Attualità
26 Agosto 2026
Rebecca Bottoni presidente e direttore artistico del festival interviene e ricorda: "Nessuna storia è eterna per diritto. Ogni storia sopravvive solo se c'è qualcuno disposto a custodirla"

Lettera aperta a chi ama il Ferrara Buskers Festival

di Redazione | 2 min

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L’edizione 2026 guarda all’Oriente e costruisce un dialogo tra culture, linguaggi e tradizioni artistiche differenti, con una significativa presenza di artisti provenienti da Giappone, Corea del Sud, Hong Kong, Taiwan, Iran e da numerosi altri Paesi

di Rebecca Bottoni*

Ci sono appuntamenti che si misurano in giorni. E poi ce ne sono altri che si misurano in generazioni.

Da quasi quarant’anni, le nostre piazze non sono solo un luogo dove assistere a uno spettacolo. Diventano un luogo dove le persone si incontrano, si riconoscono, si sorprendono.

In un tempo in cui tutto si consuma rapidamente, il festival è un gesto controcorrente. Un invito a rallentare. Ad ascoltare. A lasciarsi emozionare da un violino sotto un portico, da una voce che attraversa una piazza.

La nostra storia è fatta di bambini diventati adulti che oggi tornano con i propri figli. Di chi c’era alla prima edizione e di chi scoprirà il Festival per la prima volta quest’anno. Di una città che, anno dopo anno, ha saputo aprire le proprie porte al mondo.

La bellezza non è un lusso. È una necessità. Difendere questa storia significa custodire un patrimonio culturale costruito con passione, coraggio e visione. Significa affermare che esistono ancora luoghi dove le differenze
diventano dialogo.

Questo festival vive perché voi lo rendete vivo. Vi chiedo di continuare a sentirvi parte di questa storia. La vostra storia. Di difenderla e raccontarla. Nota dopo nota, passo dopo passo.

Nessuna storia è eterna per diritto. Ogni storia sopravvive solo se c’è qualcuno disposto a custodirla.

*presidente e direttore artistico Ferrara Buskers Festival

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