Caldo da bollino rosso. Prosegue l’allerta gialla sul Ferrarese
Prosegue l'allerta gialla in provincia di Ferrara per la forte ondata di caldo. Il bollettino ha validità dalla mezzanotte di martedì 11 a quella di mercoledì 12 agosto
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Il caldo e le temperature estreme, così come i fortunali che hanno colpito duramente il territorio il 15 e il 21 luglio scorso, stanno facendo slittare di circa due settimane gli interventi di manutenzione ordinaria del verde pubblico, come lo sfalcio dell'erba
Fino a 39 gradi nei locali sanitari, ventilatori che non bastano, ambulatori senza climatizzazione e operatori che hanno già accusato malori durante il turno. Sullo sfondo, un carcere che ospita 413 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 243 posti e che, secondo un’ipotesi sulla quale la Regione è stata chiamata a fare chiarezza, potrebbe in futuro crescere fino a superare i 600 posti.
È in questo quadro che la Fp Cgil di Ferrara lancia l’allarme sulle condizioni di lavoro del personale sanitario, in particolare degli infermieri dell’Azienda Usl impegnati nella casa circondariale Costantino Satta.
Il sindacato parla di una situazione che avrebbe ormai superato “qualsiasi soglia tollerabile di sicurezza, salute e rispetto della dignità professionale”. Se nelle ultime settimane l’attenzione si è concentrata soprattutto sulle condizioni di vita dei detenuti, la Fp Cgil chiede di accendere i riflettori anche su chi, dentro quelle stesse mura, lavora ogni giorno per garantire cure e assistenza.
A pesare è innanzitutto il sovraffollamento. Secondo i dati del ministero della Giustizia aggiornati al 31 marzo 2026, richiamati nei giorni scorsi dalla consigliera regionale del Partito democratico Marcella Zappaterra, nell’istituto ferrarese risultavano presenti 413 detenuti du 243 posti regolamentari. Numeri che significano quasi 170 persone oltre la capienza prevista e un tasso di affollamento vicino al 170%.
Una pressione che inevitabilmente si riflette anche sulla sanità penitenziaria. Per la Fp Cgil l’aumento delle persone recluse si traduce infatti in “un aumento esponenziale e insostenibile dei carichi di lavoro e dello stress psico-fisico” per infermieri e operatori.
Poi c’è il caldo. E qui la denuncia sindacale assume contorni molto concreti. Nei locali utilizzati dal personale sanitario, riferisce la Fp Cgil, le temperature “sfiorano e raggiungono i 39 gradi”, in assenza di sistemi di raffrescamento adeguati. I due condizionatori installati recentemente nell’area terapia vengono definiti dal sindaco “una goccia nel mare”: resterebbero senza climatizzazione gli ambulatori, le aree sanitarie, gli spogliatoi, i locali di sosta e le sezioni detentive nelle quali gli operatori devono entrare durante il servizio.
Il caldo avrebbe già avuto conseguenze dirette. La Fp Cgil riferisce di diversi episodi di malore tra gli operatori sanitari durante il turno, circostanza che sarebbe stata formalmente segnalata anche ai Rappresentati dei lavoratori per la sicurezza.
Ma le criticità, sostiene il sindacato, non terminano con l’estate. Quando piove, alcuni corridoi interni si allagherebbero e gli infermieri sarebbero costretti a spostarsi tra i diversi padiglioni esterni sotto la pioggia per garantire le terapie, raggiungendo le varie sezioni completamente bagnati.
Per questo la Fp Cgil ha inviato una nota urgente ai vertici dell’Ausl di Ferrara chiedendo un sopralluogo immediato per verificare temperature e condizioni di sicurezza sulla base del decreto legislativo 81/2008, l’installazione di sistemi di condizionamento negli ambienti sanitari e una revisione dell’organizzazione del servizio e dei carichi di lavoro in rapporto al numero reale dei detenuti presenti.
“Non è più ammissibile – è la conclusione del sindacato – che la garanzia del diritto alla salute in carcere avvenga a discapito della salute e della sicurezza di chi lavora”.
La denuncia arriva mentre attorno al futuro dell’arginane si apre un’altra partita, potenzialmente ancora più grande.
Zappaterra ha infatti presentato un’interrogazione alla Giunta regionale chiedendo di verificare se, oltre al nuovo padiglione di circa 120 posti già programmato, sia realmente prevista la costruzione di un secondo padiglione da circa 250, e in caso affermativo con quali tempi, risorse e soggetti attuatori.
Se entrambi gli interventi venissero realizzati, la capienza regolamentare del carcere ferrarese potrebbe salire dagli attuali 243 posti a oltre 600.
E qui i numeri diventano decisivi. Secondo la consigliera dem, mantenendo livelli di sovraffollamento simili agli attuali, l’istituto potrebbe arrivare nel tempo a ospitare anche più di 700 detenuti.
Non sarebbe quindi soltanto una questione di muri, celle e nuovi padiglioni. “Un ampliamento di questa dimensione – ha osservato Zappaterra – non può essere considerato un intervento meramente edilizio”, perché richiederebbe di affrontare contemporaneamente il fabbisogno di agenti di Polizia penitenziaria, educatori, amministrativi e sanitari, insieme ai problemi della salute mentale, delle dipendenze, dei trasporti, della formazione, del lavoro e dei percorsi di reinserimento. Recentemente, il sottosegretario alla Giustizia e senatore di Fratelli d’Italia Alberto Balboni ha annunciato che nel penitenziario ferrarese verranno presto inseriti due nuovi educatori: una figura è già in servizio, l’altra lo sarà dal 14 settembre.
Anche sul fronte della Polizia penitenziaria i numeri fotografano già oggi una carenza: 161 agenti in servizio contro i 194 previsti, secondo i dati richiamati dalla consigliera.
È proprio qui che la denuncia della Fp Cgil e l’interrogazione sul futuro ampliamento finiscono per incontrarsi. Perché un carcere più grande, senza un aumento proporzionato al personale, servizi e strutture, rischierebbe di moltiplicare problemi che oggi sono già visibili.
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