Cronaca
16 Maggio 2026
La Cassazione, rigettando i ricorsi di difesa e procura generale, ha confermato la condanna a tre anni dalla corte d’appello

Abusi su minori, pena definitiva per don Giuseppe Rugolo

di Redazione | 2 min

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Una versione dei fatti diametralmente opposta a quella sostenuta dall'accusa. È quella fornita ieri (venerdì 10 luglio) in aula da una donna, sentita come testimone nel processo a carico di un cittadino nigeriano di 37 anni, accusato di lesioni personali e stalking nei confronti dell'avvocato Gianluca Bonazza, candidato sindaco per Fratelli d'Italia alle elezioni comunali di Lagosanto nel 2024, e della moglie

Pena definitiva per don Giuseppe Rugolo, il prete arrestato nell’aprile del 2021 a Ferrara per violenza sessuale su minore.

La terza sezione penale della Corte di Cassazione, rigettando i ricorsi di difesa e procura generale, ha confermato la condanna a tre anni, emessa lo scorso anno dalla corte d’appello di Caltanissetta.

Il sacerdote era stato condannato in primo grado dal tribunale di Enna – a marzo 2024 – a 4 anni e 6 mesi con la pesante accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti di Antonio Messina, un giovane ragazzo siciliano, attualmente 31enne, che – ancora minorenne all’epoca dei fatti – denunciò tutto, facendo partire le indagini della polizia di Stato.

Il giovane denunciò di atti libidine e molestie sessuali che sarebbero accaduti in parrocchia, a scuola, in sagrestia, nel grest estivo, approfittando dei dubbi della vittima circa l’incertezza di avere una vocazione religiosa attraverso una “subdola condotta di persuasione”, come scriveva il gip nell’ordinanza che portò all’arresto del prete.

Oltre a riformare la sentenza, i giudici di secondo grado avevano riconosciuto l’attenuante speciale della minore gravità per tutti i capi di imputazione e tutte le persone offese, estromettendo successivamente la diocesi di Piazza Armerina dalla responsabilità civile.

“Ci si riserva di leggere le motivazioni per valutare ogni ulteriore azione esperibile per far riconoscere i diritti del nostro assistito – commentano gli avvocati Denis Lovison, Antonino Lizio e Ludovico Gamberini del collegio difensivo -. Preme comunque precisare come la Suprema Corte ha confermato che le condotte contestate al nostro assistito rientrano nell’ipotesi della minore gravità, ritenendo inammissibile il ricorso alla procura generale che, sul punto, sosteneva e chiedeva la non ricorrenza di tale attenuante. Ne consegue che non si apriranno per il nostro assistito “altre porte”, come invece scritto da alcuni organi di informazione, essendo l’esecuzione della pena già sospesa con provvedimento alla competente procura generale”.

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