Attualità
5 Luglio 2026
L'allarme del sindacato dopo la firma dello stralcio dell'Accordo collettivo nazionale

Medici di famiglia, Snami contro l’intesa: “Più obblighi nelle Case di Comunità e nessuna tutela”

di Redazione | 2 min

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Clima di sdegno e insoddisfazione nel corso dell’assemblea iscritti indetta dal Sindacato Nazionale Autonomo dei Medici Italiani (Snami), tenutasi mercoledì 1° luglio, volta a porre l’attenzione sulle ultime novità circa la professione dei medici di medicina generale. Sotto l’occhio del ciclone non solo la recente integrazione dell’Accordo Collettivo Nazionale per le Case di Comunità ma l’emergere di ulteriori discrepanze e incompatibilità che fanno riflettere sulle prospettive della categoria dei medici di famiglia.

Risale proprio alla scorsa settimana la convergenza tra regioni, sindacati e Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati (Sisac) che ha portato alla firma sullo stralcio dell’Accordo Collettivo Nazionale, che va ad introdurre l’obbligo per i medici di famiglia di svolgere fino a sei ore, per 48 settimane annue, nelle Case di Comunità, accantonando così la precedente ipotesi di una “dipendenza volontaria”, e che prevede un compenso per le ore prestate nelle Case di Comunità fissato a circa 40 euro l’ora.

“Una dipendenza forzata senza i vantaggi e le tutele della dipendenza”, la critica avanzata da Snami – che come sindacato ha deciso di non firmare – che vede l’approvazione come un’imposizione volta a ledere la vita professionale e personale della categoria dei MMG.

A tale proposito è intervenuta la neo-eletta Presidente Nazionale Snami, la dottoressa Simona Maria Autunnali, che ha descritto la trattativa per l’integrazione come un “quadro già pronto, senza regime di contrattazione”, concordando sulle difficoltà già emerse durante l’assemblea.

Sotto i riflettori anche il ruolo unico, a cui Snami si oppone da sempre in quanto “soluzione disastrata che obbliga i nuovi medici a farsi carico di un sistema già allo sbando”. Mentre la Presidente Snami rassicura sull’apertura di un dialogo con il governo, la posizione del sindacato
rimane ferma, con l’obiettivo di una separazione delle carriere tra medici ad attività oraria e medici ad attività a scelta.

Di fronte alla prospettiva attuale, che sembra promettere nessuna distinzione tra MMG soggetti a ruolo unico e MMG a vecchio contratto, è sempre più reale il timore di un crollo della medicina generale, sulla quale già grava una consistente carenza di medici: “futuro incerto, oneri lavorativi sempre più gravosi, e noncuranza del benessere psico-fisico del professionista non fanno altro che scoraggiare giovani studenti e pesare su una categoria ormai allo stremo”, la denuncia di SNAMI.

Si auspica una apertura verso il sindacato e un margine di trattativa, con revisione e ideale superamento del ruolo unico, in vista della pubblicazione dell’atto di indirizzo prevista per il 30 settembre e del confronto sul triennio contrattuale 2025-2027.

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