Sono stati recentemente eseguiti, presso l’Ospedale di Cona, due interventi di cistectomia radicale robotica con procedure di alta complessità per il trattamento delle neoplasie infiltranti della vescica ad elevata aggressività.
I due interventi sono stati realizzati dall’équipe dell’Unità Operativa di Urologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara, diretta da Carmelo Ippolito (in sala operatoria con lui Grazia Maria Conti) e dall’équipe dell’Unità Operativa di Urologia dell’Azienda Usl di Ferrara, diretta da Maurizio Simone (con Martina Bandi e Carlo Roveroni) rispettivamente su una paziente di sesso femminile e su un paziente di sesso maschile.
Le due procedure si inseriscono in un percorso di consolidamento della chirurgia robotica urologica ferrarese, avviato nel dicembre 2024, che ha progressivamente ampliato l’utilizzo della piattaforma robotica anche agli interventi oncologici e ricostruttivi di maggiore complessità. In questo contesto, la cistectomia radicale robotica con la tecnica innovativa utilizzata nei due casi (denominata derivazione ileale intracorporea) rappresenta uno degli interventi tecnicamente più avanzati della chirurgia urologica mininvasiva.
La cistectomia radicale è un intervento complesso che prevede l’asportazione della vescica e la successiva ricostruzione del tratto urinario mediante l’utilizzo di un segmento intestinale. Tradizionalmente questa procedura viene eseguita con tecnica chirurgica “open”, attraverso un’ampia incisione addominale. L’approccio robotico consente invece di eseguire sia la fase demolitiva sia quella ricostruttiva con tecnica mininvasiva, riducendo l’impatto chirurgico sul paziente. La derivazione ileale intracorporea rappresenta a sua volta una delle fasi tecnicamente più avanzate dell’intervento: il tratto intestinale utilizzato per la ricostruzione urinaria viene isolato e preparato direttamente all’interno dell’addome, con l’ausilio della piattaforma robotica.
I principali vantaggi della chirurgia robotica in questo ambito riguardano la maggiore precisione dei gesti chirurgici, la migliore visione tridimensionale del campo operatorio, la minore invasività, il contenimento del dolore post-operatorio, una più rapida ripresa della funzionalità intestinale e un potenziale recupero post-operatorio più favorevole rispetto alla chirurgia tradizionale.
«La possibilità di eseguire interventi complessi come questi conferma il livello di maturità raggiunto dalla chirurgia robotica urologica a Ferrara – sottolineano i direttori -. Si tratta infatti di procedure che richiedono competenze specifiche, esperienza in chirurgia oncologica maggiore e un forte lavoro di squadra».
L’attività robotica urologica ferrarese si inserisce in un percorso più ampio di sviluppo della chirurgia mininvasiva. Da inizio 2024, le due Unità Operative di Urologia hanno complessivamente eseguito 362 interventi di chirurgia robotica.
La collaborazione e la crescita parallela delle due Unità Operative di Urologia rappresentano un elemento qualificante dell’offerta assistenziale ferrarese, rafforzando la capacità del sistema di rispondere a patologie complesse con tecnologie innovative e competenze specialistiche integrate.
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