Quando risponde al telefono, l’intervista si interrompe quasi subito per lasciare spazio a una rapida conversazione in inglese e arabo con due palestinesi seduti accanto a lei. Ride, traduce, riprende il filo del discorso. È un’immagine che racconta molto di Luisa Morgantini: sempre immersa nelle relazioni, nei racconti e nelle storie delle persone che da decenni incontra tra Europa e Medio Oriente.
Venerdì 15 maggio Morgantini sarà protagonista all’incontro “Territorio Palestina” nell’ambito della rassegna Alfabeti Urbani, all’ex Teatro Verdi, insieme ad Antonio Princi e Federico Sardo.
Ex vicepresidente del Parlamento europeo, sindacalista, militante pacifica e presidente di Assopace Palestina, Morgantini attraversa da oltre quarant’anni i luoghi più incandescenti del Mediterraneo e del Medio Oriente. Lo fa con lo sguardo di chi non ha mai separato la politica dalla vita concreta delle persone: dalle lotte operaie degli anni Settanta fino all’impegno al fianco del popolo palestinese, passando per le grandi mobilitazioni contro la guerra e contro le derive nazionaliste dell’Europa contemporanea. Una voce radicale, scomoda, ma ancora capace di parlare soprattutto alle nuove generazioni.
“Quello che si è perso è soprattutto una visione di società”, racconta Morgantini ai taccuini di Estense.com ripensando a oltre mezzo secolo di movimenti. “Si è perso il contrasto a un sistema fondato sullo sfruttamento capitalistico. Negli ultimi trent’anni, dal ’94 in poi, c’è stato un declino delle lotte e uno scarto enorme con la democrazia”.
Nelle sue parole scorrono le grandi fratture degli ultimi decenni: le guerre in Medio oriente, l’ex Jugoslavia, Genova e Seattle, fino alla crescita delle destre europee dopo l’ingresso dei Paesi dell’ex blocco sovietico nell’Unione Europea. “Presiedevo una seduta al Parlamento europeo quando un deputato polacco chiede di reintrodurre la pena di morte. Lì si capiva che stava entrando una destra ultranazionalista”.
Secondo Morgantini, oggi qualcosa si sta però rimettendo in movimento. E accade soprattutto grazie ai giovani, che reagiscono di fronte alla tragedia palestinese. “I ragazzi vedono quello che succede a Gaza: una volontà precisa di annientare il popolo palestinese. C’è una grande parte di giovani sensibili ai diritti umani, che vogliono vederli realizzati e non solo proclamati“. Poi cita Antonio Gramsci: “Il vecchio mondo sta morendo e quello nuovo tarda a comparire. In questo chiaroscuro emergono i mostri”. E aggiunge: “Ma i giovani oggi sono protagonisti e dobbiamo stare dalla loro parte”.
Morgantini insiste più volte su un punto che considera decisivo: “Noi dobbiamo sempre combattere contro l’antisemitismo. Sempre. Ma dobbiamo anche essere antisionisti“. Per l’ex vicepresidente del Parlamento europeo la società israeliana è profondamente cambiata negli ultimi decenni. “Anche quando governavano i laburisti restava un Paese coloniale. L’espulsione dei palestinesi nel 1948, la distruzione dei villaggi, tutto questo c’era già. Ma oggi non c’è paragone“.
Secondo Morgantini, la svolta è arrivata con Benjamin Netanyahu: “Con lui è arrivato il liberismo allo stato puro. La società israeliana è cambiata strutturalmente”. E denuncia apertamente ciò che sta accadendo oggi: “È una carneficina, un genocidio. Un processo coloniale avanzato e preciso, mentre la comunità internazionale non sanziona il governo israeliano“.
“I coloni lo dicono apertamente: facciamo quello che vogliamo. Assaltano villaggi, uccidono bambini e interi greggi di pecore. È terrificante”. Ma la responsabilità, insiste, “è anche nostra”. “L’Europa e i governi occidentali hanno permesso tutto questo. Seguono quello che Israele detta”. “C’è un disegno preciso per liberarsi dei palestinesi in un modo o nell’altro – aggiunge Morgantini -. Il Board of Peace è una vergogna totale. Non tiene conto del protagonismo del popolo palestinese”.
Morgantini descrive una situazione sempre più drammatica anche in Cisgiordania: “La gente ha fame. Israele trattiene le tasse che servivano a pagare i dipendenti pubblici palestinesi. Molti lavorano da anni con lo stipendio dimezzato, in una società dove il costo della vita è altissimo”. Parla dei lavoratori palestinesi costretti a entrare illegalmente in Israele per sopravvivere: “Settanta persone sono state trovate dentro un camion della spazzatura pur di andare a lavorare”. Poi racconta dei campi profughi svuotati, le case demolite, le decine di migliaia di sfollati: “In Cisgiordania sono stati uccisi oltre mille civili, molti giovanissimi. Sparano alla testa da dietro. È allucinante“.
È però quando parla della resilienza palestinese che la voce di Morgantini cambia tono. Diventa quasi stupita, commossa. “Il sumud, la resilienza palestinese, è la capacità di restare su quella terra. E continuano a resistere anche attraverso la nonviolenza”.
“I palestinesi sono straordinari. Non sono vittime, ma protagonisti. Nonostante l’occupazione e il genocidio continuano a creare attraverso il cinema, il teatro, l’arte. Un professore fa cantare i bambini sul ronzio continuo dei droni per cercare di trasformare quella paura e quell’ansia in qualcosa di condiviso”. Per Morgantini è questo l’aspetto che più colpisce chi entra davvero in contatto con la Palestina: “Sono attori, ingegneri, artisti, specialisti. E Israele ha cercato di distruggere proprio questo”.
Da ex vicepresidente del Parlamento europeo, Morgantini non risparmia critiche all’Unione Europea. “Non solo l’Europa è più debole rispetto a vent’anni fa, ma oggi le destre sono diventate maggioranza”. Attacca frontalmente la presidente Von Der Leyen: “Dovrebbe rispondere di complicità davanti alla Corte penale internazionale“.
E conclude con un appello: “L’Europa pensa solo al riarmo. Si spendono miliardi per le armi e non per la sanità. Noi dobbiamo riprendere in mano le lotte per la pace e quelle sociali. Serve un movimento capace di affrontare insieme tutti i problemi, senza populismo, ma con pragmatismo e con i solidi principi di giustizia sociale e libertà“.
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com