Ogni volta che un fatto di cronaca coinvolge una persona minorenne viene usato dalla destra per giustificare la propria svolta autoritaria. La risposta è sempre la stessa: irrigidire le norme, anticipare la punizione, trasformare un problema educativo e sociale in una questione di ordine pubblico.
È la logica che ha già ispirato il decreto Caivano e che oggi torna con il nuovo disegno di legge sulla giustizia minorile. Un provvedimento che modifica profondamente un modello costruito negli ultimi decenni, fondato sull’idea che un adolescente non sia un adulto in miniatura e che la risposta dello Stato debba tenere insieme responsabilità, educazione e possibilità di cambiamento.
Le critiche espresse da magistrati, avvocati e associazioni che ogni giorno operano nella giustizia minorile meritano di essere ascoltate. Il rischio è spostare definitivamente l’equilibrio dalla funzione educativa a quella esclusivamente repressiva, senza affrontare le cause profonde del disagio giovanile.
La sicurezza non si costruisce facendo entrare prima ragazze e ragazzi nel circuito penale. Si costruisce investendo nella scuola, nei servizi sociali, nella salute mentale, negli educatori, nei luoghi di aggregazione, nello sport e nella cultura. Si costruisce intercettando il disagio prima che diventi reato e garantendo a chi ha sbagliato un percorso di responsabilizzazione e reinserimento, invece della detenzione.
Anche a Ferrara vediamo crescere fragilità educative, povertà relazionali e disuguaglianze. Davanti a tutto questo servono politiche pubbliche capaci di prevenire, non soltanto di punire.
La giustizia minorile italiana è stata a lungo un modello internazionale proprio perché capace di costruire percorsi alternativi alla detenzione, responsabilizzando senza rinunciare alla funzione educativa. Trasformare le giovani generazioni in un problema di ordine pubblico serve solo a inseguire il consenso, nascondendo l’incapacità del Governo di affrontare davvero le cause del disagio.
Punire prima non significa proteggere meglio. Significa rinunciare a capire le ragioni del disagio e perdere l’occasione di trasformarlo in un percorso di responsabilità e cambiamento.
Tommaso Lanzoni, Co-portavoce Coalizione Civica per Ferrara
Arianna Poli, consigliera comunale, Co-portavoce Coalizione Civica per Ferrara
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