Eventi e cultura
26 Settembre 2026
Intervista al fumettista ferrarese Nicola Mari: "Sono inesauribili gli scenari che Dylan deve ancora indagare e svelare ai lettori"

I 40 anni di Dylan Dog, l’eroe che “non è infallibile o invincibile, esattamente come noi”

di Redazione | 3 min

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Era il 26 settembre del 1996 fa quando nelle edicole italiane fece la sua comparsa il primo numero di Dylan Dog. Nella squadra di talenti dell’editore del fumetto, Sergio Bonelli, entrò presto a far parte il ferrarese Nicola Mari, oggi uno dei nomi più rinomati della nona arte.

Mari ha concesso un’intervista a Estensecom per celebrare questo quarantennale.

Sono passati 40 anni da quando uscì il primo numero dell’Indagatore dell’incubo. Tu non avevi ancora vent’anni. Eri corso in edicola ad acquistarlo?

Nel 1986 non esisteva internet, quindi le scoperte avvenivano essenzialmente grazie al passaparola, tramite pubblicazioni (riviste specializzate, fanzine e così via) o per caso; così, un giorno di quarant’anni fa, mi accadde di vedere in edicola la copertina di questa nuova testata, che nel titolo richiamava “La notte dei morti viventi” di George Romero, uno dei film della mia vita. L’acquistai e immediata fu la folgorazione di fronte agli straordinari disegni di Angelo Stano, che davano corpo alla geniale sceneggiatura di Tiziano Sclavi. Al di là dei rimandi e delle citazioni, questa storia andava da “un’altra parte”, dischiudendo un altrove di pura fascinazione: non avevo mai letto e visto nulla del genere!

In questi decenni il fumetto di Dylan Dog è diventato un fenomeno culturale e di costume. A cosa deve tanta popolarità?

Questo è il grande enigma alla base di ogni fenomeno culturale e di costume, ciò non di meno, ritengo che uno dei possibili motivi della grande adesione di pubblico, sia riconducibile al fatto che, a differenza di molti altri personaggi dei fumetti, Dylan non è infallibile o invincibile, esattamente come ciascuno di noi. 

E a chi si rivolge? Può essere un medium anche per le giovani generazioni che forse non sono mai state in un’edicola?

Dylan Dog è un classico del fumetto e, in quanto tale, è capace di trascendere il tempo corrente, risultando sempre contemporaneo. In tal senso Dylan è un personaggio intergenerazionale, un medium tra le precedenti e le nuove generazioni.

Tu hai iniziato come disegnatore di Nathan Never… ma c’è chi dice che il tuo sogno fosse proprio quello di inchiostrare le pagine dell’eroe in jeans, camicia rossa e giacca nera. È vero?

Confermo, tanto è vero che mi presentai alla Sergio alla Bonelli Editore con tavole di prova di Dylan. In quel preciso momento, era in cantiere la prima serie fantascientifica della casa editrice, Nathan Never, ed ebbi il privilegio di entrare nello staff di questo straordinario personaggio, decisivo per il mio percorso professionale. Nel periodo di Nathan, il mio tratto oscuro mi portò a disegnare storie in cui l’elemento horror era sempre più preminente rispetto quello fantascientifico; ciò determinò il mio graduale passaggio a Dylan, quasi che fosse inscritto nel mio segno.

Il tuo tratto nel disegnare Dylan Dog è cambiato negli anni o è rimasto quello di prima?

Tutto evolve insieme a noi. Tale evoluzione, in quanto immanente al nostro stesso essere, è destinata a coinvolgere anche la nostra sfera espressiva. Da questo punto di vista, posso affermare che il mio segno, in quanto inserito in un processo del divenire, è sempre lo stesso e al contempo sempre diverso.

Dopo tanto tempo che cosa ha ancora da dire Dylan Dog?

Dylan Dog, in quanto indagatore dell’incubo, è in costante rapporto ai temi eterni che albergano negli abissi dell’animo umano, quindi inesauribili sono gli scenari che Dylan deve ancora indagare e svelare ai lettori.

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