Ferrara Sotto le Stelle compie trent’anni e tra qualche giorno prende il via ufficialmente l’edizione 2026. Mercoledì 22, giovedì 23 e sabato 25 luglio si alterneranno sul palco del Cortile del Castello Estense i Ministri, The Notwist e Emma Nolde che saranno rispettivamente accompagnati da LoStatoBrado, Banadisa e Marta Gudidoboni. A questo si affiancheranno altri tre giorni alla Delizia Estense di Benvignate ad Argenta dove dal 28 al 30 luglio suoneranno i Kings of Convenience, i Marlene Kunz e Les Négresses Vertes.
In occasioni dei trent’anni della manifestazione abbiamo fatto qualche domanda all’attuale presidente, Mattia Antico.
Trent’anni sono un traguardo importante. Come li racconteresti, cosa è cambiato e cosa è rimasto dello spirito delle origini?
Ho avuto la fortuna di far parte di questi trent’anni, e credo che ciò che tiene insieme il Festival sia proprio uno spirito rimasto identico, quasi tramandato da chi lo ha immaginato e costruito prima di noi. Penso a Massimo Maisto, Alberto Ronchi e Roberto Roversi, a Elisa Giusti e Alice Bolognesi, a Simone Fresa, Paolo Marcolini e Paolo Vettorello e a molte altre persone che hanno fatto in modo che arrivasse fin qui. Al nostro gruppo di lavoro ripeto sempre la stessa cosa: oggi siamo gli stessi che tanti anni fa stavano sotto il palco a guardare i concerti. Forse, semplicemente, ne siamo un po’ ingenuamente innamorati.
Prima piazza Municipale, poi piazza Castello, che ha segnato la manifestazione, e ora il Cortile del Castello. Qual è il legame con la città e i suoi luoghi?
Il Cortile del Castello è un luogo che a Ferrara Sotto le Stelle è sempre appartenuto, e mi riporta a quello che dicevo prima: anche lì, da spettatore sotto il palco, conservo il ricordo di concerti bellissimi. Ciò che lega tutti questi spazi è la volontà di costruire un “festival boutique”, come lo definisce il nostro direttore artistico Corrado Nuccini. Ovvero un festival che privilegia qualità, identità artistica e cura dell’esperienza rispetto ai grandi numeri, valorizzando luoghi di pregio e un rapporto meno massificato con il pubblico.
Tra queste piazza Castello, con i suoi sanpietrini, è diventata il luogo simbolo. Vi manca quella piazza?
Non inseguiamo le capienze: stiamo bene nel percorso che stiamo facendo. Quella piazza, oggi, è cambiata; sarebbe comunque diversa, tutta da ripensare. Non nascondo che in questi anni non siano mancate occasioni e suggestioni, ma lo ripeto volentieri: ci piace quello che stiamo costruendo, poi vedremo quello che succederà.
In trent’anni sono passati sul vostro palco artisti come Bob Dylan, Radiohead, Patti Smith, Lou Reed, Franco Battiato e tanti altri. Quale di questi avresti voluto organizzare? E oggi quale potrebbe essere il sogno?
Tutti, probabilmente. Il manifesto di Bob Dylan è ancora appeso in ufficio. Il mio sogno, però, è che Ferrara Sotto le Stelle prosegua per altri trent’anni, sapendo innovarsi senza tradire ciò che siamo. Finora ci siamo tolti molte soddisfazioni: la speranza è continuare così.
Quali sono oggi le principali sfide per un festival indipendente: sostenibilità economica, concorrenza, ricambio del pubblico o altro?
La sostenibilità economica, prima di ogni altra cosa. Il mercato è impazzito, e per chi come noi prova a lavorare con almeno un anno di anticipo fare previsioni è diventato complicato. Non è una questione di concorrenza, ma è un dato di fatto: i festival sono aumentati, e con loro i costi.
Raccontaci la line up di quest’anno e come avete scelto gli artisti?
La lineup indaga a trecentosessanta gradi l’universo musicale, privilegiando la qualità e guardando come sempre all’internazionalità. Abbiamo aperto con due anteprime pazzesche, Tom Smith degli Editors e i Tortoise. Ora ci godiamo questo fine luglio tra Ferrara e Argenta, tenendo insieme lo sguardo internazionale e l’offerta italiana.
Quanto lavoro c’è dietro la costruzione di un’edizione del festival? Quando iniziate a programmare?
Tanto. Oggi stiamo già ragionando sull’edizione del 2027. Tutto nasce dalla nostra rete, che ha radici nell’Arci, e passa da un lavoro costruito a livello regionale con la rete SOLIDO. È anche grazie a ció che i nostri concerti possono avere in apertura artisti emiliano-romagnoli che stanno scrivendo un pezzo di nuova storia musicale.
Come immagina Ferrara Sotto le Stelle tra altri dieci anni?
Intanto con un Presidente diverso, questo è poco ma sicuro. Mi piacerebbe che continuassero ad arrivare le persone che cantavano le canzoni dei loro gruppi del cuore sotto i nostri palchi. Guarda, chi suona sul palco, per me, è davvero l’ultimo dei problemi: alla fine scende e se ne va. Chi resta, ogni giorno, è chi sta dietro le quinte, paga le fatture, sposta le transenne e spilla le birre. Per questo ci tengo a ricordare il nostro amico Mirco Biavati, che ci ha lasciati qualche mese fa: c’era dal primo giorno, sempre dietro le quinte. La trentesima edizione è dedicata a lui. Ecco, tra dieci anni vorrei veder continuare questo spirito.
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