Il numero dell’11 giugno di Nature ha dedicato la copertina al primo risultato dell’esperimento Juno (Jiangmen Underground Neutrino Observatory), il rivelatore di neutrini di nuova generazione entrato in funzione nell’agosto 2025 nella Cina meridionale, frutto di una collaborazione internazionale che riunisce oltre 700 ricercatori di 75 istituzioni in 17 paesi. Tra i coautori dell’articolo c’è il team del Laboratorio di Tecnologie Nucleari Applicate all’Ambiente del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra dell’Università di Ferrara e della Sezione di Ferrara dell’Infn, che partecipa alla collaborazione fin dalle sue origini contribuendo con la propria esperienza nello studio dei geoneutrini, le particelle prodotte dalla radioattività naturale del nostro pianeta.
L’obiettivo di Juno è misurare con precisione senza precedenti gli antineutrini prodotti dai reattori nucleari, i geoneutrini emessi dall’interno della Terra e i neutrini provenienti dal Sole, per rispondere ad alcune delle domande ancora aperte della fisica fondamentale, prima fra tutte quella sull’ordinamento delle masse dei neutrini. Il rivelatore, una sfera di acrilico contenente 20000 tonnellate di scintillatore liquido osservata da oltre 45000 fotomoltiplicatori, ha già superato le aspettative: con i primi 59 giorni di dati ha misurato due dei parametri che governano le oscillazioni dei neutrini, sin2θ12 e Δm221, migliorando di un fattore 1.6 la precisione ottenuta combinando tutte le misure raccolte in oltre vent’anni di esperimenti.
“L’Infn ha creduto in questa impresa fin dall’inizio e la sostiene da oltre un decennio con un finanziamento cospicuo, che lo rende il secondo contributore internazionale dell’esperimento”, commenta Roberto Calabrese, direttore della Sezione Infn di Ferrara. “La nostra sezione è attiva nella collaborazione dal 2015 ed è stata tra le fondatrici dell’esperimento: un impegno di lunga data che condividiamo con altre sei sezioni italiane e con i Laboratori Nazionali di Frascati, e che oggi vediamo ripagato da un risultato di assoluto rilievo”.
“Questo risultato è la punta di un iceberg di attività di ricerca in cui il Dipartimento è leader a livello internazionale», osserva Paolo Natoli, direttore del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra dell’Università di Ferrara. “Il nostro investimento sui giovani passa attraverso numerose borse di dottorato e una laurea magistrale in lingua inglese, che quest’anno hanno attratto molti studenti e giovani ricercatori dall’estero. Ed è anche grazie all’entusiasmo, alla passione e alle competenze di questi giovani che risultati come questo diventano possibili”.
“A Ferrara coordiniamo l’analisi dei geoneutrini, un ambito in cui il nostro laboratorio ha una lunga tradizione e al quale Juno dedicherà misure specifiche nei prossimi anni”, racconta Virginia Strati, che coordina il gruppo internazionale della collaborazione dedicato all’analisi dei geoneutrini. “Sono inoltre particolarmente lieta di annunciare che dal 19 al 23 ottobre 2026 Ferrara ospiterà il meeting europeo della collaborazione: accoglieremo un centinaio di scienziati da tutto il mondo, a conferma del ruolo che il nostro gruppo si è ritagliato all’interno dell’esperimento”.
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com