel giorno precedente allo sciopero, ha inviato tramite l’avvocato di riferimento una lettera a tutti i dipendenti: “Nella lettera – ha spiegato la segretaria Filcams – si invitano i lavoratori al rispetto dei contratti, a continuare il lavoro come se nulla fosse e a non divulgare informazioni alla stampa. Una sorta di intimidazione, una lettera molto forte e sottilmente minatoria che paradossalmente ha convinto quei lavoratori ancora indecisi ad aderire allo sciopero a presentarsi qui oggi”.

Presente allo sciopero anche il consigliere regionale Paolo Calvano: “La Regione fin dall’inizio è stata pronta a fare la sua parte. Situazioni come queste ne stiamo vedendo troppe, non è la prima che lo vediamo a Ferrara e non è la prima in giro per l’Italia: soggetti che fregandosene del livello di produttività dello stabilimento e per ragioni puramente finanziarie, decidono di chiudere un’attività anche se risulta produttiva, efficiente e capace di fornire degli utili”.

Gli strumenti della Regione per fermare questi processi sono praticamente nulli, ma abbiamo la volontà di utilizzare tutto quello che possiamo per riportare la strada del confronto – ha dichiarato il consigliere regionale –. Bisogna innanzitutto ritirare i licenziamenti e aprire un confronto che abbia come obiettivo la tutela dei lavoratori e delle lavoratrici e possibilmente dell’unità produttiva”.

Allo sciopero è presente anche il vicesindaco Alessandro Balboni, in veste di presidente di partito: “Guardiamo questa vicenda con il più grande sconforto e incredulità. C’è bisogno che la politica e le istituzioni facciano squadra e che le divisioni partitiche non esistano: è una battaglia di civiltà. Dobbiamo combattere tutti insieme per fare più rumore possibile e mandare un messaggio rispetto al fatto che su queste cose Ferrara non rimarrà impassibile”.

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