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12 Agosto 2026
L'intervento della storica Antonella Guarnieri, del Museo del Risorgimento e della Resistenza in occasione della cerimonia per ricordare gli eccidi dell'agosto 1944

Eccidio Certosa. Guarnieri: “Siamo qui per garantire che non accadrà mai più”

di Redazione | 4 min

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Ferrara ricorda i martiri antifascisti della Certosa

Tra il 10 ed il 20 agosto 1944, nove patrioti ferraresi furono trucidati nei pressi della Certosa. A ricordo di questi tragici eventi, fu apposto un cippo sul muro antistante il Tempio di San Cristoforo

Qui l’intervento della storica Antonella Guarnieri, del Museo del Risorgimento e della Resistenza in occasione della cerimonia per ricordare i nove patrioti ferraresi trucidati nei pressi della Certosa tra il 10 e il 20 agosto 1944. 

di Antonella Guarnieri*

Un ricercatore storico deve imparare sin dai primi rudimenti che questo mestiere necessita di una qualità fondamentale per garantire l’evoluzione degli studi: l’umiltà.

Antonella Guarnieri

La complessità della ricostruzione storica, infatti, è tale che dopo, decenni, secoli, a volte millenni un documento, una testimonianza, un semplice cambio di punto di vista, rende possibile scoperte sino ad allora incredibili.

La storia dell’antifascismo e della Resistenza della città di Ferrara per lunghi anni è stata raccontata principalmente attraverso le biografie di alcuni personaggi sopravvissuti alla persecuzione fascista e lotta partigiana. Ciò non ha consentito di costruire la trama sottile, ma persistente di un antifascismo che, nella “fascistissima” Ferrara, è sempre esistito e ha continuato, seppur tra mille rischi, ad esistere durante il regime, trasformandosi in una Resistenza presente e capace di atti coraggiosi e drammatici.

Negli ultimi decenni storici come Delfina Tromboni e Davide Guarnieri mi hanno accompagnata nel lavoro di ricerca e di ricostruzione di quel periodo e quello che sta emergendo è il quadro di una città oppressa da un fascismo potente e radicato dove un proletariato povero e vessato e una borghesia illuminata lavoravano assieme per costruire un futuro migliore alla città e al paese.

Molto si è parlato del gruppo politico che è stato eliminato dai fascisti nei due eccidi di novembre del 1943 e del 1944. molto meno del gruppo armato e di quello che di fatto divenne il suo capo, Mario Bisi, il comandante Augusto, citato più volte da Cerere Bagnolati, staffetta di quel gruppo, in una lunga intervista a Delfina Tromboni. Bisi lavorava in un luogo strategico, era infatti un bidello dell’Università ed era in collegamento diretto con Mario Azzi, il medico capo del gruppo politico. Bisi era stato militare ed era anche un buon fotografo, un uomo intelligente e capace che divenne in breve tempo capo di stato maggiore della “Brigata Ferrara”, quella che poi aderì alle Brigate Garibaldi. A lui e al suo gruppo si devono tutte le azioni militari messe in atto con coraggio indomito dai giovani Donato Cazzato, Paolo Cofano e Cerere Bagnolati. Attorno a quel gruppo gravitavano anche Bruno Rizzieri, Giovanni Magoni e Renato Squarzanti che furono uccisi in quel lungo percorso di sangue iniziato la notte del 30 aprile 1944 con la morte di Rizzieri sul ponte dell’Impero (oggi della Pace) e conclusosi nel novembre 1944 con l’eccidio del Doro.

Mario Bisi venne ucciso in questura, che allora si trovava in Castello, dagli uomini di De Sanctis che ben conoscevano le capacità organizzative di Augusto e lo conoscevano come il punto di riferimento di quella che Delfina Tromboni identifica come la cellula comunista di Porta Mare. Dopo la fine di questo gruppo militare i fascisti, che ne conoscevano la pericolosità, chiesero addirittura, riconoscimenti in denaro ed encomi. Il quartiere di Porta Mare e la sua cellula comunista erano molto attivi e Mario Bisi rappresentava per quella comunità un punto di riferimento. Furono tanti i ferraresi coinvolti nella lotta contro i fascisti e oggi voglio ricordarne uno, Fortunato Grigolato, che in quel quartiere abitava e faceva l’orologiaio. Tanti furono i rischi che si assunse al punto che giunse a nascondere sotto i letti della sua abitazione le armi dei partigiani. Anche lui fu arrestato e condotto a Codigoro, alle prigioni note come “le Fasanare” dove venne torturato dal gruppo capitanato da Ugo Iannuzzi, uno dei più noti torturatori fascisti. La figlia racconta che restò sordo e che non parlava mai volentieri di quel periodo.

Fortunato è un simbolo dei tanti ferraresi di ogni credo politico che lottarono contro il fascismo e contro gli occupanti tedeschi. Pagarono con la fame, con la mancanza di libertà, con le torture e con la morte. Il lavoro del ricercatore è quello di rendere alla comunità quello che sono state le loro vite durante il fascismo. Siamo qui nel nome di questi martiri e di quanti lottarono con loro per garantire alle nuove generazioni che non accadrà mai più.

*Storica, Museo del Risorgimento e Resistenza – Comune di Ferrara

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