Vasco ricorda don Gallo, Corvino svela: “Donò una cospicua cifra alla sua comunità”
"Un uomo con la U maiuscola". Il racconto del direttore artistico del Comunale: quel gesto privato del rocker di Zocca per San Benedetto al Porto
"Un uomo con la U maiuscola". Il racconto del direttore artistico del Comunale: quel gesto privato del rocker di Zocca per San Benedetto al Porto
Pubblicizzava tramite noti social network un'attività di ricostruzione e decorazione unghie, oltre a servizi di manicure per le follower. Il tutto con tanto di listino prezzi dove comparivano le tariffe per le prestazioni offerte, corredate da fotografie dei lavori
L’assemblea dei soci di Cadf, riunitasi nella giornata del 20 maggio, ha deliberato la nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione della Società
Un'odissea senza fine per poter riuscire a ottenere nuovamente la propria patente. È quella denunciata dall'avvocato Aurora Bondi, legale che assiste tre clienti ai quali è stata revocata la patente di guida dopo essere stati "pizzicati" ubriachi mentre erano al volante delle loro automobili
Avrebbe sfruttato i colloqui col compagno detenuto o l'invio di pacchi postali per introdurre - o tentare di introdurre - dosi di hashish e cocaina all'interno del carcere di via Arginone. Droga che poi, stando alla ricostruzione degli investigatori, l'uomo avrebbe venduto ad altri detenuti, alimentando un giro di spaccio
Goro. Arriva una svolta importante nella duplice inchiesta aperta dalla Procura di Ferrara dopo la tragica fine di Elia Ricci, il 26enne pescatore e culturista di Goro, morto improvvisamente il 16 dicembre 2022 dopo aver accusato un malore fulminante, mentre stava rientrando a casa da una cena con gli amici.
Il gip Sandra Lepore infatti, accogliendo la richiesta della pm Barbara Cavallo, ha disposto l’archiviazione del procedimento per morte in conseguenza di altro reato aperto nei confronti di un 56enne di Mesola, titolare della palestra frequentata dal giovane, e di un fisioterapista 39enne di Codigoro.
Contestualmente, però, per gli stessi due indagati – insieme ad altre quattro persone – gli uffici della Procura hanno chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di utilizzo o somministrazione di farmaci o di altre sostanze finalizzate ad alterare le prestazioni agonistiche degli atleti.
Ma andiamo con ordine, ripercorrendo le tappe della vicenda. Elia Ricci muore il 16 dicembre 2022 e, nei giorni successivi, la Procura delega ai carabinieri del Norm di Comacchio una serie di perquisizioni domiciliari con l’obiettivo di ricostruire la filiera dello spaccio di sostanze illecite e dopanti che, secondo l’ipotesi iniziale, il giovane avrebbe potuto assumere con conseguenze fatali.
Il sospetto degli inquirenti era infatti che Ricci, appassionato di culturismo, avesse fatto uso di sostanze dannose per l’organismo. Nella palestra che frequentava, dopo la morte, i carabinieri di Comacchio insieme ai Nas rinvennero cocaina e hashish, oltre a numerosi farmaci privi di prescrizione medica e altri prodotti illeciti.
Nel registro degli indagati finiscono così il 56enne gestore della palestra (avvocato Denis Lovison) che, secondo l’ipotesi accusatoria, aveva fornito al giovane farmaci dopanti poi risultati fatali, e un fisioterapista 39enne (avvocato Andrea Marzola), trovato in possesso di sostanze stupefacenti.
Gli esiti della consulenza medico-legale affidata al medico legale Roberto Testi e al chimico-tossicologo Enrico Gerace non hanno però fornito risposte definitive, ma soltanto valutazioni di carattere generale e probabilistico.
