Economia e Lavoro
10 Agosto 2026
Agribus. Il punto di vista dei privati. Quando la collaborazione con il pubblico funziona. “Il lavoratore deve essere tutelato”

Silvia Salvi: “Un valore aggiunto poter contribuire alla lotta al Caporalato”

di Redazione | 4 min

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Salvi Vivai è una delle aziende private che aderisce al progetto Agribus. Come è nata l’adesione?

L’adesione nasce da contatti diretti con Ami, l’Agenzia per la mobilità, e con Confagricoltura Ferrara, Ci hanno chiamato, ci siamo incontrati, ci hanno spiegato il progetto e abbiamo colto subito il valore potenziale di quell’idea. Da qui all’adesione formale il passo è stato breve.

Sapere che i nostri lavoratori avrebbero potuto utilizzare delle navette per raggiungere il posto di lavoro senza dipendere da nessuno è una cosa estremamente positiva. Da parte di questi ultimi abbiamo notato una grande disponibilità e una forte voglia di integrarsi nell’ambito agricolo. Diciamo che il servizio è stato accolto dai diretti interessati con entusiasmo.

Quanti lavoratori di Salvi Vivai usufruiscono del servizio Agribus?

Già dal 15 giugno, giorno di inizio del servizio, le navette erano sempre piene. Dico “erano” perchè l’ultima ha fatto la sua ultima corsa l’8 agosto, giorno di chiusura della raccolta. Ogni navetta trasportava 50 nostri dipendenti. Il pullman partiva da Portomaggiore e aveva come destinazione le due sedi dove produciamo le piantine di fragole, una a Masi Torello e una a Viconovo,

Il progetto, nato grazie alla collaborazione tra Ami, Prefettura di Ferrara, Inps, Regione Emilia-Romagna, Agenzia regionale per il lavoro, enti locali, organizzazioni sindacali e datoriali. E finanziato il primo anno da FA.V.L.A.F. – E.B.A.T. (Fondo Assistenze Varie Lavoratori Agricoli Ferraresi – Ente Bilaterale Agricolo Territoriale) ha avuto alcune modifiche nel corso di quest’anno, per calibrarsi ancor di più sulle esigenze delle aziende private aderenti. Com’è andata?

L’esperienza di quest’anno è stata sicuramente molto positiva. Dopo alcune interlocuzioni con gli enti organizzatori, c’è stata una ulteriore disponibilità, rispetto all’anno precedente, in tema di cambiamenti di orario, di spostamenti di destinazione. E questo praticamente anche all’ultimo secondo. Aziende come la nostra sono legate alle ‘bizzarrie’ degli eventi atmosferici o ai mille problemi delle coltivazioni. Trovare questa elasticità e questa flessibilità per noi è stato molto importante. Non solo per noi, vorrei aggiungere, ma anche per il benessere dei nostri dipendenti, che così non devono aspettare inutilmente il mezzo di trasporto. Questo aspetto, della elasticità e della flessibilità, ci ha permesso anche di avere una continuità nel lavoro di tutti i giorni.

Il progetto Agribus è stato premiato a livello ministeriale come buona pratica. Non sempre il binomio pubblico-privato funziona. Possiamo dire che in questo caso la sinergia ha funzionato?

Assolutamente sì. Abbiamo di fronte un buon esempio da imitare, secondo me. Questo progetto nasce per contrastare soprattutto il fenomeno del caporalato e per noi è un valore aggiunto sapere di dare il nostro contributo nel contrastare questa piaga. Il lavoratore deve essere tutelato e deve essere messo nelle condizioni di poter dare il suo contributo alla crescita dell’azienda in totale tranquillità.

Le esigenze di trasporto e di alloggio sono le due “fessure” delle fasce deboli di lavoratori agricoli dove più facilmente si insinua la piaga del Caporalato. Per il trasporto abbiamo già parlato dell’Agribus. Salvi Vivai ha pensato anche al secondo aspetto?

Posso dire, senza voler essere autoreferenziale, che Salvi Vivai su questo aspetto è già molto avanti. Da tantissimi anni abbiamo provveduto in maniera autonoma a questo aspetto, soddisfacendo una delle esigenze prioritarie di chi viene a lavorare per noi.

Questo riguarda ovviamente, in massima parte, i lavoratori stranieri (che provengono soprattutto dalla Polonia e dalla Romania). Per loro abbiamo costruito, con risorse unicamente aziendali, una piccola ‘cittadella’ capace di ospitare oltre 300 persone. Questo ci permette di curare il benessere del personale ed evitare di conseguenza il rischio di turnover, Per noi è importantissimo che ci sia una continuità. Altrimenti correremo il rischio di formare ogni anno personale che, ottenuta l’esperienza sul campo, vanno altrove, costringendoci a un continuo lavoro di formazione.

Ogni anno facciamo delle migliorie alle nostra strutture di accoglienza abitativa. Questo crea situazioni in cui le persone si sentono bene, vivono bene e lavorano in maniera più serena. Non è un caso se oggi abbiamo dipendenti stagionali che vengono in Italia da 15/20 anni.

Questo approccio ha permesso anche ad alcuni di farsi una famiglia…

È vero. Ci sono molti casi di nostre lavoratrici che si sono sposate con italiani. Altri casi vedono dipendenti che, trovandosi bene a livello di qualità del lavoro, hanno deciso di trasferirsi qui comprando casa, contrastando l’annoso dato degli abbandoni delle zone periferiche. Siamo pieni, fortunatamente, di storie a lieto fine. Ma questo, forse, meriterebbe una intervista a parte…

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