Da Portomaggiore ai campi del Basso Ferrarese, con partenze quando la città ancora dorme. Il progetto Agribus e Agrimove, nato per garantire un trasporto sicuro e organizzato ai lavoratori agricoli contrastando il caporalato, è stato selezionato tra i candidati al Premio Future4Cities 2026. Ora il sistema ferrarese dovrà conquistare anche il voto del pubblico, che potrà esprimere la propria preferenza entro il 4 settembre.
Il premio, ideato da Will Media e From e co-prodotto dalle Ogr Torino, è dedicato alle esperienze capaci di innovare la vita delle città e dei territori. Tra gli oltre 250 progetti presentati, la giuria ne ha scelti 25, cinque per ciascuna categoria. I vincitori saranno annunciati il 25 settembre a Torino, durante la prima giornata del Festival Future4Cities.
La candidatura ferrarese racconta un progetto nato da un problema molto concreto: raggiungere aziende e campi situati in zone difficilmente servibili dal normale trasporto pubblico, soprattutto nelle prime ore del mattino. Nel 2025 Agribus aveva infatti previsto corse già dalle 4, collegando Portomaggiore con San Giovanni di Ostellato, Lagosanto, l’Abbazia di Pomposa e Masi Torello.
“Avevamo ricevuto richieste da aziende agricole che ci domandavano perché non mettessimo una corriera alle quattro del mattino diretta a Ostellato – racconta Marco Odorizzi, dirigente di Ami Ferrara -. Il problema è che una corsa di quel tipo non risponde ai criteri del trasporto pubblico ordinario: servirebbe una platea molto limitata e non sarebbe un servizio universale”.
Da qui la scelta di costruire uno strumento differente, fondato inizialmente sul noleggio con conducente e sulle navette riservate ai dipendenti delle aziende aderenti. Un puzzle amministrativo e finanziario composto grazie alla collaborazione tra Ami, Prefettura di Ferrara, Inps, Regione Emilia-Romagna, Agenzia regionale per il lavoro, enti locali, organizzazioni sindacali e datoriali.
“Cerchiamo di mettere insieme tutto quello che funziona, senza ripartire da capo ogni volta – spiega Odorizzi -. Quando si ricomincia sempre dall’elaborazione teorica si rischia di non arrivare mai al passaggio operativo. Noi, invece, volevamo trovare una soluzione utilizzabile”.
Il servizio sperimentale, finanziato inizialmente dal Fondo assistenze varie lavoratori agricoli ferraresi, ha coinvolto aziende come Fri-el Green House, Salvi Vivai, Vivai Mazzoni, Naldi Alice, Rocchi Nino e Corte Roma. Le navette hanno collegato stazioni, punti di raccolta e luoghi di lavoro, utilizzando percorsi pianificati in base agli orari e alle necessità delle imprese.
I risultati, secondo Ami, hanno superato le aspettative: nel 2025 sono stati registrati circa 15.500 passaggi, con un indice medio di riempimento dei mezzi vicino all’80%.
“È un dato molto alto per il trasporto al di fuori degli orari scolastici – sottolinea Odorizzi -. Nel bacino ferrarese difficilmente si raggiungono percentuali simili. Il successo delle navette ha aperto nuove possibilità e una maggiore disponibilità a ragionare anche sul carpooling”.
Proprio da questa evoluzione è nato Agrimove, il secondo tassello del progetto candidato al Future4Cities. Ami ha adottato una piattaforma di mobilità condivisa già esistente, modificandola per renderla accessibile anche a lavoratori che non dispongono di una mail aziendale o che possono incontrare difficoltà linguistiche e digitali.
A posto dell’indirizzo di posta elettronica, il sistema utilizza quindi il numero di telefono come riferimento principale. Anche l’interfaccia è stata semplificata e pensata per consentire di gestire, all’interno dello stesso strumento, sia l’accesso alle navette sia la possibilità di condividere un passaggio in automobile.
“Non voglio esagerare definendolo rivoluzionario – precisa il dirigente di Ami -, ma è un oggetto tecnico completo, adattato a un profilo di lavoratore diverso da quello per cui queste piattaforme vengono solitamente costruite. È un risultato di cui siamo molto orgogliosi”.
Agribus e Agrimove si inseriscono inoltre nelle politiche di contrasto al caporalato e al lavoro irregolare. La mancanza di un mezzo autonomo, infatti, può rendere i braccianti dipendenti da sistemi di trasporto informali, costosi o controllati da intermediari. Garantire un collegamento regolare con i luoghi di lavoro significa quindi intervenire non soltanto sulla mobilità, ma anche sulla sicurezza, sull’autonomia e sulla dignità delle persone.
Dopo aver viaggiato all’alba sulle strade del Basso Ferrarese, il progetto cerca ora una nuova spinta: quella dei voti necessari per portare l’esperienza ferrarese sul palco di Torino. Le preferenze potranno essere espresse sul portale del Premio Future4Cities fino al 4 settembre.
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