Attualità
4 Maggio 2026
Il manifesto, lanciato dall'associazione Umanità, è stato sottoscritto da altri sette comitati

Appello per preservare la bellezza di Ferrara. Nasce il collettivo “No baldunara”

di Redazione | 3 min

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La baldunara

La “baldunara” non è più solo una parola dismessa di un rustico dialetto ma diventa espressione di un flagello di questa modernità insipida

Da un manifesto dal titolo “Ferrara: l’arte di vivere la bellezza” promosso dall’associazione Umanità è nato un collettivo che racchiude al suo interno al momento otto associazioni e che ha scelto un termine dialettale per portare avanti la battaglia per liberare i monumenti della città dal degrado culturale.

Il termine è “No baldunara”, a indicare i bidoni del pattume – e non solo – che coronano le iniziative estive dell’amministrazione Fabbri.

Il manifesto (che è un documento aperto a nuove sottoscrizioni) promuove un modello di gestione sostenibile e partecipativo del patrimonio e degli eventi a Ferrara, tutelando l’identità storica, la qualità della vita e l’ambiente urbano.

Per il momento l’appello è stato sottoscritto da Associazione Umanità (associazione coordinatrice), Save the Park, Comitato Darsena, Amici della Biblioteca Ariostea, Forum Ferrara partecipata, Comitato Piazza Ariostea e Italia Nostra

Le associazioni firmatarie intendono promuovere una visione di città in cui “l’identità storica, il benessere sociale, il rispetto dei diritti umani, la solidarietà e il dialogo siano i parametri cardine di ogni scelta amministrativa”.

“Il riconoscimento di Ferrara come Patrimonio Mondiale dell’Umanità non è un semplice titolo onorifico – si fas presente nel manifesto -, ma un vincolo etico e una responsabilità che impone la cura costante della sua armonia urbana, uniti dalla convinzione che Ferrara non sia solo un fondale scenografico, ma un organismo vivente fatto di persone, storie e di quotidiana bellezza”.

“Le nostre piazze storiche e i luoghi urbani di interesse ambientale e paesaggistico costituiscono l’anima di Ferrara – affermano i firmatari -. Trasformarle per periodi eccessivamente prolungati in aree precluse alla cittadinanza, con calendari che prevedono un’alta densità di concerti ad alto impatto sonoro e logistico, mette a dura prova l’equilibrio di chi in quei luoghi vive, lavora e di chi ne fruisce per la loro bellezza e valore paesaggistico”.

Su queste basi “vogliamo una Ferrara dove i grandi eventi siano un’opportunità di gioia per tutti, non un motivo di disagio”.

È possibile conciliare l’energia della musica e dello spettacolo con il respiro della città? “La risposta è sì, attraverso una programmazione lungimirante e coraggiosa”.

Le associazioni propongono di individuare “spazi idonei fuori dal perimetro monumentale – come ad esempio l’area dell’Aeroporto o aree strategiche nelle periferie – che possano diventare nuovi poli di attrazione”.

“Portare i grandi concerti in questi spazi – aggiungono – significa non solo proteggere il centro storico e il parco urbano, ma innescare reali processi di rigenerazione urbana, portando servizi, decoro e vitalità in quartieri che meritano nuova luce”.

Le associazioni chiedono l’apertura immediata di una fase di confronto autentico attraverso assemblee dei cittadini da svolgere nei quartieri. “La voce di chi vive le zone più impattate dagli eventi deve diventare la bussola per ogni decisione”.

Questo manifesto non è solo un appello, “ma un programma d’azione. Le proposte che emergeranno dai cittadini e dalle analisi di fattibilità tecnica saranno raccolte in un documento programmatico”.

I firmatari inoltre lo presenteremo “a chiunque intenda candidarsi alla guida della città nelle prossime elezioni amministrative. Chiediamo impegni concreti, patti chiari e una visione di Ferrara che sappia essere una città di arte e cultura senza mai smettere di essere “casa” per i ferraresi e per chi desiderano abitarla e conoscerla.

La bellezza di Ferrara è un patrimonio che ci appartiene. Proteggerla significa, prima di tutto, avere cura dell’umanità che la abita”.

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