Cronaca
22 Maggio 2026
La denuncia dell'avvocato Aurora Bondi: "La Commissione medica dell'Ufficio Patenti ha chiesto ulteriori accertamenti del tutto fuori luogo e senza motivazione a tre miei assistiti"

Patente revocata dopo la guida in stato di ebbrezza. “Riaverla è un’odissea”

di Redazione | 3 min

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Un’odissea senza fine per poter riuscire a ottenere nuovamente la propria patente. È quella denunciata dall’avvocato Aurora Bondi, legale che assiste tre persone alle quali è stata revocata la patente di guida dopo essere stati “pizzicatiubriachi mentre erano al volante delle loro automobili.

“Tutti e tre – spiega l’avvocato – sono stati sottoposti alla visita della Commissione medica dell’Ufficio Patenti e, fino dalla prima visita, hanno riferito come, pur in presenza di esami ematochimici che non evidenziavano l’assunzione di alcolici, la Commissione avesse richiesto di effettuare anche un colloquio con una psicologa alcologa, con costi elevati. A fronte di questa richiesta, tutti si sono comunque sottoposti all’ulteriore accertamento e la Commissione ha provveduto a rinnovare a tutti e tre la patente per tre mesi“.

Bondi prosegue nel raccontare la vicenda: “Successivamente, in sede di rivalutazione, e ancora a fronte di esami ematochimici negativi, sono stati loro richiesti ulteriori accertamenti, del tutto fuori luogo“. Sono seguiti quindi “rinnovi di soli sei mesi, sempre con richieste di ulteriori accertamenti”.

L’avvocato fa l’esempio di un cliente con patente in scadenza proprio il giorno della visita presso la Commissione a cui veniva richiesta l’esecuzione di un elettrocardiogramma e una visita cardiologica, “il tutto senza emettere alcun verbale nè alcun documento che motivasse tale decisione“.

“Ritenendo illegittima questa condotta, dato che il mio assistito era di fatto privo della patente senza che fosse stata dichiarata la sua inidoneità e in presenza di esami ematochimici negativi, mi sono rivolta all’Ufficio Patenti chiedendo l’emissione di un permesso provvisorio di guida oppure, in alternativa, di un provvedimento adeguatamente motivato, come previsto dalla legge. Ma a fronte di questa richiesta – prosegue – mi è stato risposto che non sarebbe stato emesso alcun provvedimento fino alla valutazione degli esiti degli accertamenti prescritti”.

Sul punto, Bondi tiene a precisare: “Il mio assistito però, sentito il Cup per prendere gli opportuni appuntamenti, per quanto riguarda la visita cardiologica, non è riuscito a trovare alcuna disponibilità dato che gli è stato riferito come le liste fossero chiuse. In virtù di ciò e alla luce della palese violazione di un diritto, mi sono rivolta nuovamente all’Ufficio Patenti, chiedendo di emettere un verbale motivato, cosa però che non veniva fatta”. L’avvocato fa sapere di aver segnalato il fatto anche alla direzione generale dell’Ausl tramite pec, chiedendo di intervenire, senza però ottenere riscontro.

Poi la critica all’Ufficio Patenti: “Ritengo che ci sia un modus operandi da parte di questo ufficio, che appartiene comunque alla pubblica amministrazione, del tutto illegittimo, lesivo dei diritti dei cittadini e che merita di essere denunciato“.

Bondi chiude: “È grave, inoltre, che un ufficio pubblico che gode di un potere discrezionale così ampio, possa arbitrariamente privare i cittadini di un diritto fondamentale, come quello di circolare liberamente, naturalmente laddove sussistano i requisiti psicofisici. Nel caso di specie, questo requisiti risultavano presenti, ma la Commissione ha sempre cercato di metterli in discussione, continuando a richiedere ulteriori accertamenti senza motivare adeguatamente le proprie decisioni”.

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