Attualità
7 Luglio 2026
Sola su uno scoglio e senza diversità genetica. Lo studio è stato pubblicato il 28 marzo 2026 sulla rivista Heredity

La scoperta di Unife. Lucertola rarissima sfida il rischio di estinzione alle Eolie

di Redazione | 3 min

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Una piccola lucertola sopravvive da tempo su uno scoglio vulcanico al largo di Filicudi, in uno degli ambienti più isolati del Mediterraneo. È la Podarcis raffonei, conosciuta come lucertola delle Eolie: una specie rarissima, presente solo in pochi nuclei dell’arcipelago, oggi al centro di uno studio internazionale coordinato dall’Università di Ferrara.

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Heredity, porta alla luce un dato sorprendente: una delle popolazioni analizzate, quella dello scoglio La Canna, presenta il livello di diversità genetica più basso finora osservato in un eucariote selvatico studiato a livello genomico. In media, le ricercatrici e i ricercatori hanno individuato un solo sito variabile ogni 300 mila basi del genoma.

La ricerca si è concentrata su due popolazioni di lucertola delle Eolie, presenti a La Canna e a Strombolicchio, confrontandole con una specie affine e molto più diffusa, la lucertola siciliana. L’obiettivo era indagare il rapporto tra diversità genomica e carico genetico, cioè l’accumulo di mutazioni potenzialmente dannose, in popolazioni molto piccole e isolate.

“Questa popolazione rappresenta un caso straordinario per la genomica della conservazione“, spiega Maëva Gabrielli, prima autrice dello studio, già postdoc all’Ateneo ferrarese e oggi al Centre de Recherche sur la Biodiversité et l’Environnement di Tolosa. “La sua variabilità genetica è così ridotta da renderla estremamente fragile, ma allo stesso tempo ci permette di studiare fino a che punto una popolazione naturale può persistere nonostante una forte erosione genetica”.

La perdita di diversità genetica è considerata uno dei principali fattori di rischio per le specie minacciate. Quando una popolazione si riduce a pochi individui e rimane isolata, aumenta infatti la probabilità che mutazioni sfavorevoli si accumulino o diventino più evidenti nelle generazioni successive, compromettendo la capacità di adattamento e sopravvivenza.

Eppure, il caso della lucertola delle Eolie mostra un quadro più complesso. Nonostante la bassissima variabilità genetica della popolazione di La Canna, il carico genetico effettivamente espresso risulta paragonabile a quello osservato nella popolazione di Strombolicchio, più numerosa e geneticamente più variabile.

“Il risultato suggerisce che una popolazione può sopravvivere anche con una diversità genetica molto bassa, purché il peso delle mutazioni dannose rimanga entro limiti compatibili con la sopravvivenza”, sottolinea il Giorgio Bertorelle, Professore del Dipartimento di Scienze della vita e biotecnologie dell’Università di Ferrara e coordinatore del gruppo. “È un’informazione importante, perché aiuta a distinguere tra perdita di variabilità genetica e reale aumento del rischio di estinzione“.

Le conclusioni dello studio offrono indicazioni rilevanti per la tutela della lucertola delle Eolie, specie già considerata ad alto rischio per la ridotta dimensione delle sue popolazioni, l’isolamento geografico e la pressione esercitata da fattori ambientali e antropici.

Proteggere questi nuclei residui significa preservare una specie unica, ma anche monitorarne nel tempo la salute genetica. L’analisi genomica può infatti fornire strumenti preziosi per valutare la vulnerabilità delle popolazioni, individuare segnali di rischio e orientare eventuali interventi di conservazione.

“Le popolazioni molto piccole non sono tutte uguali dal punto di vista genetico”, conclude Bertorelle. “Capire come varia il carico genetico e come questo interagisce con la storia evolutiva di ciascuna popolazione è essenziale per costruire strategie di conservazione più efficaci e basate su evidenze scientifiche”.

Lo studio, dal titolo The relationship between genomic variation and genetic load: insights from small island populations, è stato pubblicato il 28 marzo 2026 sulla rivista Heredity.

Autrici e autori della ricerca sono Maëva Gabrielli, Andrea Benazzo, Roberto Biello, Alessio Iannucci, Daniele Salvi, Gentile Francesco Ficetola, Claudio Ciofi, Emiliano Trucchi e Giorgio Bertorelle. Per l’Università di Ferrara partecipato Maëva Gabrielli, Andrea Benazzo, Roberto Biello e Giorgio Bertorelle, del Dipartimento di Scienze della vita e biotecnologie. Lo studio è stato sostenuto dall’Università di Ferrara e finanziato dal progetto Miur Prin PRIN 2017 coordinato dal professor Bertorelle.

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