Lo spostamento del mercato del lunedì è un “disastro”. A dichiararlo è Confesercenti e i tanti operatori che denunciano una riduzione degli incassi tra il 70% e l’80%, un vero e proprio crollo e “non un ‘calo’ nel senso elegante e rassicurante con cui si usa la parola nei resoconti amministrativi”.
I numeri sono stati raccolti da Anva Confesercenti Ferrara e, come spiega il presidente Giovanni Finotelli, “non lasciano spazio alle interpretazioni di comodo”. “Qui – dice – non si tratta di un’opinione, ma di un dato: gli operatori ambulanti registrano cali di fatturato che in molti casi superano il 70%, e a questo si aggiunge la perdita di un’intera fascia di clientela che ogni lunedì arrivava dalla provincia per unire la spesa al mercato alle commissioni in città. Chi ha deciso questo trasferimento aveva promesso più ordine e più qualità. Quello che abbiamo ottenuto è meno clientela, meno fatturato e meno futuro per chi lavora ogni giorno tra quelle bancarelle.”
A dimostrazione di ciò ci sarebbe anche “il calo di utilizzo del parcheggio Kennedy, che un tempo serviva direttamente l’area mercatale”. Un calo che “racconta meglio di qualunque slide istituzionale cosa sia davvero cambiato in città il lunedì”.
“Per questo – aggiunge Finotelli – non chiediamo un favore, ma una correzione di rotta: il ritorno del mercato in una collocazione centrale, eventualmente nella stessa area già utilizzata per il mercato del venerdì, come avviene da anni in città vicine alla nostra senza che nessuno se ne sia fatto un problema. Non servono nuovi studi, nuove commissioni o nuovi tavoli tecnici: servono decisioni, e servono adesso, prima che chiudano altre attività.”
Al calo di fatturato dichiarato all’associazione dalla quasi totalità degli operatori, si aggiunge un altro elemento, quello della perdita della provincia. Confesercenti spiega infatti che il lunedì era il giorno in cui chi viveva fuori città univa la spesa al mercato ad altre commissioni in centro: la banca, l’ufficio, la visita, la commessa da ritirare.
Attività che nella nuova collocazione periferica, isolata dal resto delle attività cittadine, non si collegano più al passaggio al mercato e quel flusso si è in larga parte dissolto. “Non perché – spiega Confesercenti – i clienti della provincia abbiano smesso di esistere, ma perché hanno smesso di trovare una ragione per fermarsi”.
L’associazione parla di come criticità raccolte nelle interviste compongano un quadro che “definire prevedibile è quasi un complimento: mancanza di parcheggi nelle immediate vicinanze dell’area mercatale, distanza eccessiva dai punti di sosta disponibili, assenza del tessuto commerciale circostante che nel centro storico generava un passaggio spontaneo e continuo di residenti, lavoratori e turisti”.
Si tratta di elementi che “chiunque conosca anche superficialmente il funzionamento di un mercato avrebbe potuto segnalare prima, non dopo, la firma del provvedimento”. “Ma si sa – concludono -, a Ferrara, come altrove, certe decisioni si prendono spesso a tavolino e la realtà si scopre solo dopo, quando ormai il danno è fatto e qualcun altro deve occuparsi di ripararlo“.
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