Il cambiamento climatico sta mettendo sotto pressione il sistema agricolo del Ferrarese e dell’intero bacino del Po. Non si tratta soltanto di una diminuzione delle risorse idriche, ma di una crescente irregolarità delle precipitazioni, dell’aumento delle temperature e di una maggiore domanda d’acqua da parte delle colture. Per questo Confcooperative Romagna-Estense chiede un piano straordinario di adattamento climatico e sicurezza idrica, capace di accelerare investimenti e semplificare la realizzazione delle infrastrutture necessarie.

Pierluigi Randi, presidente Ampro
“Nel bacino del Po le piogge non stanno scomparendo, ma sono sempre più concentrate in episodi intensi alternati a lunghi periodi asciutti – spiega Pierluigi Randi, presidente dell’Associazione Meteorologi Professionisti (Ampro) –. Una quota crescente dell’acqua defluisce rapidamente senza ricaricare adeguatamente falde e serbatoi naturali. A questo si aggiunge l’aumento delle temperature, che accelera evaporazione ed evapotraspirazione, riducendo la disponibilità effettiva della risorsa idrica. Nel Ferrarese, inoltre, la riduzione delle portate estive del Po, la minore persistenza dell’innevamento alpino e la crescente domanda irrigua rendono sempre più frequenti le situazioni di stress idrico”.
Le conseguenze per il mondo agricolo sono già evidenti. “Temperature più elevate e ondate di calore più frequenti aumentano il fabbisogno irriguo proprio nei momenti in cui l’acqua è meno disponibile – afferma Michele Mangolini, vicepresidente vicario di Confcooperative Romagna-Estense e presidente della cooperativa agricola Casa Mesola –. Cresce inoltre l’incertezza produttiva: alle difficoltà legate alla siccità si sommano gli effetti del caldo estremo sulle colture, il rischio di fitopatie e la diffusione di nuovi parassiti. Nel Ferrarese pesa anche la vulnerabilità del Delta del Po, dove la risalita del cuneo salino torna a rappresentare una minaccia concreta per la qualità delle acque irrigue e per la fertilità dei terreni”.
Per Confcooperative Romagna-Estense è necessario passare rapidamente dalla gestione delle emergenze a una strategia strutturale di adattamento.

Michele Mangolini, vicepresidente vicario di Confcooperative Romagna-Estense
“Serve un grande piano per la sicurezza idrica e l’adattamento climatico che modernizzi un sistema infrastrutturale progettato per un clima che non esiste più – conclude Mangolini –. Le imprese agroalimentari sono pronte a investire nella realizzazione di invasi e sistemi di accumulo a beneficio dell’agricoltura e delle comunità, ma oggi le procedure autorizzative restano troppo complesse. Occorre riconoscere l’urgenza di questi interventi e renderli concretamente realizzabili. Il tema non riguarda solo i campi e le produzioni agricole: quando manca l’acqua rischia di fermarsi anche l’agroindustria. In passato è già accaduto che alcune aziende abbiano dovuto rallentare o sospendere l’attività perché i pozzi si erano prosciugati nei mesi estivi. Le nostre imprese utilizzano sistemi misti, tra acquedotto e pozzi privati, ma se la risorsa non è disponibile si interrompe la trasformazione dei prodotti e si mettono a rischio posti di lavoro. Per questo parliamo di una vera e propria emergenza economica e occupazionale: oltre alla cassa integrazione causata dal caldo estremo, rischiamo una sorta di “cassa integrazione climatica” legata alla mancanza d’acqua lungo tutta la filiera agroalimentare”.
Sul fronte meteorologico, l’intensa ondata di calore che sta interessando gran parte dell’Europa continuerà a coinvolgere anche l’Emilia-Romagna almeno fino ai primi giorni di luglio. “Il picco è atteso tra il 28 giugno e il 2 luglio – conclude Randi – con temperature massime che potranno raggiungere i 38-40 gradi e notti tropicali con valori spesso superiori ai 20 gradi. Una graduale attenuazione del caldo è possibile nella prima settimana di luglio, ma permane ancora un margine di incertezza sull’evoluzione successiva”.
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