La storia di Denis Bergamini e della lunga battaglia della sua famiglia per la verità potrebbe presto arrivare fino agli Oscar. Il documentario “Denis 18.11.89”, diretto dal regista cosentino Francesco Gallo, è infatti tra le opere in corsa per rappresentare l’Italia nella categoria documentari dei Premi Oscar 2027.
Il cortometraggio sarà proiettato dal 26 giugno al 2 luglio al Cinema Lumiere di Beverly Hills, a Los Angeles, una vetrina internazionale di prestigio che potrebbe rappresentare un passaggio decisivo nel percorso verso la candidatura italiana agli Academy Awards.
Presentato in anteprima il 20 novembre 2024 al Cinema Citrigno di Cosenza, in occasione del trentacinquesimo anniversario della scomparsa di Bergamini, il lavoro di Francesco Gallo sceglie di non ripercorrere l’intera vicenda processuale, ma di raccontare la dimensione più intima e umana del dramma vissuto dalla famiglia.
L’idea del documentario nasce da un’intervista realizzata dal regista nel 2019 con Donata Bergamini, sorella dell’ex calciatore e diventata in questi decenni il volto della tenace ricerca di verità sulla morte del fratello.
Da quel lungo lavoro di raccolta di testimonianze prende forma il racconto delle ventiquattro ore successive alla morte di Denis e del viaggio che la sorella intraprese da Argenta alla Calabria dopo aver ricevuto la tragica notizia. Un percorso che segna l’inizio di un’odissea lunga quasi quattro decenni.
“Francesco Gallo mi ha comunicato che questo corto è piaciuto e finalmente il nostro viaggio arriva così lontano”, racconta Donata a Estense.com.
La sorella non nasconde l’emozione e torna a sottolineare il significato profondo di questa nuova tappa: “Credo che questa storia dovesse uscire a 360 gradi, perché non è ammissibile che una famiglia abbia dovuto lottare così tanto per avere verità e giustizia. Non hanno ammazzato solo Denis: hanno distrutto un’intera famiglia. Hanno cancellato la mia vita, al di là del dolore, che è la cosa più atroce”.
Parole che racchiudono il peso di una battaglia durata quasi trentasette anni. “Sono un’infinità – aggiunge – e se non ci fossero stati l’avvocato Fabio Anselmo, con Silvia Galeone e Alessandra Pisa non saremmo mai arrivati a questi risultati. È stato Anselmo a far parlare il corpo di Denis”.
Donata poi rivolge un pensiero al regista cosentino che per anni ha lavorato al progetto. “Francesco Gallo è una persona umile e molto modesta. Avevo capito che stava preparando qualcosa, perché mi diceva sempre: ‘Spero di farti una sorpresa’. Quando è arrivato il suo messaggio ho capito. Gli ho scritto subito per ringraziarlo, perché abbiamo lavorato tanto insieme”.
“Ha fatto l’impossibile – conclude Donata -, individuando le persone giuste e ricostruendo con grande sensibilità la nostra storia. È un lavoro fatto come si doveva”.
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