Politica
4 Agosto 2026
Il consigliere comunale della Civica Anselmo risponde all'assessora e coordinatrice comunale di Fratelli d'Italia Chiara Scaramagli

Minori e imputabilità. Fiorentini risponde “all’ipocrisia della destra”

di Redazione | 2 min

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“L’assessora comunale e coordinatrice di Fratelli D’Italia Scaramagli è intervenuta recentemente sulla stampa locale sul DdL cosiddetto – dalla destra – ‘anti maranza’ sostenendo che questo ‘non criminalizza i giovani'”.

Leonardo Fiorentini, consigliere comunale della Civica Anselmo, replica all’intervento dell’assessora e coordinatrice comunale di Fratelli d’Italia Chiara Scaramagli.

Per il politico si tratta della “prima grande ipocrisia”. “Il Disegno di legge rivendicato con un video da Meloni introduce infatti una presunzione di imputabilità dei minorenni tra i 14 e i 18 anni, ribaltando un principio che aveva previsto addirittura il legislatore fascista. Si tratta un arretramento culturale e giuridico epocale, un altro tassello – dopo i decreti Caivano e Sicurezza – volto a smantellare quella riforma del processo penale minorile che tutti ci invidiavano”.

Una seconda “ipocrisia” il consigliere la individua nel discorso dell’assessora, quando parla di “strumenti più efficaci”. “Eppure – scrive – nel 2024, su 11.846 procedimenti definiti davanti ai Tribunali per i minorenni, i proscioglimenti per immaturità sono stati appena 64. Significa che il sistema già oggi considera imputabili quasi tutti i ragazzi tra i 14 e i 18 anni. Si tratta quindi di una norma ‘Manifesto’, che non cambierà praticamente nulla sul piano applicativo: serve solo a costruire il racconto di una giustizia troppo indulgente, utile alla propaganda ma che, semplicemente, non esiste”.

Una “terza ipocrisia” sarebbe invece “sostenere che chi contesta questa riforma non voglia proteggere le vittime, pensando che rapine, aggressioni o violenze possano essere ‘giustificate dal disagio'”. Questa sarebbe “una strumentale caricatura che ribalta la realtà”. Infatti per Fiorentini “comprendere le cause di un fenomeno non significa assolvere chi commette un reato; significa cercare di impedirne la ripetizione”.

“Chi ha a cuore davvero la sicurezza – conclude il consigliere – dovrebbe chiedersi quali politiche riducono i reati, non quali producono i titoli di giornale più efficaci. La ricerca internazionale è chiara: la mera repressione non riduce la recidiva, mentre gli interventi personalizzati, educativi e di comunità sono quelli che funzionano meglio. La giustizia minorile italiana è stata per decenni considerata un modello proprio perché metteva al centro la persona e non solo il fatto commesso. Smantellare quel patrimonio non renderà Ferrara, né l’Italia, più sicure. Renderà soltanto più facile fare propaganda sulla pelle dei ragazzi”.

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