Un rischio di concorrenza diretta alle attività del centro da parte del Comune di Ferrara e il timore di ritrovarsi sempre più vetrine vuote e serrande abbassate. È la riflessione che lancia un ristoratore del centro storico, che scrive alle redazioni dei giornali e ad Ascom e Confesercenti.
E lo fa “non per creare polemiche o alimentare dibattiti, ma semplicemente perché credo che, a volte, anche una riflessione pacata possa essere utile”. L’esercente ha scelto la forma dell’anonimato “perché credo sia più importante il contenuto della riflessione rispetto a chi la scrive”.
E così, “dopo giorni passati ad ascoltare le lamentele e le preoccupazioni di diversi colleghi”, ha deciso di scrivere a giornali e associazioni di categoria.
Per prima cosa il ristoratore tiene a precisare che “questa amministrazione l’ho sostenuta sia al primo che al secondo mandato, perché ritengo abbia portato cambiamenti positivi e una nuova vitalità alla città. Proprio per questo motivo mi sento di esprimere una perplessità che accomuna molti commercianti del centro”.
“Noi ristoratori viviamo di stagionalità – inizia la riflessione –. Il periodo primaverile, prima dell’estate che inevitabilmente sposta gran parte delle persone verso il mare e le località turistiche, rappresenta per le nostre attività un momento fondamentale. Non si tratta di un ‘guadagno extra’, ma di un equilibrio economico necessario per sostenere affitti, costi di gestione, personale e stipendi”.
Di premessa in premessa, l’imprenditore precisa di essere “assolutamente favorevole a concerti, manifestazioni ed eventi che rendono Ferrara più viva e attrattiva. È giusto che la città proponga occasioni di aggregazione e intrattenimento che spezzano la routine, portano movimento e fanno bene anche al commercio”.
Quello che però inizia a far nascere qualche dubbio “è quando eventi pensati inizialmente per una singola serata finiscono per occupare anche il venerdì, il sabato e la domenica, spesso accompagnati da promozioni che invitano il pubblico ad entrare presto per evitare il pagamento del biglietto”.
In questi casi “il confine tra evento e concorrenza diretta alle attività del centro diventa molto sottile”.
Di qui una timida proposta: “forse sarebbe utile chiedersi se, oltre a sostenere gli organizzatori, non sia importante anche proteggere chi il centro lo vive e lo mantiene acceso ogni giorno dell’anno. Le attività di ristorazione, insieme ai luoghi storici e culturali della città, sono tra le poche realtà che continuano a portare persone nel centro storico con continuità”.
Anche perché “il timore condiviso da molti è quello di vedere un equilibrio già fragile diventare ancora più difficile, con il rischio di ritrovarsi sempre più vetrine vuote e serrande abbassate. E sarebbe un peccato per tutti”.
Già l’estate scorsa alcuni esercenti, esasperati, chiedevano un tavolo di confronto lamentando fatturati a picco e una crisi che investiva l’intero centro storico.
“Credo che dare spazio agli eventi sia corretto e necessario, ma forse sarebbe altrettanto importante analizzare con attenzione il tipo di proposta che viene introdotta sul territorio – conclude -, cercando un equilibrio che permetta la convivenza tra intrattenimento ed economia locale, senza che una realtà finisca inevitabilmente per penalizzarne un’altra. Questa non vuole essere una critica sterile, ma uno spunto di riflessione da parte di chi il centro lo vive ogni giorno, con impegno, sacrifici e passione”.
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