Ra’ed Dawoud resta in carcere a Ferrara. Il Tribunale del Riesame di Genova ha infatti confermato con una nuova ordinanza la misura della custodia cautelare nei confronti del palestinese detenuto nella casa circondariale dell’Arginone, insieme a quella disposta per Mohammad Hannoun, Riyad Albustanji e Yaser Elasaly, arrestati il 27 dicembre scorso nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Genova sui presunti finanziamenti ad Hamas attraverso una rete di associazioni benefiche.
Si tratta della seconda pronuncia del Riesame genovese sulla posizione dei quattro principali indagati. Il collegio, nuovamente presieduto da Marina Orsini, è stato chiamato a rivalutare l’impianto cautelare dopo che, lo scorso aprile, la Corte di Cassazione aveva annullato con rinvio la precedente ordinanza che confermava il carcere.
La Suprema Corte aveva accolto i ricordi delle difese, chiedendo una nuova e più approfondita valutazione del quadro probatorio. In particolare, i giudici avevano sollecitato un’analisi puntuale delle fonti aperte e l’individuazione di elementi specifici in grado di dimostrare la consapevolezza degli indagati circa l’eventuale destinazione dei fondi a finalità terroristiche.
Nonostante le indicazioni della Cassazione, il Riesame ha ritenuto di confermare la permanenza in carcere dei quattro indagati. Una decisione che lascia quindi immutata, almeno per il momento, la posizione di Dawoud, detenuto da oltre sei mesi nel carcere ferrarese.
Il collegio difensivo, composto da undici avvocati, commenta la conferma della custodia cautelare sottolineando che “il provvedimento del Tribunale del Riesame, dando una lettura riduttiva delle chiare indicazioni contenute nella sentenza della Cassazione, ha riproposto quasi integralmente le proprie precedenti motivazioni”. E aggiunge: “Ciò senza affrontare i numerosi temi, in primis quello della natura delle charities e della destinazione dei fondi, rispetto ai quali la Cassazione aveva previsto precisi obblighi motivazionali”.
“Al di là di alcune nuove allegazioni operate dalla Procura – continuano gli avvocati -, meramente suggestive e di cui s’era eccepita l’inutilizzabilità, il provvedimento sembra un ‘fermo immagine’ precedente alla sentenza della Cassazione. Le difese proporranno un nuovo ricorso rispetto a una decisione disallineata dalla pronuncia di annullamento della Suprema Corte”.
Il nuovo provvedimento rappresenta quindi un ulteriore capitolo di una vicenda giudiziaria che continua a dividere accusa e difesa. I legali degli indagati hanno già annunciato un nuovo ricorso in Cassazione, sostenendo che permangono criticità nell’impianto accusatorio.
Sul caso si è sviluppato negli ultimi mesi anche un acceso dibattito pubblico. A Ferrara, durante un incontro organizzato da Out!* e Ferrara per la Palestina presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università, Mahmoud Hannoun, figlio di Mohammad Hannoun, aveva contestato apertamente le accuse rivolte al padre e agli altri indagati, tra cui lo stesso Dawoud.
Nel suo intervento aveva descritto anni di monitoraggio investigativo: “Avevamo microfoni e videocamere in casa, in macchina. Gente appostata fuori dagli uffici. Eravamo in una specie di Grande Fratello”. Secondo la famiglia Hannoun, l’inchiesta non avrebbe prodotto prove concrete di finanziamenti destinati ad attività terroristiche, mentre la difesa continua a sostenere la natura esclusivamente umanitaria delle attività svolte dalle associazioni coinvolte.
La battaglia giudiziaria, tuttavia, è tutt’altro che conclusa. Sarà ancora una volta la Corte di Cassazione a pronunciarsi sulla tenuta delle motivazioni che hanno portato il Riesame di Genova a confermare la misura cautelare nei confronti dei quattro indagati. Fino ad allora, Ra’ed Dawoud resterà detenuto all’Arginone.
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com