Nidil Cgil e Filt Cgil Emilia-Romagna si uniscono all’appello già lanciato dalla Cgil regionale, insieme a Flai e Fillea, chiedendo alla Regione Emilia-Romagna di emanare con urgenza un’ordinanza contro il lavoro sotto il sole nelle ore più calde della giornata. Al centro della richiesta la tutela dei lavoratori maggiormente esposti alle alte temperature, dai rider agli addetti della logistica, passando per i lavoratori impiegati nei porti, negli aeroporti e nella cantieristica autostradale.
“Non possiamo aspettare: le temperature sono già pericolose. Anche i rider e i lavoratori della logistica devono essere protetti”, affermano i sindacati nel comunicato, sottolineando come le ondate di calore stiano arrivando con anticipo rispetto agli anni precedenti.
Secondo Nidil e Filt Cgil, attendere luglio per adottare provvedimenti restrittivi, come avvenuto nel 2025, significherebbe “mettere a rischio la salute e la vita di persone che ogni giorno lavorano nei campi, nei cantieri, nei piazzali e sulle strade delle nostre città”.
La richiesta avanzata alla Regione è quella di vietare il lavoro con esposizione continuativa al sole nelle ore centrali della giornata, indicativamente tra le 12.30 e le 16 nei giorni di massima allerta climatica. Il provvedimento, secondo i sindacati, dovrebbe riguardare in particolare la logistica di piazzale, gli ambiti portuali e aeroportuali, la cantieristica autostradale e le attività di consegna urbana.
Particolare attenzione viene rivolta alla situazione dei rider, che le organizzazioni sindacali chiedono di includere esplicitamente nell’ordinanza regionale, diversamente da quanto avvenuto nel provvedimento adottato nel 2025. “Si tratta di lavoratrici e lavoratori — con rapporti di lavoro atipici di collaborazione o con partita Iva — che operano proprio nelle fasce orarie più calde, senza possibilità di scegliere i propri turni, spesso senza accesso ad acqua, ombra o luoghi di sosta adeguati. Escluderli sarebbe una contraddizione inaccettabile”, si legge nella nota.
I sindacati evidenziano inoltre il tema della tutela economica per chi sarà costretto a interrompere l’attività lavorativa durante le ore vietate. “Proteggere la salute non può significare scaricare il costo di quella protezione su chi lavora”, sottolineano Nidil Cgil e Filt Cgil, chiedendo che la Regione sostenga anche a livello nazionale l’introduzione di forme di sostegno al reddito per i lavoratori autonomi e per i collaboratori.
Nel comunicato viene richiamato il modello già adottato dalla Regione Lazio. “La Regione Lazio ha già agito — dichiarano Alessandro Cambi e Adriano Montorsi, segretari regionali rispettivamente di Nidil Cgil e Filt Cgil Emilia-Romagna —. Il modello c’è, i presupposti ci sono, le temperature ci sono già. Non esiste giustificazione per attendere oltre: ogni giorno di ritardo è un giorno in cui chi lavora all’aperto è esposto a rischi che si possono e si devono prevenire”.
I due segretari chiedono quindi un provvedimento immediato su tutto il territorio regionale, basato sulle mappe di rischio aggiornate e capace di coinvolgere “senza eccezioni tutte le categorie produttive che lavorano sotto il sole”.
Le organizzazioni sindacali si dichiarano infine disponibili a un confronto immediato con la Regione Emilia-Romagna, auspicando l’adozione urgente delle misure richieste “prima che si registrino nuovi infortuni o, peggio, vittime per colpo di calore”.
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