Politica
6 Ottobre 2026
La mozione della lista Civica Alan Fabbri Sindaco propone di valutare una riduzione delle duplicazioni amministrative e di destinare i risparmi all’assistenza, salvaguardando presìdi e servizi del territorio ferrarese

Sanità, Rendine chiede al Comune di sollecitare la Regione sulle direzioni per macroaree

di Redazione | 4 min

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Una riorganizzazione delle direzioni generali e delle funzioni amministrative delle Aziende sanitarie per macroaree, con l’obiettivo di ridurre le duplicazioni e destinare le eventuali risorse risparmiate al potenziamento dell’assistenza. È quanto propone Francesco Rendine, consigliere comunale della lista Civica Alan Fabbri Sindaco, attraverso una mozione con cui chiede al Comune di Ferrara di sollecitare la Regione Emilia-Romagna ad avviare un progetto di riordino.

La proposta parte da un principio indicato nel documento: “Tutelare la salute vuol dire impiegare prioritariamente le risorse economiche per garantire prestazioni tempestive, continuità assistenziale e accessibilità delle cure”. Secondo la mozione, la qualità della gestione dovrebbe quindi essere valutata in relazione ai risultati per i cittadini e al corretto impiego delle risorse, non al numero delle strutture direzionali.

Tra gli obiettivi indicati ci sono la riduzione delle liste d’attesa, il rafforzamento dell’assistenza territoriale e domiciliare e la disponibilità di personale sanitario. Il testo precisa però che il contenimento dei costi amministrativi non può essere considerato da solo una soluzione alle criticità della sanità.

La mozione richiama due precedenti organizzativi regionali: quello di Arpae, articolata in aree territoriali di area vasta, e quello dell’Ausl della Romagna, nata dall’unificazione delle precedenti aziende sanitarie di Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini. Il documento sottolinea comunque che questi modelli non possono essere trasferiti automaticamente alla sanità e che occorre verificare concretamente costi, benefici e conseguenze organizzative.

In particolare, Rendine chiede al Comune di sollecitare la Regione a valutare un assetto con direzioni generali uniche per macroaree e una conseguente riduzione delle strutture amministrative duplicate. L’obiettivo, si legge nella mozione, è evitare che alla struttura esistente venga semplicemente aggiunto un nuovo livello di coordinamento: “L’istituzione di un ulteriore coordinamento sovraordinato alle direzioni esistenti, lasciate integralmente in funzione, potrebbe invece accrescere la spesa e rendere meno chiari i processi decisionali”.

La richiesta comprende anche uno studio di fattibilità che confronti l’attuale organizzazione con diverse ipotesi, dalla direzione unificata all’accorpamento aziendale fino all’integrazione delle funzioni amministrative. Lo studio dovrebbe individuare le eventuali modifiche normative necessarie, le responsabilità gestionali e le dimensioni territoriali sostenibili, oltre a quantificare i risparmi a regime e i costi iniziali della riorganizzazione.

La mozione chiede inoltre che vengano considerati i costi di transizione, le eventuali indennità, la ricollocazione del personale, gli adeguamenti informatici e le funzioni già condivise, evitando di conteggiare economie già ottenute.

Il punto centrale riguarda però la destinazione delle eventuali risorse liberate. Rendine propone di impegnare il Comune a chiedere alla Regione che “tutti i risparmi netti effettivamente conseguiti siano destinati in modo esplicito e verificabile al potenziamento dell’assistenza”. Tra gli interventi indicati ci sono il personale sanitario, la riduzione delle liste d’attesa, la medicina territoriale, l’assistenza domiciliare e i servizi per le persone fragili.

La mozione dedica una parte specifica alle garanzie per Ferrara. L’eventuale riorganizzazione, secondo il testo, dovrà preservare “il ruolo dell’Ospedale di Cona e dell’Università di Ferrara, i presìdi ospedalieri provinciali, i servizi distrettuali e la capacità degli enti locali di concorrere alle scelte sanitarie”.

Il documento chiede inoltre che ogni ipotesi riguardante il territorio ferrarese sia preceduta dal coinvolgimento della Conferenza territoriale sociale e sanitaria, dei Comuni, dell’Università e delle rappresentanze degli operatori e degli utenti. L’assetto futuro dovrebbe garantire responsabilità locali definite e una rappresentanza effettiva del territorio.

Tra le condizioni poste c’è anche quella che la riorganizzazione dei vertici non venga utilizzata “quale automatica giustificazione per chiudere presìdi, trasferire attività cliniche fuori provincia o ridurre l’accessibilità dei servizi”. Eventuali modifiche della rete assistenziale, secondo la mozione, dovrebbero essere valutate separatamente sulla base dei bisogni di salute, della sicurezza, della qualità e dei tempi di accesso.

Infine, Rendine chiede al Comune di promuovere il confronto con gli altri Comuni della provincia e con la Provincia di Ferrara, trasmettendo la mozione alla Regione, alla Conferenza territoriale sociale e sanitaria, alle Aziende sanitarie ferraresi e all’Università di Ferrara. La proposta prevede anche un monitoraggio dell’eventuale riorganizzazione attraverso indicatori relativi alla spesa amministrativa, ai risparmi ottenuti, alle risorse reinvestite, ai tempi d’attesa, all’accessibilità territoriale, alla continuità assistenziale e alla mobilità sanitaria.

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