Quando la poesia diventa gara, il pubblico smette di essere spettatore e diventa protagonista. È quello che è successo ieri sera alla Sala ex Refettorio di Ferrara, dove la musica dal vivo di Malakia alla chitarra e voce e David Turcianovic al sax ha aperto la serata, prima che Gennaro Madera prendesse il palco per condurre “Parole che colpiscono”, terzo e ultimo appuntamento della giornata di apertura de L’Humanitas – Festival della Divulgazione Culturale, in collaborazione con l’Associazione Poemare.
Nato a Sondrio nel 1998, cresciuto a Cariati in Calabria e da anni residente a Ferrara, Madera si è laureato in Scienze Filosofiche e dell’Educazione.  È Presidente di PoeMARE, associazione culturale nata nell’agosto del 2022 , e uno dei volti più riconoscibili della poesia performativa italiana.
Il suo libro “Hai vent’anni (2020)”, pubblicato in modo indipendente, ha venduto oltre 6.000 copie , mentre il suo spettacolo teatrale La Genovese, scritto con Davide Avolio, è in tour nei teatri di tutta Italia dal 2025 con già 25 repliche all’attivo. Ad aprile è stato ospite dei Dipartimenti di Studi Umanistici delle Università di Foggia e di Salerno, e il prossimo 4 luglio parteciperà al TEDx di Ferrara.
Il format della poetry slam è semplice nella struttura, potente nell’effetto: quattro poeti salgono sul palco, uno alla volta, e recitano le proprie composizioni davanti al pubblico che li giudica con un voto da 1 a 10, per tre manche. Ieri sera si sono esibiti Antonio Amadeus Pinnetti, Serena Rose Zerri, Chiara Sabatini e Sofia Zoli. A vincere è stato Antonio Amadeus Pinnetti, che si è aggiudicato il premio in denaro e la medaglia; secondo posto per Serena Rose Zerri.
I temi portati sul palco hanno attraversato le profondità dell’esperienza umana senza sconti: la paura della solitudine, quella degli aghi, l’Alzheimer, le relazioni tossiche, la violenza domestica. Una poesia ha raccontato la nebbia come metafora di distanza tra le persone, un’altra era dedicata alla sorella, esplorando la complessità di un legame familiare difficile.
C’è stato spazio anche per la riflessione sull’identità linguistica — una composizione sull’italianità delle cose, sull’abitudine di usare termini come “chill” e altri slang anglofoni al posto delle parole di casa nostra — e per un pezzo che intrecciava passato, presente e futuro attraverso ricordi e memorie, con l’immagine di un tram bianco nella nebbia di Milano come filo conduttore. La serata si è chiusa con poesia di improvvisazione, i cui temi sono stati scelti direttamente dal pubblico. A legare tutto, la voce di Madera: un conduttore che conosce la poesia dall’interno, capace di tenere il ritmo della gara senza mai spegnere l’emozione.
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