Le difficoltà che stanno attraversando in questo momento molte imprese agricole rischiano di pesare ancora di più sulle aziende condotte da giovani imprenditori, soprattutto su quelle che hanno iniziato da poco il proprio percorso e che non hanno ancora avuto il tempo di consolidare strutture e capacità finanziarie.
A lanciare l’allarme è Carlo Alberto Curzola, Presidente dei Giovani di Confagricoltura Anga Ferrara, che sottolinea come l’attuale situazione del comparto renda particolarmente complesso per le nuove generazioni affrontare una stagione difficile.
“Parare il colpo di un’annata complicata è difficile per qualsiasi impresa agricola, ma per un’azienda giovane lo è ancora di più– sottolinea Curzola –. Chi ha iniziato da poco ha spesso alle spalle investimenti importanti, finanziamenti da sostenere e una struttura aziendale che deve ancora raggiungere il pieno equilibrio. A questo si aggiungono costi di produzione elevati, difficoltà di mercato e un contesto climatico sempre più imprevedibile. Sono condizioni che possono mettere a dura prova anche le realtà che hanno scelto di investire con coraggio nel proprio futuro”.
I numeri fotografano una situazione che deve far riflettere. Secondo il 7° Censimento generale dell’agricoltura, in Emilia-Romagna nel 2020 erano 4.128 le aziende agricole condotte da giovani fino a 40 anni, appena l’8% del totale, con quasi 118 mila ettari di Sau.
“Sono numeri che non possiamo ignorare – prosegue Curzola – perché dietro queste percentuali ci sono giovani che hanno scelto di investire il proprio futuro in agricoltura. E spesso lo hanno fatto mettendo in campo una forte propensione all’innovazione. I giovani agricoltori sono infatti quelli che più investono nella digitalizzazione, nelle nuove tecnologie, nella sostenibilità e nella diversificazione delle attività aziendali”.
Il Censimento conferma proprio questa maggiore propensione all’innovazione: nelle aziende condotte da giovani la quota di imprese informatizzate arriva al 33,6%, contro il 14% delle aziende con capo azienda over 40; inoltre il 24,4% dei giovani ha realizzato innovazioni, contro il 9,7% degli over 40.
“La passione, l’entusiasmo e la capacità di innovare sono caratteristiche che non mancano ai giovani agricoltori ma oggi non possiamo pensare che siano sufficienti da sole. Se vogliamo davvero garantire il ricambio generazionale nelle nostre campagne dobbiamo mettere i giovani nelle condizioni di poter restare e costruire imprese economicamente sostenibili”.
Il problema è particolarmente evidente anche nel territorio ferrarese: nel 2020 le aziende agricole condotte da giovani rappresentavano circa 12.900 ettari di SAU. Un patrimonio imprenditoriale che costituisce una risorsa importante per il futuro del territorio e che deve essere accompagnato nella fase più delicata della crescita.
Sul tema interviene anche Claudia Guidi, presidente dei Giovani di Confagricoltura Emilia-Romagna oltre che presidente di Confagricoltura Ferrara: “La nostra regione rappresenta un esempio virtuoso: sempre più giovani scelgono di rimanere in agricoltura e di investire il proprio futuro nelle imprese agricole. È un segnale importante, che dimostra come, quando esistono opportunità e strumenti adeguati, l’agricoltura sappia ancora essere una scelta professionale attrattiva e capace di guardare al futuro”.
“Ma questo trend non è scontato – aggiunge – Se vogliamo che continui, dobbiamo garantire ai giovani strumenti strutturali per l’accesso all’attività agricola, al credito, alla terra e agli investimenti. E soprattutto servono punti fermi, sia sul piano normativo sia su quello burocratico. Non si può chiedere a un giovane imprenditore di programmare investimenti pluriennali se le regole cambiano di continuo, se gli adempimenti aumentano e se manca la possibilità di prevedere con sufficiente certezza quali saranno le condizioni in cui operare”.
Per Anga Ferrara, quindi, sostenere i giovani non significa soltanto finanziare il primo insediamento, ma costruire un percorso di accompagnamento che permetta alle nuove imprese di consolidarsi e diventare competitive nel tempo. “Il rischio – conclude Curzola – è che proprio le aziende che oggi avrebbero maggiore bisogno di essere accompagnate nella fase di crescita siano quelle che pagano più duramente le difficoltà del momento. Il ricambio generazionale non si realizza facendo semplicemente entrare un giovane in agricoltura: si realizza mettendolo nelle condizioni di rimanerci. Per questo chiediamo politiche che non si limitino a sostenere l’ingresso dei giovani, ma che li accompagnino anche negli anni successivi, quando l’impresa deve affrontare investimenti, volatilità dei mercati, eventi climatici e una crescente complessità normativa e burocratica”.
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