Politica
11 Giugno 2026
Molti i ricordi della tempra di un sindaco che “ha fatto della città una stagione". Poi la polemica sul grattacielo

Funerali di Soffritti. Il giorno del cordoglio al Duca Rosso

di Redazione | 5 min

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di Tommaso Piacentini

“Ogni pietra è legata in qualche modo alla sua azione”. Si è tenuto stamattina (giovedì 11 giugno) il funerale di Roberto Soffritti, sindaco di Ferrara per sedici anni consecutivi – dal 1983 al 1999 -, scomparso all’età di 84 anni.

Le esequie si sono tenute in una gremita aula del commiato della Certosa, dove molti sono stati i volti noti che hanno voluto porgere l’ultimo saluto al “Duca Rosso”: tra i tanti, l’ex ministro della Cultura Dario Franceschini, il sindaco Alan Fabbri e il vicesindaco Alessandro Balboni, l’ex ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, il prefetto Massimo Marchesiello, il consigliere regionale Paolo Calvano, la segretaria del Pd dell’Unione Comunale di Ferrara Giada Zerbini e l’ex sindaco Gaetano Sateriale.

Ancora: il cavalier Paolo Bruni, presidente del Cso, l’ex deputato del Pd e assessore insieme a Soffritti Alessandro Bratti, l’ex rettore Francesco Conconi, il fondatore del Busker Festival Stefano Bottoni, l’ex presidente della provincia Giorgio Dall’Acqua e il braccio destro di Soffritti dai tempi del Pdci Italo Cariani.

È il figlio Gian Luca il primo a prendere la parola per rivolgere i propri ringraziamenti a tutti i presenti e a tutti coloro che hanno fatto parte della vita politica e affettiva del padre, in primis alla sua famiglia: a sua mamma Aurora – la moglie di Soffritti era assente per motivi di salute -, a sua moglie e ai suoi figli.

Sono stati proprio i nipoti a rivolgere i discorsi più commoventi al nonno Roberto: “Caro nonno, è vero nell’ultimo periodo non ci sono stato molto per te, dicevo sempre ‘la prossima volta’, ma questa volta non ci sei”.

I ricordi dell’infanzia con il nonno si sono poi riversati tra tutti i presenti: “Quando ero piccolo, tu ci sei sempre stato per me: mi ricordo quando mi venivi a prendere a calcio e a tennis. A volte mi vergognavo, ma in macchina mi chiedevi come fosse andato l’allenamento e mi facevi sentire il giocatore più forte del mondo. Oppure quando mi portavi al cinema a vedere lo stesso film per cinque volte, solo perché era il tuo preferito. Poi ti addormentavi e io ero obbligato a vedere la fine. Tu ci sei sempre stato e io sento di non aver fatto lo stesso: spero con tutto me stesso che, quando te ne sei andato, tu non abbia pensato di essere solo, perché, anche se non te l’ho dimostrato abbastanza, il bene che ti voglio è immenso”.

Dalla vita famigliare, hanno preso vita i ricordi della vita politica, in cui il rispetto reciproco è stato protagonista indiscusso: “Roberto ha avuto una vita politica intensa – sono le parole di Dario Franceschini -. È stato per tutti noi, amici e avversari, un maestro e un riferimento: ci ha insegnato tanto. Io sono stato suo capogruppo della Dc per molti anni e sono diventato capogruppo pochi mesi dopo la sua elezione a sindaco. Poi suo assessore nella prima giunta biancorossa e infine candidato contro di lui alle amministrative. Al di là di tutte queste esperienze è rimasta salda l’amicizia e il rispetto reciproco”.

“Io ho sempre detto anche negli incontri romani che se uno ha fatto il capogruppo con Soffritti è pronto a tutto, perché Roberto era capace di tutto: di passare dalla minaccia al pianto, dalla rabbia alla proposta di pace a tutti i costi. Resta il fatto che ogni pietra e ogni intervento a Ferrara è legato alla sua azione” ha concluso l’ex ministro della Cultura.

“Roberto Soffritti non è stato solo un sindaco, è stato uno di quei sindaci che finiscono per coincidere con una stagione della città – sono le parole di Giada Zerbini -. Per sedici anni ha guidato la nostra città, accompagnandola in una fase di trasformazione profonda: una visione che guardava lontano e il coraggio di immaginare il futuro”.

La segretaria Pd di Ferrara ha poi citato tutte le opere compiute da Soffritti durante i suoi mandati da sindaco: “Ferrara continua a raccontarci di Roberto Soffritti. Lo raccontano le mura, restaurate e restituite alla città assieme alla ricostruzione del sistema museale e monumentale della città: il parco urbano, il progetto della geotermia, il rilancio del teatro comunale attraverso il sodalizio con Claudio Abbado e l’intuizione di fare della cultura una leva e non un semplice ornamento”.

Poi Zerbini ha ricordato le mostre a Palazzo Diamanti, il Buskers Festival, il riconoscimento Unesco: “Ma sarebbe riduttivo ricordare Roberto Soffritti solo attraverso le sue opere, perché dietro c’era un’idea, un’idea di città e di comunità, l’idea che amministrare significasse costruire opportunità per le generazioni future”.

Il rispetto di cui si è fatto portavoce Roberto Soffritti durante la sua vita politica è emerso anche dalle parole del sindaco Alan Fabbri: “È il sindaco di Ferrara, tant’è che quando arrivava nella mia segreteria, la segretaria che lo accoglieva diceva ‘È arrivato il sindaco’. Ha dato tanto, non voglio essere ridondante. Colgo l’occasione per dire che la proposta del Partito democratico di intitolare uno spazio importante al sindaco sarà accolta e cercheremo di capire insieme alla famiglia dove collocare questo spazio”.

Gli ultimi ricordi sono quelli che sono stati rievocati da Alfredo Bertelli, assessore ai Lavori pubblici dal 1985 al 1995, oltre che sindaco di Copparo e sottosegretario alla Presidenza della Regione sotto Vasco Errani: “Dieci anni che, in qualunque altro luogo, non avrebbero lasciato il segno e invece questi l’hanno lasciato a Ferrara”. Per rievocare la tempra del “Duca Rosso”, l’ex assessore ha ricordato le parole con cui Soffritti gli aveva proposto di rimettere a nuovo la città in occasione della visita di papa Wojtyla: “‘Bertelli, pensaci tu, fai quello che devi fare’. Ma veramente non abbiamo il progetto. ‘Tu fallo, vedrai che ti ringrazieranno tutti’”.

Infine, Bertelli ha rivolto un appello al sindaco Fabbri: “Chiederei di riaprire un capitolo su Ferrara. C’è una cosa che io e Soffritti non avremmo mai fatto: quella di abbandonare cinquecento famiglie del grattacielo fuori dall’uscio. Non è una cosa privata, è un problema sociale enorme su cui Soffritti si sarebbe dato da fare”.

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