Salvaguardare i livelli occupazionali e garantire la continuità produttiva dello stabilimento Eni-Versalis di Ravenna e Ferrara a rischio chiusura: la Regione promuova iniziative per evitare un processo di deindustrializzazione del comparto chimico regionale e avvii un confronto con il governo nazionale e i sindacati sulla crisi strutturale della chimica di base. La richiesta arriva da un’interrogazione del Partito democratico a prima firma Paolo Calvano e sottoscritta anche da Marcella Zappaterra, Eleonora Proni e Niccolò Bosi.
Ricordando che gli stabilimenti Eni-Versalis di Ferrara e Ravenna rappresentano due poli storici e strategici della chimica regionale e nazionale, i dem hanno spiegato come “negli ultimi anni il gruppo Eni abbia avviato un processo di riorganizzazione industriale fondato sulla progressiva dismissione della chimica di base, ritenuta ormai dallo stesso non più in grado di recuperare competitività, e sulla riconversione verso produzioni a maggior valore aggiunto e sostenibilità ambientale”.
“Già all’indomani della presentazione del Piano industriale, che ha portato fra l’altro alla chiusura degli impianti di cracking (processo industriale del settore chimico) operanti in Italia e alla conseguente dipendenza dall’estero per le materie prime – hanno precisato i dem – la Regione Emilia-Romagna aveva espresso criticità evidenziando i rischi connessi alla progressiva uscita dalla chimica di base e le possibili ricadute sulla tenuta della filiera e sull’occupazione nel territorio regionale. Tali riserve hanno portato la Regione a non sottoscrivere formalmente il protocollo del marzo 2025 fra Eni‑Versalis, Governo ed alcuni sindacati, che impegnava l’azienda a garantire il mantenimento delle attività e dei livelli occupazionali nei siti non direttamente coinvolti dalla chiusura dei cracking, tra cui Ferrara e Ravenna. A smentire ogni accordo, il 5 maggio scorso, la direzione aziendale di Versalis ha comunicato tramite Pec alle organizzazioni sindacali l’avvio di una procedura di licenziamento collettivo per il sito di Ferrara, che rischia di allargarsi anche ad altri stabilimenti, fra cui Ravenna”.
“L’assenza di una strategia industriale chiara e coerente, capace di garantire una reale transizione verso la chimica sostenibile senza penalizzare occupazione e competenze, non solo rischia di avere pesantissime ricadute occupazionali sul territorio ma determina una rottura della filiera produttiva che mina la stabilità dell’intero comparto della chimica italiana”, hanno concluso i consiglieri.
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