Ha raggiunto un accordo per patteggiare due anni di pena – subordinata a un percorso di otto mesi al Centro Ascolto Uomini Maltrattanti – la guardia giurata 59enne finita a processo con la pesante accusa violenza sessuale aggravata nei confronti della propria compagna di turno, una ragazza di 30 anni, avvicinata e successivamente molestata durante un servizio di guardiania all’ingresso di un ufficio pubblico della città.
Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe approfittato della giovane collega – assistita dall’avvocato Luca Tieghi – in orario di lavoro, costringendola a subire toccate e palpeggiamenti, nonostante il rifiuto di lei. Il fatto risale allo scorso 2 aprile, in orario serale, quando i due erano soli.
Stando all’ipotesi accusatoria, l’uomo – con una serie di gesti repentini – avrebbe accarezzato una coscia e palpeggiato il seno sinistro alla donna. E poi, non contento di quanto aveva appena fatto, stringendole le guance e tenendole bloccata la testa, avrebbe avvicinato il proprio volto a quello della giovane nel tentativo di baciarla, senza però riuscire nel proprio intento. La giovane infatti, dopo aver reagito con veemenza, riuscì a sottrarsi, evitando il peggio.
Quel fatto comunque avrebbe avuto pesanti conseguenze sul piano psicologico per la ragazza. La donna, infatti, sarebbe rimasta profondamente scossa e impaurita, sviluppando un grave stato depressivo che l’ha costretta a lasciare il proprio lavoro, traumatizzata dalla presunta violenza a cui era stata costretta.
Una condizione per la quale l’Inail le aveva addirittura riconosciuto la malattia professionale, ritenendo il disturbo direttamente collegato all’episodio denunciato e avvenuto durante il servizio.
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