di Leonardo Fiorentini*
Il 31 agosto è la giornata dedicata da 25 anni alla consapevolezza e alla lotta contro overdose in tutto il mondo. Nel corso del 2025 in Italia almeno 249 persone sono morte per intossicazione acuta da sostanze: quasi cinque ogni settimana e il 7,8% in più rispetto alle 231 vittime del 2024. La relazione del Governo non ci indica, fra le tante cose che omette, il dato nella nostra provincia. Il sito Geoverdose, che teneva traccia delle overdose tramite le notizie apparse sulla stampa ne aveva contate 2 nel 2025. Erano state invece ufficialmente 3 nel 2024.
Le recenti morti sospette – almeno due – avvenute a Ferrara ad inizio agosto impongono prudenza nelle conclusioni, che non significa silenzio nelle risposte. Saranno gli accertamenti medico-legali a stabilire se i decessi siano stati causati da overdose e se vi sia un legame con la circolazione di una sostanza particolarmente potente o adulterata. Proprio l’incertezza avrebbe però dovuto attivare subito un’allerta sanitaria rivolta alle persone più esposte.
Quando c’è il sospetto che una partita pericolosa stia circolando, non basta indagare su quanto è già successo o lanciare allarmi indistinti. Occorre raggiungere chi potrebbe consumarla, diffondere informazioni attendibili, distribuire naloxone e offrire la possibilità di analizzare le sostanze. È la differenza tra contare le vittime e tentare di evitare la successiva.
Anche il dibattito sulla stazione ferroviaria richiede un cambio di prospettiva. Lo stesso Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica ha riconosciuto che nell’area non si registrano indici di criminalità allarmanti, ma “vulnerabilità strutturali”, fabbricati abbandonati, bivacchi e persone in condizioni di grave fragilità e uso problematico di sostanze. Eppure le risposte annunciate riguardano soprattutto pattugliamenti, recinzioni, chiusura dei vagoni, telecamere, vigilanza privata e ripristino del “decoro”.
Alcune misure possono certamente migliorare la sicurezza di lavoratori e viaggiatori. Ma una telecamera non rianima una persona in overdose, un cane antidroga non cura un uso problematico e spostare chi viveva prima in Stazione e ora in strada fuori dall’inquadratura non risolve il problema: lo trasferisce in un luogo più nascosto, dove il rischio di morire senza essere soccorsi può persino aumentare.
Ferrara non parte da zero. Esiste un Serd, c’è un progetto che collega pronto soccorso, servizi territoriali e servizi per le dipendenze. Sono risorse importanti, che vanno riconosciute e rafforzate. I fatti di queste settimane e la situazione ormai cronica in alcune aree della città indicano tuttavia la necessità di un salto di qualità: non qualche intervento episodico, ma veri servizi permanenti di bassa soglia e riduzione del danno.
Bassa soglia significa poter entrare senza appuntamento, impegnativa o obbligo di dichiararsi pronti all’astinenza. Significa luoghi dove trovare operatori anche la sera e nei fine settimana, cure di base, materiale sterile, docce, ascolto, orientamento abitativo e accesso rapido ai trattamenti. Significa anche che sono gli stessi operatori che raggiungono i potenziali utenti dove vivono la loro vita, spesso ai margini della città. Significa costruire una relazione con chi oggi “rifiuta l’assistenza”, domandandosi se non siano piuttosto le modalità dell’assistenza a risultare troppo lontane dalla sua vita.
Forum Droghe propone un piano nazionale con un obiettivo preciso: zero morti per overdose. A Ferrara questo obiettivo può tradursi in azioni immediate. Servirebbe un drop-in accessibile nell’area della stazione o nelle sue vicinanze, collegato ai Servizi ma riconoscibile come spazio non giudicante. L’Unità di strada deve avere personale e uscite adeguate per una presenza quotidiana nei luoghi di consumo. Il naloxone, farmaco che interrompe l’overdose da oppioidi, deve essere distribuito gratuitamente alle persone che usano sostanze, alle loro reti, nei dormitori e agli operatori sociali, accompagnandolo con una formazione essenziale.
Occorre poi attivare un servizio anonimo di drug checking, collegato al sistema di allerta regionale e nazionale. Analizzare una sostanza non significa certificarne la sicurezza: significa scoprirne composizione e potenza, avvertire chi sta per usarla e, non da ultimo, conoscere in tempo reale un mercato illegale che cambia molto più velocemente delle istituzioni.
Infine, anche Ferrara dovrebbe poter discutere senza tabù di una stanza dell’uso sicuro: un presidio sanitario nel quale consumare in condizioni igieniche e sotto la supervisione di personale capace di intervenire. In Europa, come in Nord America, questi servizi raggiungono persone molto marginalizzate, evitano morti, riducono il consumo negli spazi pubblici e facilitano l’accesso alle cure. Non creano il problema: governano quello che esiste già, spostando l’uso dai gradini di una stazione ad una stanza che facilita soccorso e messa in relazione con i servizi.
La sicurezza non è lasciare una persona sola davanti alla propria fragilità. È fare in modo che quella persona, chi vive la stazione e chi vi lavora possano condividere lo spazio senza paura. Repressione e telecamere possono spostare il disagio. Prossimità, casa, salute e riduzione del danno possono ridurlo davvero. Per chi usa droghe e per chi non le usa, ma è preoccupato per la propria sicurezza e per il “decoro” della città. Ferrara può scegliere questa strada, per fare delle tragiche morti di queste settimane non l’occasione per l’ennesima stretta, ma l’ultima chiamata per costruire un sistema capace di non perdere più nessuno.
*Segretario di Forum Droghe
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