È tornato in aula il processo per la tragica morte di Alessio Maini, il centauro 38enne che, nell’agosto del 2023, perse la vita in un terribile incidente stradale avvenuto lungo via Canonici, dopo aver perso il controllo della propria motocicletta. Alla sbarra, con l’accusa di omicidio colposo, c’è la proprietaria della Citroën C3 contro cui la moto andò a schiantarsi prima dell’impatto fatale. La donna, difesa dall’avvocato Antonio Boldrini, è stata sentita durante l’udienza di ieri (martedì 7 luglio) mattina.
Secondo il sostituto procuratore Stefano Longhi infatti, in quei tragici istanti, la vettura era parcheggiata in una zona in cui non poteva stare. Vale a dire in prossimità della curva su cui s’innesta l’incrocio tra via Canonici e via Pareschi, e quindi in divieto di sosta. Quella condotta comportò due contravvenzioni: la prima per aver parcheggiato in senso contrario rispetto alla normale direzione di marcia, la seconda per averlo fatto in corrispondenza di un’intersezione.
A questo proposito, davanti alla giudice Valentina Camurri del tribunale di Ferrara, rispondendo alle domande, l’imputata ha spiegato che parcheggiare in quel punto era diventata una consuetudine, non solo per lei ma anche per chi frequentava abitualmente la zona. Proprio per questo, ha sostenuto di non aver mai pensato di essere in contravvenzione, anche perché, a suo dire, le uniche multe venivano elevate il giovedì, quando era in vigore il divieto di sosta per consentire il lavaggio della strada.
Durante l’udienza sono stati ascoltati anche gli ingegneri Jerri Mancini e Alfonso Micucci, rispettivamente consulenti di Procura e difesa, che hanno illustrato gli esiti delle consulenze effettuate per ricostruire la dinamica del sinistro.
Nella propria relazione, oltre a evidenziare la velocità eccessiva con cui procedeva la motocicletta, superiore al limite di 50 chilometri orari previsto in quel tratto di strada, Mancini aveva escluso qualsiasi nesso di causalità tra la caduta del centauro e la buca presente sull’asfalto, poi rattoppata poche ore dopo l’incidente dagli operai del Comune con una colata di asfalto fresco. Secondo il consulente della Procura, infatti, Maini avrebbe perso autonomamente il controllo della moto ancora prima di raggiungere la buca, escludendo così un coinvolgimento diretto delle condizioni del manto stradale, pur giudicate non ottimali.
Su quest’ultimo aspetto è stato nel frattempo aperto un secondo filone d’indagine, parallelo al procedimento in corso, in seguito alla consulenza tecnica di parte fatta eseguire dai genitori di Maini, assistiti dall’avvocata Khety Bracchi. La parte civile già ieri mattina aveva chiesto che questa relazione venisse acquisita agli atti del processo contestualmente all’ascolto del consulente. Sull’istanza dovrà pronunciarsi la giudice Valentina Camurri durante la prossima udienza, fissata il 23 settembre.
Micucci invece, consulente della difesa, sostiene che la posizione della Citroën C3 dell’imputata non avrebbe avuto alcun ruolo nella dinamica dell’incidente. Pur essendo parcheggiata in prossimità di un incrocio a T, il consulente ha spiegato che quel punto non potesse essere qualificato come area di intersezione, in quanto non interessato dall’incrocio dei flussi veicolari. Di conseguenza, la sosta del veicolo, a suo giudizio, non costituiva un ostacolo alla circolazione.
Subito dopo l’accaduto, tre testimoni presenti nei pressi del pub Rhein & Meuse – ascoltati dagli agenti della polizia locale – avevano riferito di aver visto Maini salire in sella alla motocicletta per l’ultima volta e partire. Pochi secondi dopo, avevano udito un forte rumore, provocato dall’impatto. Raggiunto il luogo dell’incidente, lo avevano trovato a terra, ormai esanime, senza che ci fosse più nulla da fare. I sanitari del 118, intervenuti con ambulanza e automedica, nonostante ogni tentativo di rianimazione, non avevano infatti potuto fare altro che constatare la morte del 38enne, avvenuta a causa di un grave trauma cranico.
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