Nel dettaglio, i due consulenti sembravano escludere che il malore di Ricci fosse stato causato direttamente da un’assunzione recente di sostanze anabolizzanti o, più in generale, di farmaci avvenuta in prossimità della morte. Al tempo stesso, hanno evidenziato come il giovane avesse certamente assunto, almeno negli ultimi 8-9 mesi precedenti alla morte, diverse sostanze anabolizzanti, tra cui testosterone, epitestosterone, boldenone e altri steroidi anabolizzanti.
Secondo gli esperti, questa assunzione cronica avrebbe provocato un’alterazione del muscolo cardiaco, tale da poter avere avuto un ruolo concausale nell’insorgenza di una morte improvvisa, verosimilmente dovuta a una disfunzione aritmica. Una condizione che si sarebbe innestata su una predisposizione patologica già presente: Ricci era infatti affetto dalla sindrome di Sindrome di Wolff-Parkinson-White, una patologia cardiaca congenita che può favorire la comparsa di tachiaritmie potenzialmente letali.
Alla fine, però non essendo stato possibile raggiungere una prova oltre ogni ragionevole dubbio, la Procura di Ferrara ha chiesto e ottenuto l’archiviazione del procedimento nei confronti del proprietario della palestra e del fisioterapista, rilevando la “mancata prova del nesso di causalità tra la condotta astrattamente ipotizzabile e l’evento”. Nelle proprie motivazione, la pm richiama inoltre l’orientamento della Corte di Cassazione, secondo cui la responsabilità di chi cede farmaci o sostanze stupefacenti può essere configurata soltanto nel caso in cui sia dimostrata la preventiva conoscenza, da parte dello stesso cedente, delle precarie condizioni di salute di cui è affetto l’assuntore.
Quel fascicolo aperto per morte in conseguenza di altro reato, fornisce l’impulso agli inquirenti per avviare un’attività di indagine molto più ampia che porta a scoperchiare un presunto traffico di anabolizzanti e sostanze dopanti tra le province di Ferrara, Rovigo, Milano e Pavia. Oltre al proprietario della palestra frequentata da Elia Ricci e al fisioterapista già coinvolti nella prima inchiesta, in questo filone parallelo ci finiscono altre sette persone, indagate con l‘ipotesi di utilizzo o somministrazione di farmaci e altre sostanze finalizzate ad alterare le prestazioni agonistiche degli atleti.
L’accusa contestata ai nove indagati è la stessa, seppur con ruoli differenti. Secondo la Procura, alcuni avrebbero procurato o favorito l’acquisto di anabolizzanti – tra cui testosterone, testosterone enantato, nandrolone decantato e trenbolone enantato – da parte di Elia Ricci e di altri giovani, agevolandone anche l’accesso a una chat Telegram utilizzata per la compravendita delle sostanze. Altri, invece, si sarebbero occupati della vendita diretta dei prodotti o avrebbero fornito indicazioni sulle modalità di assunzione e conservazione. Nell’inchiesta compaiono così non solo gli assuntori, ma anche persone ritenute coinvolte nella detenzione, produzione e commercializzazione degli anabolizzanti. Le sostanze, una volta effettuato il pagamento, venivano poi spedite agli acquirenti tramite corrieri con consegna a domicilio.
Nei guai è finito anche un dipendente di una farmacia della provincia di Rovigo. A lui, la pm Barbara Cavallo contesta la vendita, in assenza della necessaria prescrizione medica, di farmaci dopanti e di medicinali che il culturista 26enne di Goro – e non solo – avrebbe utilizzato per attenuare eventuali effetti collaterali.
Per sei dei nove indagati la Procura di Ferrara ha chiesto il rinvio a giudizio, mentre per gli altri tre è stata disposta l’archiviazione. I sei imputati, assistiti dagli avvocati Denis Lovison, Andrea Marzola, Simone Bianchi, Dario Bolognesi, Barnaba Busato e Claudio Borriello, dovranno comparire il 9 luglio davanti al giudice per l’udienza preliminare Giovanni Solinas.
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com