In seguito alla morte di Abderrahim Fakir, avvenuta durante un intervento delle forze dell’ordine a Bologna, arrivano anche da Ferrara prese di posizione che chiedono un pieno accertamento dei fatti. Tra queste quelle dell’avvocato e consigliere comunale Fabio Anselmo, per anni impegnato nella vicenda di Federico Aldrovandi, e del Comitato Federico Aldrovandi.
Anselmo affida a un lungo post sui social una riflessione nella quale invita anzitutto a non dimenticare il nome della vittima: “Abderrahim Fakir. Ricordiamoci questo nome”. Il legale osserva che il caso richiama episodi già avvenuti in passato e cita in particolare la morte di Riccardo Magherini, avvenuta a Firenze nel 2014 durante un fermo.
“Questa storia non è nuova”, scrive Anselmo, ricordando come “la morte di Riccardo Magherini avrebbe dovuto insegnarci qualcosa” e come la Corte europea dei diritti dell’uomo abbia successivamente condannato l’Italia per quella vicenda.
Pur sottolineando che sarà necessario attendere gli esiti delle indagini e dell’autopsia, il consigliere comunale pone un interrogativo che ritiene centrale: “Perché un uomo è morto proprio mentre veniva tenuto a terra in una posizione che, nelle immagini, appare impedirgli di respirare?”.
Nel suo intervento invita inoltre a interrogarsi sul comportamento tenuto durante il fermo: “Chiedetevi in quale momento qualcuno si sia realmente preoccupato delle condizioni di Fakir”. Secondo Anselmo, l’Italia dispone già di precedenti giudiziari e indicazioni operative sufficienti a evidenziare “quanto possa essere pericolosa un’immobilizzazione prolungata in determinate condizioni”.
Il legale ribadisce anche un principio che considera fondamentale: “Lo Stato ha una posizione di garanzia nei confronti di ogni cittadino. Anche di chi viene fermato”. Da qui la richiesta conclusiva di “indagini rigorose, indipendenti e trasparenti” e dell’acquisizione di tutte le immagini disponibili, comprese quelle eventualmente registrate dalle body cam.
Sulla vicenda è intervenuto anche il Comitato Federico Aldrovandi, che ha espresso “profonda indignazione e dolore” per la morte di Fakir. Nel comunicato diffuso sui social, il Comitato definisce “inquietante e inaccettabile” che, “21 anni dopo l’omicidio di Aldro e 12 da quello di Riccardo Magherini”, si debba ancora parlare della morte di una persona durante un fermo.
Secondo il Comitato, l’episodio “dimostra l’incapacità delle forze dell’ordine di definire e porre in essere modalità di fermo che garantiscano il più possibile salute e vita delle persone”. Nel testo si richiama inoltre “la memoria di Federico Aldrovandi e di tutte le altre vittime”, che “ci impone di chiedere verità, giustizia e l’accertamento di ogni responsabilità, affinché non si verifichino mai più simili violenze di Stato”.
Il Comitato ha infine ricordato il presidio in programma nella serata del 20 luglio in piazza del Nettuno, a Bologna, invitando i cittadini a partecipare per chiedere “verità e giustizia sulla morte di Abderrahim Fakir”.
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