Cronaca
27 Maggio 2026
Prima le minacce di morte all'ex, poi il furto di un'auto e quello tentato di un'altra. Dopo l'arresto, aveva tentato di evadere dalla Questura con un salto dalla finestra

Seminò il panico tra Rovigo e Ferrara. Condannato a tre anni e mezzo dopo lo schianto in via Padova

di Davide Soattin | 4 min

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Doppia evasione, una prima e l’altra dopo l’arresto, furto in abitazione e indebito utilizzo di strumenti di pagamento diversi dai contanti. E ancora, tentata rapina e resistenza a pubblico ufficiale. È la sfilza di accuse per cui – in abbreviato – il gup Carlo Negri del tribunale di Rovigo ha inflitto 3 anni, 6 mesi e 20 giorni di condanna nei confronti del 27enne ferrarese che, lo scorso 24 settembre, aveva seminato il panico tra le province di Rovigo e Ferrara, dando vita a un folle inseguimento lungo via Padova finito con l’arresto da parte della polizia di Stato.

Ma facciamo un passo indietro. Tutto era iniziato quando il 27enne, che stava scontando ai domiciliari una condanna per furto in abitazione, lo scorso 24 settembre, aveva lasciato la propria casa di Taglio di Po, in provincia di Rovigo, dopo aver comunicato all’ex compagna che sarebbe andato da lei, a Ferrara, per ucciderla. Per raggiungerla, secondo l’accusa, aveva fatto irruzione nella casa di un 71enne, rubandogli le chiavi di una Fiat Croma che aveva lasciato sul tavolo della cucina.

Non contento, approfittando del momento, l’imputato aveva preso anche un mazzo di chiavi dell’abitazione e uno dei cancelli di ingresso, oltre che un borsello in cui c’era un portafoglio contenente i documenti dell’anziano, una carta di credito prepagata Postepay Evolution, una carta libretto delle Poste Italiane e 65 euro in contanti. Poi aveva effettuato due prelievi non autorizzati per un totale di 600 euro dall’Atm dell’ufficio postale di Taglio di Po.

Con i soldi in tasca e il volante dell’auto tra le mani, secondo la ricostruzione accusatoria, il 27enne aveva quindi raggiunto la provincia di Ferrara, dove nel frattempo i carabinieri – avvisati dell’evasione e delle intenzioni dai colleghi di Taglio di Po – avevano attivato un piano di controllo dinamico della zona in cui abitava l’ex compagna e a Pontelagoscuro lo avevano individuato a bordo del veicolo precedentemente rubato, senza però riuscire a fermarlo.

Il 27enne infatti, quando li aveva notati, aveva effettuato un’inversione di marcia, riuscendo a scappare lungo via Padova. La fuga era però durata pochi chilometri, fino alla curva del canile, quando era finito contro un’auto, causando un incidente. Poi, una volta sceso dal mezzo, invece che prestare soccorso a una donna lievemente ferita, aveva preferito scappare a piedi, scavalcando il guardrail per raggiungere il vicino parcheggio di una scuola.

Lì, stando al quadro accusatorio, l’uomo avrebbe aperto all’improvviso lo sportello lato passeggero di un’auto sulla quale c’erano una madre di 36 anni insieme alla figlia. Quindi avrebbe minacciato ripetutamente la donna, urlandole: “Dammi immediatamente le chiavi della macchina e vattene“. Avvicinando il volto a quello della vittima, avrebbe tentato di impossessarsi del veicolo, senza però riuscirci. La donna, colta dal panico, era infatti riuscita a scendere dall’auto e a chiedere aiuto gridando, facendolo scappare.

A mettere fine alla fuga erano stati gli agenti della polizia di Stato che, impegnati nella caccia all’uomo insieme ai carabinieri, lo avevano rintracciato in via Pietro Nenni mentre vagava a piedi. Nel tentativo di sottrarsi al fermo, il 27enne – questa l’accusa – aveva opposto resistenza a due poliziotti, spintonandoli e colpendoli con alcune gomitate alle costole. Gli agenti erano però riusciti a bloccarlo e ad arrestarlo, accompagnandolo poi in Questura.

Ma anche lì, secondo l’accusa, l’uomo aveva tentato una nuova fuga: riuscito a liberarsi delle manette, si era lanciato da una finestra al primo piano della Questura di corso Ercole I d’Este, compiendo un volo di circa tre metri. La corsa era terminata poco dopo, quando era stato inseguito e fermato mentre cercava di scavalcare il muro di cinta. Successivamente era stato trasferito nel carcere di via Arginone come disposto dal pm di turno.

Per lui, la Procura di Rovigo aveva chiesto la condanna a 4 anni e 2 mesi, oltre che 4mila euro di multa, ma alla fine il gup ha sentenziato 3 anni, 6 mesi e 20 giorni di pena. L’uomo è stato inoltre contatto a pagare anche 2.000 euro di danno alla 36enne a cui aveva tentato di rubare l’auto, parte civile nel procedimento, rappresentata dall’avvocato Simone Bianchi.

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