Politica
8 Giugno 2026
A lui si devono la città d'arte, Abbado e le grandi mostre. Ma anche l'ospedale di Cona e il Palaspecchi

Scomparso Roberto Soffritti, sindaco per 16 anni di Ferrara

(Foto di Alessandro Castaldi)
di Redazione | 3 min

Leggi anche

Terrorizzata dal figlio, chiama la Polizia

L’intervento è scaturito a seguito di una richiesta di aiuto giunta alla sala operativa della Questura, con la segnalazione di una violenta aggressione in ambito domestico

Si è spento a 84 anni Roberto Soffritti, sindaco di Ferrara per sedici anni consecutivi. Il “Duca rosso”, come veniva definito negli ambienti politici, è stato – volenti o meno – padre e padrone della città per almeno due decenni.

La sua trafila amministrativa inizia nel Partito Comunista Italiano nel 1975, quando l’allora sindaco Radames Costa gli affida l’assessorato agli Affari generali del Comune di Ferrara. Con Claudio Vecchi rimane in giunta, ma questa volta per occuparsi di Bilancio e Finanze.

La breve esperienza gli sarà utile per candidarsi al Municipio nel 1983. Nei sedici anni successivi cambia nome il partito di riferimento (da Pci a Pds a Ds) ma rimane immutata la sua popolarità.

Sempre vincitore al primo turno – complice, direbbero i detrattori, il ‘consociativismo’ con la dc di Nino Cristofori -, Soffritti inizia a preparare quella che diventerà la Ferrara d’arte e la Ferrara di Abbado.

Con lui infatti – e grazie soprattutto al maestro Franco Farina – Palazzo dei Diamanti diventa polo culturale di respiro internazionale. In Ercole d’Este espongono infatti Andy Wahrol e Robert Rauschenberg e si espongono opere di Dalì, Mirò e Monet.

Al Comunale invece fa tappa obbligata Claudio Abbado, che vi porta la Chamber Orchestra of Europe prima e la Mahler Chamber Orchestra poi come orchestre residenti.

Tra le altre opere di cui Soffritti andava fiero ci sono state la realizzazione del Parco urbano (grazie all’intuizione di Paolo Ravenna) e la ristrutturazione delle Mura rinascimentali.

A lui si devono anche lo stabilimento di potabilizzazione del Po, il progetto Geotermia e l’iscrizione di Ferrara nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco.

Le ombre più fosche invece sul suo quadruplo mandato sono la costruzione del Palazzo degli Specchi fatta da Gaetano Graci, uno dei cosiddetti Cavalieri dell’Apocalisse mafiosa, il fallimento della Spal (fu lui a chiedere a Donigaglia di prendere in mano la società biancazzurra) e la decisione di costruire l’ospedale a Cona.

Finita la carriera di sindaco, Soffritti entra nel Pdci e diventa presidente delle Ferrovie Emilia-Romagna. Questo fino al 2006, quando viene eletto – sempre nel partito di Diliberto – deputato nel governo Prodi II.

Si ricandiderà, senza fortuna, prima con Sinistra Arcobaleno nel 2008, poi con Rivoluzione Civile di Ingroia nel 2013.

Nei ranghi del Pdci rimase fino al 2014 quando, seguendo buona parte del partito, aderì a Sel.

Nel 2018 torna a pensare alle elezioni comunali con una sua lista, ‘Insieme per Ferrara’, che non riuscirà a portare alle urne.

Alla notizia della morte di Soffritti, Alan Fabbri si dice “profondamente addolorato. Da uomo politico qual era (quando la politica era fatta di dialogo, non di scontro continuo) sapeva mantenere i rapporti con tutti, al di sopra delle divisioni di appartenenza”.

“Un rapporto che è rimasto intatto in questi anni di mandato, in cui abbiamo potuto confrontarci più volte sull’idea di cambiamento e sulla città – aggiunge Fabbri -. Pur appartenendo a schieramenti diversi e avendo operato in stagioni differenti, abbiamo condiviso molte idee per il rilancio del territorio: da Ferrara città della cultura e perla del patrimonio Unesco, valorizzata sotto il profilo turistico, artistico e culturale, al dialogo con le forze produttive ed economiche, fino alle politiche per una città più verde e attenta all’ambiente. È stata una grande persona e un grande politico, cui i ferraresi si sono affezionati. Porgo, a nome di tutta l’Amministrazione comunale, le più sentite condoglianze alla famiglia e a quanti gli hanno voluto bene”.

Di sé, invece, Soffritti amava dire, schernendosi, che “tra le tante cose che ho fatto avrò fatto anche diecimila errori” e, quanto al rapporto con il Pci: “Io rispetto al Pci ero diverso, perché il Pci ferrarese era diverso da quello emiliano. Il segno che mi portavo sulla schiena era quello di un comunista più aperto, quasi socialdemocratico”.

Grazie per aver letto questo articolo...

Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.

 

OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:

Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com