Una mozione per chiedere al Comune di Ferrara di uscire dalla rete delle Città Identitarie e dalla relativa fondazione, interrompendo al tempo stesso il sostegno a iniziative che, secondo le opposizioni, rischiano di promuovere una rilettura celebrativa del fascismo e dei suoi protagonisti. A presentarla sono i gruppi consiliari del Partito Democratico, Lista Civica Anselmo, La Comune e Movimento 5 Stelle.
Il documento prende le mosse dalla variazione di bilancio approvata dall’amministrazione comunale nell’aprile scorso e ratificata dal Consiglio comunale il 27 maggio, con cui sono stati destinati 60mila euro all’organizzazione del XII Festival delle Città Identitarie, in programma a Ferrara dal 2 al 5 luglio. Di questi, evidenziano i firmatari, 29.803 euro derivano da un contributo del Ministero della Cultura, mentre 30.196 euro sono stati reperiti attraverso una riduzione delle risorse destinate a borse di studio, tirocini e stage.
Secondo le minoranze, il nodo principale riguarda però la presenza di Italo Balbo tra le figure al centro della manifestazione. Nella mozione viene ricordato che l’evento inaugurale del festival, previsto in piazza Municipale, porta il titolo “Ferrara città identitaria: da Lucrezia Borgia a Italo Balbo”.
I consiglieri contestano in particolare la descrizione dell’ex gerarca fascista diffusa dagli organizzatori e rilanciata attraverso i canali istituzionali del Comune, dove Balbo viene definito un “uomo carismatico, visionario e di grande temperamento ma molto discusso per la sua adesione al Fascismo”.
Per i firmatari della mozione si tratta di una rappresentazione inaccettabile. Nel testo si afferma infatti che “la volontà di riabilitare la figura storica di Italo Balbo, principale organizzatore del feroce squadrismo padano e poi esponente di primo piano del regime fascista” ha suscitato “lo sdegno di tanti ferraresi nonché delle principali associazioni antifasciste e democratiche”.
Le opposizioni ricordano il ruolo svolto da Balbo negli anni dello squadrismo, attribuendogli “la responsabilità politica e morale di numerosi atti di violenza politica ed efferati delitti”, tra cui viene citato l’assassinio di don Giovanni Minzoni nel 1923. Nel documento trovano spazio anche ampi richiami agli scritti dello stesso Balbo, che nel suo “Diario 1922” descriveva l’organizzazione delle squadre fasciste e definiva quel periodo come una “scuola del comando” fondata sull'”esaltazione della violenza come il mezzo più rapido e definitivo per raggiungere il fine rivoluzionario”.
La mozione si sofferma inoltre sul periodo in cui Balbo fu governatore della Libia, sostenendo che la sua figura non possa essere separata dal progetto coloniale fascista e dal sistema di occupazione e subordinazione delle popolazioni locali. Per questo motivo, secondo i consiglieri, “la figura storica e politica di Italo Balbo non può essere celebrata acriticamente come uno dei tanti ‘personaggi che hanno dato identità culturale alla città di Ferrara’”.
Nel documento vengono contestate anche le modalità con cui il Comune ha aderito alla Fondazione Città Identitarie, promossa dall’associazione CulturaIdentità, e il finanziamento pubblico destinato all’iniziativa. Le minoranze definiscono infatti “da rifiutare la scelta dell’Amministrazione di stornare fondi pubblici destinati al diritto allo studio per finanziare un’operazione ideologica di una fondazione privata”.
Con la mozione, le opposizioni chiedono dunque all’amministrazione comunale di ritirare l’adesione di Ferrara dalla Fondazione Città Identitarie, di non finanziare né ospitare eventi che possano essere interpretati come tentativi di celebrazione o riabilitazione di dirigenti fascisti e di promuovere invece percorsi divulgativi sulle origini del fascismo ferrarese, sulle sue vittime e sui suoi protagonisti, coinvolgendo scuole, Università di Ferrara, Istituto di Storia Contemporanea, Museo del Risorgimento e della Resistenza e associazioni democratiche e antifasciste del territorio.
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