Vigarano
6 Ottobre 2026
Ieri l'udienza filtro del procedimento a carico di Ennio Bizzarri. Rimangono in piedi solamente sei capi di imputazione relativi a falso in atto privato: "Spero non vengano prescritti anche quelli. Voglio uscirne con un'assoluzione"

Altra raffica di prescrizioni nel processo all’assessore-commercialista

di Davide Soattin | 3 min

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Vigarano Mainarda. Si sgonfia ancora di più il procedimento a carico di Ennio Bizzarri, 48 anni, commercialista e assessore al Bilancio di Vigarano Mainarda.

Finito inizialmente alla sbarra con due collaboratori per associazione a delinquere finalizzata al falso e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina – accuse per le quali il gup del tribunale di Ferrara lo scorso anno ha pronunciato il non luogo a procedere – il professionista deve oggi rispondere del solo reato di falso in atto privato. Su 44 capi di imputazione contestati, tuttavia, 38 sono già stati dichiarati prescritti: così, all’udienza filtro di ieri (lunedì 5 ottobre), ne sono rimasti in piedi soltanto sei.

La vicenda venne alla luce nell’aprile del 2022 (Bizzarri era già assessore, ndr), quando la Procura aveva emesso gli avvisi di fine indagine. Bizzarri era stato chiamato in causa come amministratore di una società di elaborazione dati che avrebbe messo a disposizione il proprio studio professionale e le attrezzature utili alla trasmissione delle dichiarazioni fiscali. Secondo l’accusa iniziale aveva creato società ad hoc per far apparire falsi redditi in capo a 45 migranti privi di permesso di soggiorno, anche loro finiti alla sbarra con la sola accusa di falso. Questo da fine 2014 all’inizio 2021, quando però – lo sottolineiamo – non aveva ancora incarichi politici.

Secondo gli inquirenti, infatti, il commercialista e i suoi collaboratori, dietro compenso, avevano fornito ai 45 stranieri false dichiarazioni dei redditi utili per ottenere il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno. A dare il via alle indagini delle Fiamme Gialle furono diverse segnalazioni di natura amministrativa pervenute dall’Ufficio Immigrazione della Questura di Ferrara, destinatario di numerose domande per il rinnovo dei permessi di soggiorno da parte di persone di nazionalità nigeriana residenti in provincia.

L’ipotesi investigativa sottoposta alla Procura era quella di un’attribuzione solo formale della partita iva per i suoi clienti, poiché quest’ultimi di fatto non avevano mai avviato alcuna attività di natura imprenditoriale: le attività dichiarate, necessarie per istruire le pratiche di rilascio o del rinnovo del permesso di soggiorno, sarebbero state finalizzate a dimostrare che i soggetti possedevano il requisito del reddito sociale superiore alla soglia minima e che fossero operanti nella attività più svariate, dal commercio al dettaglio e all’ingrosso, alle attività di tipo artigianale o manifatturiere.

Per gli inquirenti, nessuno dei neo imprenditori individuati avrebbe mai avuto una sede effettiva, attrezzature, macchinari, capannoni, dipendenti, né rapporti con clienti e fornitori. Eppure a chiusura dell’anno fiscale, i consulenti avrebbero provveduto – questa l’ipotesi accusatoria su cui si reggeva l’indagine – a inserire nelle dichiarazioni presentate telematicamente al fisco per i loro clienti, i dati “artefatti” di una contabilità inesistente: dal fatturato alle spese, comprese quelle per l’eventuale personale dipendente.

Dopo la discussione dell’udienza preliminare, a giugno 2025, il gup aveva pronunciato sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non sussiste relativamente all’accusa di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, stralciando – sempre con sentenza di non luogo a procedere, ma per intervenuta prescrizione – le posizioni in cui l’accusa era relativa a fatti avvenuti dal 2014 al 2017 compreso. Il risultato era stato quindi sì il rinvio a giudizio di Bizzarri, così come dei due collaboratori e di alcuni stranieri, ma limitatamente all’accusa di falso contestata per i soli episodi che – secondo gli inquirenti ferraresi – andavano dal 2018 in avanti.

Il procedimento tornerà in aula il 25 gennaio e il 1° febbraio, quando prenderà il via l’istruttoria dibattimentale. Non è escluso, però, che anche per i sei capi di imputazione residui possa scattare la prescrizione entro quelle date. “Attendo la prima udienza da otto anni. Sono fiducioso di poter dimostrare che l’accusa di falso che mi viene contestata non sussiste, che sono innocente. Ormai ci siamo. I miei avvocati mi dicono che potrebbe intervenire la prescrizione, ma sinceramente spero di no: vorrei uscirne con un’assoluzione a testa alta“, commenta Bizzarri.

 

 

 

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