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Il patrimonio immobiliare del Comune di Ferrara potrebbe offrire risposte all’emergenza abitativa? È la domanda al centro dell’interrogazione presentata dal gruppo consiliare La Comune di Ferrara al sindaco e alla giunta, dopo un’analisi dell’elenco dei fabbricati comunali e del Piano delle Alienazioni 2026-2028.
Secondo il gruppo guidato dalla consigliera Anna Zonari, il caso del Grattacielo avrebbe reso evidente “quanto il Comune di Ferrara sia esposto, sul piano della risposta pubblica, alle situazioni di emergenza abitativa”, ma il problema andrebbe ben oltre le situazioni straordinarie. “La crisi della casa non riguarda più solo le fasce più fragili della popolazione”, sottolinea il comunicato, citando “affitti in crescita, mutui sempre più pesanti” e “un’offerta di edilizia pubblica che non riesce a stare dietro alla domanda”.
Da qui la domanda politica posta dall’interrogazione: “Il Comune di Ferrara sa cosa ha in casa propria?”.
Nel documento, La Comune spiega di avere analizzato l’“Elenco Fabbricati al 31 maggio 2024” pubblicato nella sezione Amministrazione Trasparente del Comune. Dall’esame emergerebbe che il patrimonio classificato come “disponibile”, quindi non vincolato a funzioni pubbliche attive, comprende “oltre 250 unità”, tra cui “22 con categoria catastale abitativa (A/) per una superficie complessiva stimata di circa 3.354 mq”, oltre a “numerosi edifici dismessi – ex scuole, ex strutture socio-sanitarie, ex edifici civici”.
L’interrogazione richiama anche il quadro normativo nazionale e regionale che, secondo il gruppo consiliare, consente di recuperare immobili pubblici inutilizzati o sottoutilizzati per finalità sociali e abitative. Nel testo si ricorda come “il patrimonio immobiliare pubblico rappresenta una risorsa strategica” e come la sua alienazione, “quando non preceduta da una valutazione delle possibili destinazioni sociali, rischia di sottrarre in modo definitivo risorse che non potranno essere ricostituite”.
La critica principale riguarda l’assenza, negli atti pubblici consultabili, di una valutazione sistematica sugli immobili comunali disponibili. “Dagli atti pubblici disponibili e consultabili non emerge, per gli immobili classificati come disponibili, alcuna ricognizione sistematica finalizzata a valutarne il possibile utilizzo per finalità abitative o sociali”, si legge nel documento. Una circostanza che, precisa La Comune, “non consente di escludere che verifiche interne siano state condotte, ma impedisce a questo gruppo consiliare, e ai cittadini, di conoscerne gli esiti”.
Nel mirino finisce anche il Piano delle Alienazioni 2026-2028, che prevede la vendita di diversi immobili comunali per “diversi milioni di euro”. Per il gruppo consiliare, “vendere patrimonio pubblico può essere una scelta legittima; ma dovrebbe essere una scelta consapevole, presa dopo aver verificato che quegli immobili non potevano rispondere a un bisogno sociale”.
L’interrogazione depositata dalla presidente del gruppo consiliare Anna Zonari chiede quindi alla Giunta se il Comune abbia effettuato “una ricognizione complessiva del patrimonio immobiliare disponibile” finalizzata a valutare possibili utilizzi abitativi o sociali, quale sia “lo stato d’uso effettivo” degli immobili classificati come disponibili e se, prima delle alienazioni previste, sia stata compiuta “una valutazione del loro possibile utilizzo per finalità abitative o sociali”.
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