La sentenza del TAR che impone al Comune di individuare una sede alternativa a Piazza Ariostea per il Ferrara Summer Festival non è soltanto una vicenda amministrativa. È un richiamo a un principio che dovrebbe guidare ogni scelta pubblica: una città non si governa per compartimenti stagni.
Ferrara è un ecosistema urbano. Con questo, non intendiamo soltanto l’ambiente naturale, ma l’insieme delle relazioni che tengono viva una città: persone, imprese, servizi, cultura, mobilità, patrimonio, spazi pubblici e natura. Quando uno di questi elementi cambia, tutti gli altri ne risentono.
È per questo che ogni scelta pubblica va valutata nel suo insieme.
Ogni decisione modifica un equilibrio. Un grande evento non riguarda soltanto il luogo che lo ospita. Coinvolge il patrimonio storico, la mobilità, l’ambiente, il commercio, il turismo, la sicurezza, la qualità della vita dei residenti e, nel caso di Ferrara, anche le responsabilità che derivano dall’essere una città riconosciuta dall’UNESCO.
Per questo sorprende che, dopo anni di confronto mancato, ci si trovi oggi costretti a decidere in poche settimane quale sarà la nuova sede del Ferrara Summer Festival.
La sentenza del TAR ha messo fine a una lunga fase di ostinazione amministrativa. Ma il rischio è che, archiviata Piazza Ariostea, si ripeta lo stesso errore: cercare rapidamente un’altra location senza affrontare la questione nel suo insieme.
Tra le ipotesi più citate c’è il Parco Urbano Giorgio Bassani.
È comprensibile guardare a uno spazio così ampio. Ma è altrettanto doveroso chiedersi quali conseguenze potrebbe produrre una scelta di questo tipo.
Il Parco Urbano è uno dei principali patrimoni ambientali della città. Fa parte del sistema paesaggistico delle mura rinascimentali e contribuisce a quell’equilibrio che rende Ferrara una città unica. Anche qui entrano in gioco la tutela ambientale, la mobilità, il rumore, la sicurezza, la fruizione quotidiana del parco e la salvaguardia di un patrimonio riconosciuto a livello internazionale.
Non è una questione di essere favorevoli o contrari ai concerti.
È una questione di metodo.
In queste ore Ascom e FIPE hanno espresso il desiderio che Piazza Ariostea continui a ospitare il Summer Festival. È una posizione comprensibile. I grandi eventi producono economia, lavoro e attrattività. Sarebbe sbagliato ignorarlo.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato ridurre il dibattito al solo ritorno economico.
Una città è fatta anche di residenti, di spazi pubblici, di ambiente, di beni culturali e di servizi. Ognuno guarda la città da una prospettiva diversa e tutte queste prospettive sono legittime.
Il compito della politica non è scegliere quale interesse debba prevalere.
Il compito della politica è costruire un equilibrio.
Ed è proprio questo che significa governare un ecosistema.
L’impressione, invece, è che negli ultimi anni Ferrara abbia affrontato questa vicenda come una somma di problemi separati: prima la promozione turistica, poi le proteste dei residenti, quindi i ricorsi, infine la ricerca di una nuova sede.
Manca una visione complessiva.
Se fosse esistito un confronto vero tra Amministrazione, opposizioni, categorie economiche, enti di tutela, organizzatori e cittadini, probabilmente oggi Ferrara disporrebbe già di un Piano Eventi, con criteri chiari per la scelta delle sedi e valutazioni preventive degli impatti.
Invece il tempo stringe.
Ed è proprio quando il tempo stringe che diventa ancora più importante fermarsi a ragionare.
Perché una decisione presa in fretta rischia di risolvere un problema aprendone altri.
Per questo crediamo che la città abbia bisogno di una pianificazione stabile: un Piano Eventi, criteri pubblici e trasparenti, valutazioni ambientali, economiche e sociali e, se necessario, la progettazione di uno spazio realmente vocato a ospitare manifestazioni di maggior richiamo.
Non per ostacolare il Ferrara Summer Festival.
Al contrario.
Per garantirgli un futuro certo, insieme alla tutela del patrimonio storico e ambientale e alla qualità della vita dei cittadini.
La sentenza del TAR non ci consegna soltanto una scadenza. Ci offre un’opportunità.
Quella di cambiare metodo.
Sarà il momento in cui Ferrara avrà iniziato a governare sé stessa come una città del XXI secolo.
La Comune di Ferrara
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