Politica
1 Luglio 2026
Il sottosegretario interviene sulla querelle che vede protagonista il gerarca fascista di cui si discuterà in un dibattito al Festival delle Città identitarie

Balboni: “Balbo fondò lo squadrismo ma fu anche molto altro”

di Redazione | 3 min

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Il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni (FdI) interviene sul dibattito che sta scuotendo Ferrara negli ultimi giorni, quello su Italo Balbo e il suo accostamento a figure come Florestano Vancini e Giorgio Bassani durante uno dei dibattiti del Festival Città Identitarie.

“Italo Balbo – afferma il sottosegretario e senatore – fu uno dei fondatori dello squadrismo, è vero. Fu uno dei quattro quadrumviri che guidarono la marcia su Roma, altrettanto vero. Ma Italo Balbo non fu soltanto questo. Fu molto altro”.

Ricorda quello che, sostiene, “molti vorrebbero dimenticare”. Balbo “fu il fondatore dell’aeronautica italiana, il trasvolatore celebrato in tutto il mondo, il governatore della Libia, dove fu mandato in dorato esilio da Mussolini perché lo temeva più di ogni altro”.

“Fu uno dei pochi – prosegue Balboni – ad opporsi apertamente all’alleanza con Hitler e a condannare le leggi razziali, tanto che, quando vennero promulgate, volò dalla Libia a Ferrara per manifestare davanti a tutti la sua solidarietà al podestà Renzo Ravenna, che a causa di quell’infamia era in procinto di essere rimosso dalla carica. Morì a soli 44 anni, abbattuto dalla contraerea italiana per un tragico errore”.

Per il senatore proprio la sua morte consegna l’impossibilità di sapere “quali scelte avrebbe compito, dopo la caduta del regime, nella nuova Italia democratica”. Un’Italia che, “allora, nei primi anni del dopoguerra, seppe perdonare i vinti più di quanto accettano di fare oggi certi antifascisti in servizio permanente effettivo, ad oltre 80 anni dalla fine del fascismo”.

Balboni ricorda quindi che “uno dei primi presidenti della Repubblica fu un ex sottosegretario di Mussolini”. Si riferisce a Giovanni Gronchi che non aderì mai al fascismo, partecipò all’Aventino e decadde da parlamentare con la promulgazione nel 1926 delle leggi Fascistissime. Altra citazione la merita Gaetano Azzariti che fu “il primo presidente della Corte Costituzionale” ma anche “un magistrato che aveva presieduto il Tribunale della razza, il più odioso Tribunale speciale fascista.

Ecco dunque che secondo il sottosegretario sarebbe “quindi persino possibile che, abbracciata la democrazia come quasi tutti gli italiani che erano stati fascisti, Balbo avrebbe trovato il modo di rendersi utile alla ricostruzione del Paese, mettendo al servizio della Nazione le sue indiscutibili capacità”.

“Ed è persino probabile – aggiunge – che gli antifascisti di allora (quelli che il fascismo lo avevano combattuto davvero, a rischio della propria vita) non avrebbero disdegnato il suo contributo”.

Per questi motivi “condannare Balbo alla damnatio memoriae perché partecipò da protagonista all’avvento del fascismo” sarebbe per Balboni “semplicistico, riduttivo e quindi antistorico”.

Più utile, sarebbe per il senatore, “indagare la sua poliedrica personalità e, soprattutto, visto che stiamo parlando dell’identità della nostra città, ciò che evidentemente, anche in questo caso, molti vorrebbero dimenticare, ossia il ruolo decisivo che ebbe nello sviluppo della Ferrara tra le due guerre”.

Ricorda la così detta “Addizione Novecentista, da lui voluta insieme ai suoi più stetti collaboratori ed amici, tra cui figure eccezionali come Renzo Ravenna e Nello Quilici”. “Per non parlare della terza pagina del Corriere Padano – aggiunge -, una delle più vivaci e libere dell’intero giornalismo nazionale, aperta alle correnti narrative e artistiche italiane, anche d’avanguardia. Ci scrivevano Papini, Bassani, Modigliani, De Pisis e tantissimi altri protagonisti assoluti della cultura e dell’arte. Che dire poi del Palio se non che senza Balbo, che lo reinventò nel 1933 in occasione delle celebrazioni ariostesche ( anch’esse da lui volute), semplicemente non esisterebbe. Così come non esisterebbe l’area industriale, da lui progettata sulle sponde del Po per sfruttare l’asta navigabile del grande fiume. Un secolo fa”.

Balboni dice di poter “continuare ancora a lungo” con questa sua illustrazione. E aggiunge: “Studiare il ruolo decisivo che ha avuto Balbo nel costruire la Ferrara che abbiamo ricevuto in eredità, non significa giustificare o celebrare le sue gesta di fascista, significa soltanto non rinunciare a capire come siamo diventati ciò che siamo, seppur tra tanti errori. Significa, insomma, comprendere la Storia nella sua complessità e tralasciare la propaganda”.

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