Attualità
7 Maggio 2026
A Ferrara studenti, docenti e sindacati uniti contro i tagli agli organici e la riduzione dei percorsi tecnici da cinque a quattro anni. Presidio davanti all'Ufficio scolastico territoriale

Sciopero scuola: “No a una formazione sempre più aziendale”

di Redazione | 4 min

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di Tommaso Piacentini

I giovani si battono per l’istruzione. Oggi, giovedì 7 maggio, decine di manifestazioni e presidi si sono svolti in tutta Italia in occasione dello sciopero nazionale del personale docente e Ata, con un’ampia partecipazione anche da parte degli studenti.

In numerose città si registrano iniziative davanti a scuole e uffici scolastici, contro la riforma degli istituti tecnici e professionali promossa dal ministro Valditara. Anche a Ferrara si è svolta, davanti all’ufficio scolastico territoriale in via Madama, la manifestazione indetta da Flc Cgil per denunciare le politiche scolastiche del Governo. Uno sciopero contro la riduzione dell’organico che sul territorio provinciale porterà alla perdita del posto per circa 60 docenti in tutti gli ordini e gradi di istruzione, in primis negli istituti tecnici.

Presenti in gran numero i giovani del Fronte della Gioventù Comunista: in prima fila nella costruzione della giornata, hanno partecipato alle mobilitazioni su tutto il territorio nazionale al fianco dei lavoratori della scuola e degli studenti, denunciando il processo di aziendalizzazione dell’istruzione pubblica e il progressivo definanziamento del settore.

L’attacco è soprattutto al governo Meloni e alla riforma dell’istruzione approvata dal ministro Giuseppe Valditara, che prevede, tra le altre, una riduzione da 5 a 4 anni del percorso scolastico negli istituti tecnici e professionali.

“La riforma dell’istruzione del ministro Valditara – ha dichiarato Giovanni Ragusa del Fgc – andrà a produrre, con la riduzione della scuola da cinque a quattro anni, tagli per quasi 6mila docenti a livello nazionale in un contesto in cui i lavoratori della scuola sono i più sottopagati d’Europa, nonché tra i più precari”.

Abbiamo chiesto cosa ha portato così tanti giovani a scendere in piazza come segno di protesta contro la riforma e come forma di solidarietà ai docenti: “Lo facciamo – ha risposto Ragusa – come studenti e studentesse perché questa riforma impatterà notevolmente sulla nostra vita, visto che sono previsti tagli sulle ore di italiano, storia, geografia e scienze cioè tutte quelle materie che formano la base culturale di un futuro lavoratore”.

Un impatto sul futuro degli studenti, quindi, e un modo di agire che imprime una formae mentis per i ragazzi che fanno il loro ingresso nel mondo del lavoro: “Lo fa aumentando le ore di alternanza scuola-lavoro – ha spiegato Ragusa -, aumentando la possibilità delle aziende di entrare direttamente nella didattica e quindi di sottoporre la didattica alle esigenze produttive delle aziende, abituando così giovani e giovanissimi al fatto che sia normale lavorare gratis”.

“In un domani – ha proseguito Ragusa – si troveranno a lavorare in un mondo del lavoro in cui se viene proposto un contratto di tirocinio non retribuito o uno stage di 300 euro daranno per scontato questa cosa, senza alcuna educazione sindacale e di sicurezza sul lavoro in un contesto in cui sono già morti 3 studenti in alternanza negli ultimi anni”.

Poi l’affondo sul riarmo: “Tutto questo – ha denunciato Ragusa – avviene mentre si approva una legge di bilancio che va a rifinanziare il riarmo. Si approva il Rearm Europe plan che stanzia oltre 800miliardi di euro di cui una grossa parte andranno ripagati con gli interessi e che pagheremo con le nostre tasse. Si approva l’aumento della spesa militare al 5% del Pil. Questa è la dimostrazione di come il riarmo vada a spese di tutto ciò che riguarda l’istruzione, la sanità, le pensioni e i salari”.

Infine l’annuncio di un futuro intervento: “Per questo siamo in piazza qui oggi e siamo pronti a dare battaglia anche da questo autunno”.

Ricordiamo che, secondo Flc Cgil, il quadro che si sta delineando per il prossimo anno scolastico è preoccupante. I numeri parlano di una riduzione dell’organico di quattro unità, accompagnata da un calo significativo della popolazione studentesca, con 406 alunni in meno e 18 classi in meno rispetto all’anno precedente. Un insieme di fattori che, sommati ai processi di dimensionamento della rete scolastica e alla riforma degli istituti tecnici, porterebbero a circa 60 docenti “perdenti posto” tra tutti gli ordini e gradi di istruzione.

La situazione più critica si registra nel primo ciclo, dove si concentra il maggior numero di esuberi. Una dinamica che, secondo la Flc Cgil, è legata anche alla fase di avvio della riforma degli istituti tecnici e dei percorsi quadriennali, che per il momento assorbono risorse e garantiscono organici in quel segmento, rimandando però ai prossimi anni i tagli previsti per l’istruzione tecnica.

Il sindacato critica duramente l’impostazione della riforma, ritenuta orientata a ridurre il peso della didattica e a privilegiare le esigenze del mondo produttivo rispetto a quelle pedagogiche. Tra le conseguenze indicate, ci sarebbero la riduzione degli organici, il rischio di indebolimento del valore legale dei titoli di studio e una revisione dei programmi con tagli significativi a diverse discipline.

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