Cronaca
29 Maggio 2026
La decisione del collegio del tribunale durante l'udienza del processo per un presunto spaccio di cocaine e hashish all'Arginone. A processo ci sono cinque imputati

Droga in carcere. Silenzi e “non ricordo” per il detenuto-testimone: atti alla Procura per falsa testimonianza

di Davide Soattin | 2 min

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Era stato chiamato a testimoniare, ma – una volta arrivato in aula – ha fornito una ricostruzione dei fatti poco chiara e a tratti contraddittoria. Avrebbe infatti più volte risposto con frequenti “non ricordo” e silenzi, senza riuscire a chiarire alcuni aspetti ritenuti rilevanti ai fini del procedimento. Un atteggiamento che non è passato inosservato ai giudici che hanno disposto la trasmissione degli atti alla Procura di Ferrara affinché vengano svolti ulteriori accertamenti nei suoi confronti per l’ipotesi di falsa testimonianza.

È quanto ha deciso il collegio del tribunale di Ferrara nei confronti di un detenuto – assuntore di sostanze stupefacenti – citato come testimone nel processo per un presunto giro di droga – in particolare di hashish e cocaina – all’interno del carcere di via Arginone tra il 2020 e il 2022. Protagonisti della vicenda cinque uomini, tre italiani di 35, 36 e 42 anni, un 32enne albanese e un 42enne moldavo, oggi a processo con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti negli ambienti dell’istituto penitenziario.

Secondo la ricostruzione della Procura di Ferrara, a vario titolo, i cinque imputati – finiti alla sbarra per aver agito in concorso tra loro – avrebbero effettuato numerose cessioni di droga ad altri detenuti. Le indagini parlano di diverse consegne di hashish, venduto a prezzi tra i 100 e i 200 euro al grammo, e di cocaina, ceduta a 400 euro al grammo. Gli investigatori avrebbero inoltre documentato, sempre in più occasioni, anche la vendita di pasticche di Subutex, un oppioide sintetico a base di buprenorfina.

In totale, secondo quanto accertato dagli investigatori, quel giro di droga avrebbe fruttato almeno 7.600 euro nelle tasche dei cinque imputati. Una cifra che però potrebbe essere ancora più elevata, poiché non è stato possibile quantificare con esattezza l’indotto proveniente da tutti gli episodi di compravendita finiti al centro dell’indagine effettuata dal Nucleo Investigativo Regionale della Polizia Penitenziaria di Bologna con l’ausilio di quella di Ferrara, dietro il coordinamento del pubblico ministero Stefano Longhi.

Lo stesso pm, a giugno 2024, dopo la chiusura delle indagini, aveva firmato la richiesta di rinvio a giudizio per i cinque odierni imputati.

Dopo l’udienza di ieri, in cui sono stati sentiti anche alcuni poliziotti penitenziari che hanno svolto le indagini, il procedimento tornerà in aula il 26 novembre quando, dopo l’esame di uno degli imputati, le parti potrebbero discutere il procedimento.

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