Un ulivo nel giardino di una scuola per ricordare una bambina che non c’è più e, soprattutto, per chiedersi quanto ancora si possa fare per proteggere l’infanzia. Giovedì 27 agosto alle 17.15 il Polo d’Infanzia Beata Beatrice II d’Este di Contrapò dedicherà un momento alla memoria di Beatrice, la bambina di due anni di Bordighera morta lo scorso febbraio dopo una vicenda di presunti maltrattamenti familiari sulla quale sta indagando la Procura di Imperia.
Nel giardino della struttura di via Massafiscaglia 40 sarà piantato simbolicamente un ulivo. All’incontro parteciperà anche l’assessora comunale alla Pubblica Istruzione e alle Politiche dei Giovani Chiara Scaramagli.
L’idea è partita da una mamma del nido di Contrapò ed è stata accolta dall’amministrazione comunale e dalla Cooperativa Le Dita, che ha organizzato l’iniziativa. L’obiettivo è trasformare il ricordo di Beatrice in un’occasione per tenere alta l’attenzione sul benessere dei bambini, sulle situazioni di fragilità e sulla necessità di individuare il più presto possibile eventuali segnali di disagio e violenza.
La commemorazione vuole essere anche il punto di partenza per una serie di iniziative sul territorio dedicate alla tutela dell’infanzia.
Beatrice aveva appena due anni quando, il 9 febbraio 2026, è stata trovata senza vita nell’abitazione della famiglia a Montenero, sulle alture di Bordighera, in provincia di Imperia. La sua morte ha dato origine a una lunga e complessa inchiesta.
La madre della bambina, Emanuela Aiello, e il compagno della donna, Emanuel Iannuzzi, sono stati arrestati con l’accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte della minore. Le indagini sono ancora in corso e spetterà alla magistratura ricostruire definitivamente responsabilità e dinamica e dei fatti.
Gli accertamenti medico-legali hanno indicato come causa della morte una grave emorragia cerebrale conseguente a un violento trauma alla testa. Sul corpo della bambina sarebbero stati inoltre riscontrati segni compatibili con precedenti maltrattamenti e condizioni di malnutrizione.
Nel corso dell’inchiesta gli investigatori hanno cercato di ricostruire soprattuto le ultime ore di Beatrice e il contesto familiare nel quale viveva. Un contributo importante alle indagini è arrivato anche dalle testimonianze delle due sorelle maggiori, che avrebbero raccontato agli inquirenti episodi di violenza e trascuratezza.
Secondo la ricostruzione investigativa, nel fine settimana precedente alla morte Beatrice si trovava insieme alla madre alle sorelle a Perinaldo, nell’entroterra imperiese, presso l’abitazione del compagno della donna. Proprio in quelle ore la bambina avrebbe riportato il trauma che ne avrebbe poi causato la morte.
Gli inquirenti stanno inoltre approfondendo quanto accaduto nelle ore successive al ferimento e i motivi per cui non sarebbe stata richiesta tempestivamente assistenza sanitaria.
Una tragedia che a centinaia di chilometri di distanza ha colpito anche una mamma di Contrapò. Da qui la proposta di lasciare nel giardino del nido un segno destinato a rimanere: un ulivo dedicato a Beatrice, perché il suo nome diventi anche un richiamo alla responsabilità collettiva della protezione dei più piccoli.
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