Summer Festival, hanno vinto i residenti: mai più in piazza Ariostea
Importante vittoria per i residenti del centro storico di Ferrara, l'edizione del 2027 del Summer Festival non si terrà più in piazza Ariostea
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Goro. Udienza preliminare dedicata alla scelta dei riti quella di ieri mattina, giovedì 9 luglio, per il procedimento relativo al presunto traffico di anabolizzanti tra le province di Ferrara, Rovigo, Milano e Pavia, scoperchiato dopo l’apertura dell’inchiesta per cercare di accertare le circostanze della tragica fine di Elia Ricci, il 26enne pescatore e culturista di Goro, morto improvvisamente il 16 dicembre 2022 dopo aver accusato un malore fulminante, mentre stava rientrando a casa da una cena insieme agli amici.
In tutto sono sei le persone per cui la Procura di Ferrara ha chiesto il rinvio a giudizio: due hanno chiesto di essere processate con rito abbreviato, una di discutere l’udienza preliminare e un’altra di accedere alla messa alla prova. Un quinto imputato ha invece presentato istanza di patteggiamento a sei mesi con consenso del pm. Stralciata infine la posizione di un sesto finito alla sbarra per nullità del decreto di fissazione dell’udienza preliminare, dal momento che non gli era stato notificato l’avviso di fine indagini.
L’accusa contestata ai sei è la stessa, seppur con ruoli differenti, vale a dire l’utilizzo o somministrazione di farmaci o di altre sostanze finalizzate ad alterare le prestazioni agonistiche degli atleti. Indagate c’erano anche altri tre, ma per loro è stata avanzata richiesta di archiviazione.
Secondo la Procura, alcuni indagati avrebbero procurato o favorito l’acquisto di anabolizzanti – tra cui testosterone, testosterone enantato, nandrolone decantato e trenbolone enantato – da parte di Elia Ricci e di altri giovani, agevolandone anche l’accesso a una chat Telegram utilizzata per la compravendita delle sostanze. Altri, invece, si sarebbero occupati della vendita diretta dei prodotti o avrebbero fornito indicazioni sulle modalità di assunzione e conservazione. Nell’inchiesta compaiono così non solo gli assuntori, ma anche persone ritenute coinvolte nella detenzione, produzione e commercializzazione degli anabolizzanti. Le sostanze, una volta effettuato il pagamento, venivano poi spedite agli acquirenti tramite corrieri con consegna a domicilio.
Tra gli imputati per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio risulta esserci anche il dipendente di una farmacia della provincia di Rovigo, a cui la pm Barbara Cavallo contesta la vendita, in assenza della necessaria prescrizione medica, di farmaci dopanti e di medicinali che il culturista 26enne di Goro – e non solo – avrebbe utilizzato per attenuare eventuali effetti collaterali.
Con lui sono imputati anche un 56enne di Mesola, titolare della palestra frequentata dal giovane, e un fisioterapista 39enne di Codigoro. I due erano stati inizialmente indagati, per poi essere archiviati, nell’ambito di un’inchiesta parallela per morte come conseguenza di altro reato, aperta subito dopo la scomparsa di Ricci. L’indagine era nata dal sospetto che il giovane avesse fatto uso di sostanze dannose per l’organismo. Durante le perquisizioni, i carabinieri della Compagnia di Comacchio, insieme ai Nas, rinvennero nella palestra cocaina, hashish, numerosi farmaci detenuti senza prescrizione medica e altri prodotti illeciti. Anche il fisioterapista fu trovato in possesso di sostanze stupefacenti.
Gli accertamenti medico-legali eseguiti sul corpo del giovane avevano quindi evidenziato un’assunzione prolungata di steroidi, che potrebbe aver contribuito all’alterazione del muscolo cardiaco, su una preesistente patologia congenita. Tuttavia, non essendo stato possibile dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio il nesso causale tra l’eventuale cessione delle sostanze e la morte del giovane, la Procura ha ottenuto l’archiviazione nei confronti del titolare della palestra e del fisioterapista per quella specifica accusa.
Il procedimento tornerà in aula il 12 novembre per ammissione riti e discussione.
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