Attualità
5 Luglio 2026
Il celebre professore inglese, durante la conferenza presso Isco di venerdì, ha rigettato ogni tentativo di rivalutazione della figura dello squadrista ferrarese

“Balbo va ricordato come fascista”. Lo storico Corner a chi lo sdogana

di Redazione | 4 min

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di Tommaso Piacentini

“In realtà c’è un unico Balbo ed è il Balbo fascista”. È con queste parole che il celebre storico inglese, il professor Paul Corner, ha rigettato ogni tentativo di rivalutazione della figura di Italo Balbo durante la conferenza dal titolo “Balbo, Ferrara e il Fascismo. Tra storia e mito” tenutasi venerdì 3 luglio all’Istituto di Storia Contemporanea.

In questi giorni è entrata nel vivo la polemica sul Festival delle “Città identitarie”, nel cui programma, volto a celebrare quei personaggi che darebbero “identità culturale alla città”, è stato dedicato un incontro al fondatore del fascismo ferrarese in quanto “uno dei più grandi aviatori della storia mondiale e ferrarese”.

Una polemica in cui si inseriscono anche gli storici, dirimendo ogni dubbio: Balbo va ricordato solo ed esclusivamente come gerarca fascista, perché, come ha dichiarato Corner, “anche se è un uomo di carisma e di grandi capacità, c’è una responsabilità fascista di Balbo in tutto ciò che ha fatto”.

In Italia, come ha spiegato il professore, “c’è sempre una tendenza a staccare Balbo dal fascismo”, sintomo del fatto che il Bel Paese “non ha ancora fatto i conti con il fascismo”. Un’indulgenza che tuttavia non fa altro che perpetrare un mito che lo stesso Balbo ha contribuito a creare di se stesso: l’eccellente aviatore, il nemico dei tedeschi, il governatore della Libia e l’amico degli ebrei.

Un mito che per Paul Corner perde di rilevanza quando si mette davanti ai conti della Storia, che non conosce congiunzioni disgiuntive: “Di Balbo bisogna vedere le cose per intero: non è un aviatore oppure uno squadrista, le due nature non si possono separare”.

Durante la conferenza, moderata dai professori Andrea Baravelli di Unife e Pietro Pinna dell’Università di Torino, è stato ricordato chi è stato Italo Balbo per Ferrara: “Balbo è il Ras di Ferrara, insistiamo sul termine ‘Ras’ che ricorda lo squadrismo, la conquista del potere in modo
violento, attraverso le aggressioni e la violenza bruta come dimostra l’omicidio di Don Minzoni – ha spiegato Baravelli -. Ma è anche il gerarca che rappresenta Ferrara per vent’anni, che si dota di un nucleo di collaboratori estremamente bravi che gestiscono la città al posto suo quando sarà a Roma e poi a Tripoli”.

Un ruolo, quello di Balbo nella gerarchia fascista, che permetterà al territorio ferrarese “di avere molte cose, tra cui lavori pubblici”, ma che cederà sempre ai tentativi di adombrarlo da parte di Mussolini, anche a costo di inviarlo in Libia: “Balbo mirava alle posizioni più alte della gerarchia fascista, ma Mussolini non permetteva alle persone che diventassero importanti – ha spiegato Corner- . Va smontato il mito di un Balbo buono e che si oppone alla guerra: in Libia il colonialismo – come tutti i colonialismi – è razzista, le leggi razziali vengono applicate e Balbo ha avuto la fortuna di arrivarci quando i massacri erano già stati compiuti”.

Una capacità di coltivare il proprio mito che arriva fino a giorni nostri: “Uno dei miti è quello di Balbo come amico degli ebrei: sicuramente Balbo ha avuto rapporti d’amicizia con ebrei, ma bisogna capire se in quanto amici o in quanto ebrei – ha dichiarato Baravelli -. Certo, ha avuto un rapporto d’amicizia con Renzo Ravenna, tanto che dopo l’emanazione delle leggi razziali si fa vedere in piazza a braccetto con lo stesso Ravenna, ma non si è opposto all’emanazione delle leggi”.

Opposizione ferrea, invece, quella che Balbo ha contrapposto al patto di pacificazione con i socialisti: “L’opposizione nel 1921 al patto di pacificazione è semplice – ha spiegato il professor Corner – : Balbo nell’estate del ’21 non è ancora nessuno, è uno squadrista di provincia e la pacificazione significava la fine dello squadrismo”.

Così come “non si perde l’idea dell’eroe aviatore”, anche quella di “uomo moderno” permane sulla figura dello squadrista ferrarese. Tutte caratteristiche che contribuiscono a comporre i tasselli di quel mito di Italo Balbo che serviva in primis a lui stesso “perché capisce che in una dittatura come quella mussoliniana è difficile la faida: creando un mito è più difficile essere rimossi”.

In conclusione, lo storico inglese ha messo un uguale a quei conti che ancora sembrano non essere stati fatti sulle figure della gerarchia fascista: “Balbo è sempre stato lo squadrista con una visione del mondo fatta di violenza e intolleranza. Questa è una cosa che regala al fascismo, che è stato così perché ha guardato come modello allo squadrismo ferrarese”.

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