Eventi e cultura
8 Maggio 2026
Sabato 9 maggio debutta il nuovo spettacolo itinerante di Officina Teatrale A_Ctuar tra le mura della città. Un progetto partecipato che intreccia testimonianze, giovani e teatro

Dentro i rifugi dimenticati di Ferrara: “Bunker” porta in scena la memoria della guerra

di Elena Coatti | 4 min

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C’è una memoria nascosta dentro le mura di Ferrara. Una memoria fatta di cunicoli, rifugi, paura, famiglie divise e corse sotto le bombe. È da lì che nasce “Bunker – Memorie dal sottosuolo“, il nuovo spettacolo itinerante e site-specific di Officina Teatrale A_ctuar che andrà in scena sabato 9 maggio alle 17.30 al Baluardo di Santa Maria della Fortezza.

“Si pensava che Ferrara si sarebbe salvata dai bombardamenti perché era la città di Italo Balbo. Poi invece arrivano le bombe, e ci si rende conto che i rifugi spesso erano più psicologici che realmente sicuri“, racconta Sara Draghi, organizzatrice del progetto.

Un’intuizione diventata negli ultimi mesi un lungo percorso di ricerca storica, ascolto e teatro partecipato. Tutto è iniziato quasi per caso, da un suggerimento di Andrea Marchesi della Biblioteca Ariostea, che aveva indicato ad A_ctuar il tema dei rifugi antiaerei cittadini. Da lì è emersa subito una particolarità tutta ferrarese: parte di quei rifugi è ancora oggi visibile all’interno delle mura storiche, tra viale Belvedere e Porta Mare, sopravvissuta al tempo e rimasta silenziosamente dentro il paesaggio urbano.

“Ci siamo resi conto che esisteva un pezzo di storia importantissimo che però non veniva raccontato davvero”, spiega Draghi. “Per noi era essenziale che la comunità potesse riappropriarsi di queste storie“.

Il progetto si è sviluppato intrecciando ricerca archivistica, materiali video conservati nei fondi storici e soprattutto testimonianze dirette. Officina Teatrale A_ctuar ha incontrato e intervistato una decina di ferraresi tra gli 80 e i 90 anni che da bambini o ragazzi avevano vissuto i bombardamenti sulla città. Dai racconti emergono fame, paura, razionamenti, mercato nero, fughe dalla città ma anche una società profondamente spaccata. “Abbiamo raccolto storie di solidarietà ma anche di odio familiare, tra fratelli che stavano da parti opposte. La guerra attraversava tutto“.

C’è chi scavava rifugi di fortuna nel terreno, chi si riparava nelle cantine e chi cercava sicurezza dentro le strutture costruite lungo le mura. Alcuni di quei rifugi, i cosiddetti ‘tubolari’, erano stati progettati come strutture sicure ma si rivelarono tragicamente fragili. Uno di questi, nella zona di Porta Reno, venne colpito causando la morte di 77 persone.

“Quella dei rifugi è anche la fotografia di un’Italia allo sbando“, osserva Draghi. “Si faceva quello che si poteva, spesso senza veri piani di protezione per la popolazione”.

Ma Bunker non è soltanto uno spettacolo sulla guerra. È soprattutto un progetto sul presente, nato dall’idea di costruire un teatro di comunità capace di mettere in relazione generazioni diverse attraverso la memoria condivisa.

“In questo periodo si preferisce spesso una politica della distrazione invece che della riflessione”, sottolinea Draghi. “Per questo sentivamo il bisogno di riportare al centro storie scomode, fragili, non risolte. Raccontare la guerra oggi significa interrogarsi sul presente e sulla necessità del dialogo”.

Per questo il percorso ha coinvolto anche le scuole e un gruppo di 18 giovani tra i 15 e i 22 anni che saranno in scena sabato. Con loro le testimonianze sono state rielaborate creativamente fino a diventare un’esperienza teatrale immersiva pensata per abitare gli spazi della città.

L’incontro tra i ragazzi e i testimoni è stato uno dei momenti più forti del progetto. “È stato molto emozionante – racconta Draghi -. Oggi questi momenti di scambio intergenerazionale quasi non esistono più. C’è una divisione tra le generazioni che crea incomunicabilità”. All’inizio, ammette, nei giovani non c’era un interesse immediato verso quelle vicende lontane. Poi qualcosa è cambiato. “Quando hanno ascoltato queste storie dal vivo, andando oltre i manuali scolastici, la memoria è diventata concreta, vicina, toccabile”.

Lo spettacolo si svilupperà come una camminata teatrale tra sopra mura e sottomura, accompagnata dalle musiche dal vivo della violinista Natalia Abbascià. Il pubblico verrà immerso in una sorta di corteo poetico e civile che attraversa Ferrara trasformando il paesaggio urbano in luogo di memoria attiva.

L’idea, racconta Draghi, era quella di costruire uno spettacolo ‘site specific’, pensato cioè per abitare realmente quei luoghi e non per richiudersi dentro un teatro. “Volevamo che potesse essere visto anche da chi passa lì per caso, che fosse qualcosa di straordinario dentro la quotidianità, capace di interrogare lo spazio urbano e la città”.

Per Officina Teatrale A_ctuar, Bunker vuole diventare così “un dispositivo culturale e poetico di trasformazione del territorio“, capace di riattivare attraverso il teatro luoghi che custodiscono ancora le tracce della memoria collettiva. Un corteo laico della memoria che parla della guerra per riflettere sul presente e sulla pace.

“Viviamo una conflittualità altissima anche nella nostra vita quotidiana”, conclude Draghi. “Serve dialogo anche con chi è più lontano da noi e dai nostri pensieri“.

Il progetto continuerà anche dopo il debutto ferrarese. Sono già previste una replica a Bologna il 30 maggio e nuove date nel Delta del Po a settembre in collaborazione con Anpi. Parallelamente nasceranno un podcast realizzato insieme a Cumbre e una mappatura digitale dei rifugi antiaerei cittadini, pensata come archivio accessibile per restituire questa memoria alla città.

“Bunker – Memorie dal sottosuolo” andrà in scena sabato 9 maggio alle 17.30 al Baluardo di Santa Maria della Fortezza. Il ritrovo è previsto nel parcheggio di via G. Mameli. La partecipazione è libera. Lo spettacolo prevede una camminata di circa 500 metri, accessibile e priva di barriere architettoniche.

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